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"La
musica passa tra i muri"
di
Lucia Carenini
Il
caldo torrido avvolge la città, ma l'attività del
Mantova Musica Festival continua, anche se - complice forse la mancanza
dell'Hyde Park che nella scorsa edizione aveva attirato molti giovani,
il pubblico di quest'anno ha un'età media più alta
e sembra costituito prevalentemente da addetti ai lavori e da mantovani
a spasso.
Alla Loggia del Grano prosegue il ricco programma delle presentazioni
dei libri. Apre la puntata odierna Annino la Posta con il suo "Il
suono attorno alle parole, rapporto confidenziale sul lato nascosto
sulla canzone d'autore". Si tratta di un libro di "interviste
senza le domande", in cui 20 artisti che producono musica di
qualità ma non sono (ancora) riusciti a raggiungere il grande
pubblico raccontano e si raccontano. Tira le fila del discorso Enrico
de Angelis e sul palco ci sono Susanna Parigi e Paolo Benvegnù,
due dei musicisti presenti nel libro e nel cd allegato, che intervengono
con le loro parole ma anche con le loro canzoni.
Si parla dei motivi che spingono a cantare, "l'elaborazione
del dolore" - afferma Paolo Benvegnù - e dei motivi
che hanno tenuto questa fetta di cantautorato fuori dai grandi circuiti,
"E' fondamentalmente una questione di soldi - spiega Susanna
Parigi - La promozione costa moltissimo e nessuna casa discografica
è disposta a investire denaro in qualcosa che sa già
che non le darà le possibilità di recuperarlo. E questo
innesca un circolo vizioso, perché l'unico modo di farsi
conoscere è appunto la promozione". La cosa è
tragica - sottolinea Annino la Posta - perché in questo quando
esce un disco di un gli artista già noto, il messaggio raggiunge
il 100% del potenziale pubblico e in questo modo, anche se solo
il 20% compra il disco, si parla comunque di numeri consistenti.
Al contrario, quando esce il cd di uno di questi artisti, il messaggio
arriva forse al 5% del pubblico potenziale, così anche se
per ipotesi tutti quelli che hanno ascoltato il disco lo comprassero,
si tratterebbe comunque di numeri piccoli.
Per la musica in piazza è il turno di Luca Bonaffini, che
gioca in casa presentando in suo nuovo lavoro fresco di stampa:
"Nessuno è scomparso". la cornice è quella
di Piazza Leon Battista Alberti, che ci restituisce un Bonaffini
cresciuto, arrabbiato il giusto e orientato su una strada che si
colloca tra il teatro-canzone e il jazz. Luca ci propone uno crudo
spaccato della società riletta attraverso sette personaggi,
sette esempi di decadentismo galoppante, sette specie di zombie
che si ostinano a vivere. E il cantautore mantovano li osserva e
li racconta. Con lui un grande Emiliano Paterlini al pianoforte.
Bravi anche Giancarlo Campilli (basso) e Nicola Martinelli (batteria).
La seconda serata della rassegna è all'insegna del "tutto
ciò che un bravo presentatore dovrebbe evitare". Spiace
doverlo dire, ma la premiata ditta Vasini&Villoresi ha ancora
una volta dimostrato di non essere all'altezza della situazione
- dai commenti all'uscita di scena nei microfoni lasciati aperti,
all'assoluta incapacità di gestire artisti recalcitranti
all'idea di lasciare il palco al set successivo. Tanto che nonostante
la presenza delle due presentatrici ufficiali, deve intervenire
Giorgia Fazzini, indubbiamente dotata di mano più salda a
reggere le redini della serata.
Per quanto riguarda il lato più strettamente musicale, dopo
l'apertura in chiave etnica dei cuneesi Lou Tapage - uno dei pochi
esponenti del genere nella rassegna di quest'anno - e lo sguardo
tra le pieghe dell'anima di Marian Trapassi (molto applaudita),
il cuore del pubblico è catturato in pieno dalla grazia e
dalla grinta di Ginevra di Marco, che prende per mano la platea
e la conduce con sè in un viaggio tra le note che parte dall'Appennino
per toccare la Sicilia e... Luna.
Accattivante anche il set di Ricky Gianco che, dopo essersi presentato
nelle vesti di cantante lirico (nell'anteprima) e di presentator-cantante
(nella prima serata della rassegna) coinvolge stasera gli amici
Patrizio Fariselli e Maurizio Camardi in un inedito trio con cui
propone un excursus delle sue canzoni rivisitate in chiave jazz.
Per quanto riguarda i concorrenti, una bella conferma arriva dai
Fabularasa, che dimostrano di essere ben capaci di muoversi sul
palco. Una punta di delusione ce la provoca invece Mattia Donna,
che sulla scena è molto meno sicuro che sul disco. Probabilmente
ha giocato a sfavore la giovane età e la minore esperienza.
Peccato.
Una bella sorpresa arriva è infine da Alberto Patrucco, che
oltre a divertire con una serie di (im)probabili epitaffi messi
a suggello di possibili tombe di personaggi del mondo della politica
e dello spettacolo, si presenta nell'inedita veste di interprete
e traduttore di... nientepocodimeno che Georges Brassens, dando
il suo contributo all'onda di filofrancesismo (ma si saranno messi
d'accordo, sarà un caso o una qualche congiunzione astrale?)
che da qualche tempo pervade la canzone d'autore italiana.
"Brassens non ha spazio né tempo né dimensione.
E' attuale. Sempre. Io l'ho conosciuto a sei anni grazie a uno zio
canadese. E me ne sono innamorato al primo ascolto. Ora sono riuscito
a concretizzare un'idea che avevo da tempo: ho tradotto una dozzina
di canzoni e ne verrà fuori uno spettacolo. Ma non chiamatelo
tributo, perché è una cosa diversa".
Domani la terza serata della rassegna. |