La
seconda giornata tra Tenco e l'America
di
Marco
Marenco e Lucia Carenini
Ore
12 del venerdì, sul tetto dell’Ariston
si riparte per gli incontri con gli artisti.
Il primo a sedersi vicino a Enrico de
Angelis e Antonio Silva è il giovane
Paolo Simoni che parla del suo cd “Malatempora”.
Risultato di tre anni di lavoro, il disco
è una sorta di psicoanalisi fatta
per conoscersi un po’ di più,
dice Simoni, attirandosi la battuta di
Silva “E’ un esordiente,
io non lo conosco, lui non sa chi è,
siam messi male!”. Il titolo
del disco richiama il “maltempo”
che esiste tra i rapporti umani del giorno
d’oggi.
Si
siedono poi al tavolo dei relatori Mauro
Ermanno Giovanardi (La crus)
e Fabio Barovero (Mau
Mau) per parlare del loro progetto teatrale
fatto di musica e poesie, il tutto arrangiato
per tre elementi: voce, pianoforte e tromba.
Ora questo spettacolo si è trasformato
nel disco “Cuore a nudo”,
registrato in presa diretta in un piccolo
teatro in mezzo ai boschi, in una decina
di giorni: il lavoro risulta molto fresco
e spontaneo, tanto che le prime recensioni
della critica, racconta Giovanardi, lo
descrivevano come un disco dal vivo mentre
sono stati estrapolati dai concerti solo
due brani. L’unione tra La crus
e Mau Mau, spiega Barovero, risale agli
anni ’90 quando si iniziava ad unire
lo spirito più elettronico del
primo gruppo con quello più acustico
del secondo.
E’ il turno degli Ardecore,
i giovani romani vincitori della Targa
Tenco per l’opera prima. Si parla
della formazione del gruppo e dei due
componenti assenti (il chitarrista è
a Boston, il batterista è malato),
della band Zu, loro progetto
parallelo, del disco "Chimera"
e della loro uscita discografica precedente
"Ardecore",
un lavoro interamente dedicato alle canzoni
popolari romane, reinterpretate da gruppo,
cosa che spiegherebbe il perché
della vittoria come esordienti sebbene
al secondo disco.
Chiude gli incontri del mattino Ricky
Gianco che spassosamente racconta
il perchè della sua lunga assenza
dal Tenco (30 anni): "Nel ’76
mi invitano al festival e decido di raggiungere
Sanremo in taxi da Milano. Arrivato all’Ariston
presento il salatissimo conto della corsa
ad Amilcare Rambaldi pretendendo di avere
il rimborso spese. Da quel giorno - dice
il cantautore ridendo - i rapporti con
Amilcare si sono un po’ incrinati
e, per paura di dover di nuovo sostenere
un’altra spesa simile, Rambaldi
non mi ha più invitato!. Quest'anno
sono venuto con la mia macchina, ma ho
sbagliato strada. Sulla Serravalle ho
preso la bretella sbagliata e sono finito
a Torino. Di lì a Savona e finalmente
a Sanremo. Ma non preoccupatevi - continua
il cantautore rivolto a de Angelis e Silva
- come ho detto a Velia Mantegazza che
era con me, i soldi di autostrada e benzina
ce li metto di tasca mia!". Si parla
poi dell’amicizia con Tenco e della
vita di quel periodo tra le suonate di
Rock’n roll e i successi “sanremesi”
di pezzi come Pietre.
Alle 15 ripartono gli incontri con Max
Manfredi che racconta della sua
voglia di fare un nuovo disco e della
speranza di trovare un'etichetta che lo
distribuisca, in modo che il nuovo lavoro
possa raggiungere il pubblico più
del precedente. Parla poi del progetto
Accademia Viscontea,
insieme di musica medioevale che si muove
principalmente nell’area lombarda.
Nel medioevo, dice Max Manfredi, si può
riscontrare uno degli esempi più
antichi di musica cantautorale, quello
dei trovatori, simili per intenzioni,
esiti, ritmo delle composizioni, ai moderni
cantautori. E' da sottolineare che la
presenza di max rapresenta un gradito
ritorno tra le fila del Club Tenco: Il
cantautore genovese - uno dei favoriti
di Amilcare Rambaldi, il patron della
rassegna - fu infatti vincitore della
Targa per l'opera prima nel '90. Si parla
poi di Tenco, soprattutto dal punto di
vista musicale. Max lo definisce “un
buon musicista ed un buon compositore,
proprio perché aveva la capacità
di rendere le sue canzoni apparentemente
semplici. Perché semplici, quelle
canzoni, di fatto non sono. Sono, in realtà,
ricche di influenze: dalla musica classica
a quella slava, dal rock al jazz”.
