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BiELLE Festival
2007: un Club Tenco nel segno di Tenco

Ginevra di Marco

Max Manfredi

Skiantos
Peppe Voltarelli

La seconda giornata tra Tenco e l'America
di Marco Marenco e Lucia Carenini

Ore 12 del venerdì, sul tetto dell’Ariston si riparte per gli incontri con gli artisti.
Il primo a sedersi vicino a Enrico de Angelis e Antonio Silva è il giovane Paolo Simoni che parla del suo cd “Malatempora”. Risultato di tre anni di lavoro, il disco è una sorta di psicoanalisi fatta per conoscersi un po’ di più, dice Simoni, attirandosi la battuta di Silva “E’ un esordiente, io non lo conosco, lui non sa chi è, siam messi male!”. Il titolo del disco richiama il “maltempo” che esiste tra i rapporti umani del giorno d’oggi.

Si siedono poi al tavolo dei relatori Mauro Ermanno Giovanardi (La crus) e Fabio Barovero (Mau Mau) per parlare del loro progetto teatrale fatto di musica e poesie, il tutto arrangiato per tre elementi: voce, pianoforte e tromba. Ora questo spettacolo si è trasformato nel disco “Cuore a nudo”, registrato in presa diretta in un piccolo teatro in mezzo ai boschi, in una decina di giorni: il lavoro risulta molto fresco e spontaneo, tanto che le prime recensioni della critica, racconta Giovanardi, lo descrivevano come un disco dal vivo mentre sono stati estrapolati dai concerti solo due brani. L’unione tra La crus e Mau Mau, spiega Barovero, risale agli anni ’90 quando si iniziava ad unire lo spirito più elettronico del primo gruppo con quello più acustico del secondo.

E’ il turno degli Ardecore, i giovani romani vincitori della Targa Tenco per l’opera prima. Si parla della formazione del gruppo e dei due componenti assenti (il chitarrista è a Boston, il batterista è malato), della band Zu, loro progetto parallelo, del disco "Chimera" e della loro uscita discografica precedente "Ardecore", un lavoro interamente dedicato alle canzoni popolari romane, reinterpretate da gruppo, cosa che spiegherebbe il perché della vittoria come esordienti sebbene al secondo disco.

Chiude gli incontri del mattino Ricky Gianco che spassosamente racconta il perchè della sua lunga assenza dal Tenco (30 anni): "Nel ’76 mi invitano al festival e decido di raggiungere Sanremo in taxi da Milano. Arrivato all’Ariston presento il salatissimo conto della corsa ad Amilcare Rambaldi pretendendo di avere il rimborso spese. Da quel giorno - dice il cantautore ridendo - i rapporti con Amilcare si sono un po’ incrinati e, per paura di dover di nuovo sostenere un’altra spesa simile, Rambaldi non mi ha più invitato!. Quest'anno sono venuto con la mia macchina, ma ho sbagliato strada. Sulla Serravalle ho preso la bretella sbagliata e sono finito a Torino. Di lì a Savona e finalmente a Sanremo. Ma non preoccupatevi - continua il cantautore rivolto a de Angelis e Silva - come ho detto a Velia Mantegazza che era con me, i soldi di autostrada e benzina ce li metto di tasca mia!". Si parla poi dell’amicizia con Tenco e della vita di quel periodo tra le suonate di Rock’n roll e i successi “sanremesi” di pezzi come Pietre.


Alle 15 ripartono gli incontri con Max Manfredi che racconta della sua voglia di fare un nuovo disco e della speranza di trovare un'etichetta che lo distribuisca, in modo che il nuovo lavoro possa raggiungere il pubblico più del precedente. Parla poi del progetto Accademia Viscontea, insieme di musica medioevale che si muove principalmente nell’area lombarda. Nel medioevo, dice Max Manfredi, si può riscontrare uno degli esempi più antichi di musica cantautorale, quello dei trovatori, simili per intenzioni, esiti, ritmo delle composizioni, ai moderni cantautori. E' da sottolineare che la presenza di max rapresenta un gradito ritorno tra le fila del Club Tenco: Il cantautore genovese - uno dei favoriti di Amilcare Rambaldi, il patron della rassegna - fu infatti vincitore della Targa per l'opera prima nel '90. Si parla poi di Tenco, soprattutto dal punto di vista musicale. Max lo definisce “un buon musicista ed un buon compositore, proprio perché aveva la capacità di rendere le sue canzoni apparentemente semplici. Perché semplici, quelle canzoni, di fatto non sono. Sono, in realtà, ricche di influenze: dalla musica classica a quella slava, dal rock al jazz”. Presenta poi i due musicisti che saranno con lui nella serata: al pianoforte lo storico amico Marco Spiccio, suo accompagnatore già la prima volta che era stato ospite al Tenco, e il più giovane Federico Bagnasco al contrabbasso.