Presenta poi i due musicisti che
saranno con lui nella serata: al pianoforte
lo storico amico Marco Spiccio,
suo accompagnatore già la prima
volta che era stato ospite al Tenco, e
il più giovane Federico
Bagnasco al contrabbasso.
Si passa poi all’incontro con Peppe
Voltarelli che parla del disco,
del fatto che vuole rappresentare in questo
lavoro la sua terra, la Calabria; ma soprattutto
si parla del rapporto di Voltarelli con
il Il parto delle nuvole pesanti:
è finita, dice, "perché
consideravo finita quell'esperienza. Sento
che certe forme artistiche non mi appartengono
più, ad esempio gli spettacoli
che portavamo in giro con la gente che
iniziava già a pogare quando ancora
stavamo accordando gli strumenti”
e spiega il desiderio di voler sperimentare
nuove forme di spettacolo come quella
teatrale.
A Voltarelli succedono gli Skiantos
per un’intervista simpaticissima
giocata tutta su una sorta di parodia
del cantautore colto e impegnato. Spiegano
che il nome Skiantos doveva ricordare
quei film dell’orrore di “serie
Z” che avrebbero dovuto terrorizzare
ma in realtà facevano ridere tutti.
Proprio un mostro preso da uno di questi
film appare nella copertina di un loro
disco del ’78.
Per concludere si siede dietro ai microfoni
Ginevra Di Marco. Si
parla del suo ultimo disco che è
frutto di un progetto più grande,
quello di “Stazioni Lunari”,
una serie di concerti in ognuno dei quali
venivano ospitati 4 artisti: è
molto importante, dice, condividere la
musica con altri musicisti. Proprio durante
questo tour ha incontrato la musica tradizionale,
una musica che “adora essere
tradita, ama viaggiare da anima ad anima
per essere reiterpretata”,
proprio per questo questi brani popolari
sono riletti e riproposti in una nuova
veste e fatti così conoscere ai
giovani durante i concerti. Ginevra racconta
poi che l'esperienza l'ha fatta riflettere
sull'importanza del ruolo dell'interprete,
tanto che una buona interpretazione "può
considerarsi una riscrittura del brano".
Gli incontri del pomeriggio partono immediatamente.
Per lo spazio Luigi Tenco viene oggi presentato
lo spettacolo teatral-musicale “Quante
vite avrei voluto”, una
rappresentazione non su Tenco ma bensì
ispirata al mondo di Tenco dove brani
recitati vengono alternati a canzoni del
cantautore. Belli i tre assaggi dello
spettacolo, due eseguiti dal vivo e uno
in video.
Si passa poi nella seconda parte degli
incontri al tema “America
e americhe”. Viene così
proiettato il videoclip a cura di Roberto
Molteni e Sergio Secondiano Sacchi
“E chi la chiama America…”
che attraverso immagini e musica mostra
molti degli infiniti volti di questo grande
ed eterogeneo continente. L'operazione
serve come intri alla presentazione del
cd “Ernesto Che Guevara,
comandante” che raccoglie
alcune canzoni dedicate a questo personaggio.
Non è un disco del Tenco, dice
Sergio Secondiano Sacchi, ma è
pieno di Tenco perché quasi tutti
gli artisti che partecipano al disco sono,
in passato, stati ospiti del Tenco; inoltre
conclude il cd proprio un brano di Sergio
Secondiano Sacchi, cantato da Alberto
Patrucco, il comico, “tappabuchi”
nel Tenco 2005.
Gli incontri della giornata finiscono
con la proiezione del Film “La
vera leggenda di Tony Vilar” di
Peppe Voltarelli e Giuseppe Gagliardi.
Il film, raccontano gli autori, è
stato realizzato con pochi mezzi, la troupe
era composta da una decina di persone
in tutto: grande importanza assume la
parte musicale, in questo lungometraggio
che è spesso caratterizzato da
inserti sotto forma di musical. A metà
tra il documentario e la finzione, il
film narra il viaggio prima in Argentina
e poi a New York di un calabrese (Peppe
Voltarelli) sulle tracce del cantautore
Tony Vilar che dopo anni di successo in
tutto il mondo scompare improvvisamente
nel nulla. Il film risulta così
anche un’occasione per fotografare
le differenti condizioni di vita degli
emigranti italiani in Argentina e di quelli
a New York.
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