Si passa poi all’incontro con Peppe Voltarelli che parla del disco, del fatto che vuole rappresentare in questo lavoro la sua terra, la Calabria; ma soprattutto si parla del rapporto di Voltarelli con il Il parto delle nuvole pesanti: è finita, dice, "perché consideravo finita quell'esperienza. Sento che certe forme artistiche non mi appartengono più, ad esempio gli spettacoli che portavamo in giro con la gente che iniziava già a pogare quando ancora stavamo accordando gli strumenti” e spiega il desiderio di voler sperimentare nuove forme di spettacolo come quella teatrale.

A Voltarelli succedono gli Skiantos per un’intervista simpaticissima giocata tutta su una sorta di parodia del cantautore colto e impegnato. Spiegano che il nome Skiantos doveva ricordare quei film dell’orrore di “serie Z” che avrebbero dovuto terrorizzare ma in realtà facevano ridere tutti. Proprio un mostro preso da uno di questi film appare nella copertina di un loro disco del ’78.

Per concludere si siede dietro ai microfoni Ginevra Di Marco. Si parla del suo ultimo disco che è frutto di un progetto più grande, quello di “Stazioni Lunari”, una serie di concerti in ognuno dei quali venivano ospitati 4 artisti: è molto importante, dice, condividere la musica con altri musicisti. Proprio durante questo tour ha incontrato la musica tradizionale, una musica che “adora essere tradita, ama viaggiare da anima ad anima per essere reiterpretata”, proprio per questo questi brani popolari sono riletti e riproposti in una nuova veste e fatti così conoscere ai giovani durante i concerti. Ginevra racconta poi che l'esperienza l'ha fatta riflettere sull'importanza del ruolo dell'interprete, tanto che una buona interpretazione "può considerarsi una riscrittura del brano".

Gli incontri del pomeriggio partono immediatamente.

Per lo spazio Luigi Tenco viene oggi presentato lo spettacolo teatral-musicale “Quante vite avrei voluto”, una rappresentazione non su Tenco ma bensì ispirata al mondo di Tenco dove brani recitati vengono alternati a canzoni del cantautore. Belli i tre assaggi dello spettacolo, due eseguiti dal vivo e uno in video.

Si passa poi nella seconda parte degli incontri al tema “America e americhe”. Viene così proiettato il videoclip a cura di Roberto Molteni e Sergio Secondiano Sacchi “E chi la chiama America…” che attraverso immagini e musica mostra molti degli infiniti volti di questo grande ed eterogeneo continente. L'operazione serve come intri alla presentazione del cd “Ernesto Che Guevara, comandante” che raccoglie alcune canzoni dedicate a questo personaggio. Non è un disco del Tenco, dice Sergio Secondiano Sacchi, ma è pieno di Tenco perché quasi tutti gli artisti che partecipano al disco sono, in passato, stati ospiti del Tenco; inoltre conclude il cd proprio un brano di Sergio Secondiano Sacchi, cantato da Alberto Patrucco, il comico, “tappabuchi” nel Tenco 2005.

Gli incontri della giornata finiscono con la proiezione del Film “La vera leggenda di Tony Vilar” di Peppe Voltarelli e Giuseppe Gagliardi. Il film, raccontano gli autori, è stato realizzato con pochi mezzi, la troupe era composta da una decina di persone in tutto: grande importanza assume la parte musicale, in questo lungometraggio che è spesso caratterizzato da inserti sotto forma di musical. A metà tra il documentario e la finzione, il film narra il viaggio prima in Argentina e poi a New York di un calabrese (Peppe Voltarelli) sulle tracce del cantautore Tony Vilar che dopo anni di successo in tutto il mondo scompare improvvisamente nel nulla. Il film risulta così anche un’occasione per fotografare le differenti condizioni di vita degli emigranti italiani in Argentina e di quelli a New York.

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09-10-2007
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