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Mantova Musica Festival
Terza giornata: Micol Barsanti, l'asso piglia tutto

















"I muri e le persone "
di Lucia Carenini

"Oggi giorno di pioggia, la gente è tranquilla" cantava Francesco de Gregori nel secolo scorso. La gente è tranquilla anche qui a Mantova, ma gli organizzatori buttano ogni tanto un occhio preoccupato verso l'alto, dove un volo di rondini frenetiche si staglia contro le nuvole. Questo, almeno, è il cielo che si vede dall'installazione di radio 180, la radio virtuale dei matti, come la chiama qualcuno. L'opera rappresenta la stanza di Maria Rosa, la ragazza che risponde alla lettera di Antonio. Che poi sarebbe l'Antonio di "Ti regalerò una rosa" la canzone di Cristicchi sui matti. E qui si chiude il cerchio e voi non ci avrete capito nulla in questo delirio di discorso. Ma va bene così, anzi, speriamo di avervi incuriositi. Chi è (ancora) nei dintorni di Mantova, lo faccia un giro nella stanza di Maria Rosa, pigi il pulsante dello stereo, si metta comodo su quel letto - seduto va bene, sdraiato ancora meglio - ascolti la canzone e guardi il cielo. Poi esca dalla stanza con sul viso un'espressione più soddisfatta di quando è entrato. Il Mantova Musica Festival 2007 è anche questo.

La giornata scorre pigra, la prima cosa interessante è lo show-case di Riccardo Sinigallia, la seconda quello di Maria Pierantoni Giua, in arte Giua. La conosciamo da tempo, ha vinto la rassegna di due anni fa, quella dell'anno critico, del buco nero, della musica chiusa nei muri del teatro Ariston. Ora torna nell'anno dei muri da abbattere, finalmente ha (quasi) un disco - uscirà l'8 giugno - e nel frattempo è cresciuta, vive bene il palco, è armoniosa, spigliata, solare. Con lei un accompagnamento illustre: Martina Marchiori, Beppe Quirici e Marco Fadda che le ricamano un folto tappeto di suoni e colori. Ma si mantengono sullo sfondo: è lei la stella rossa che deve brillare. E brilla. Peccato che la rassegna inizi alle 21 e una qualche forma di intelligenza superiore abbia programmato il concerto di Maria alle 20:30, quando ci sarebbero state tranquillamente le condizioni per farlo iniziare prima... così ci incamminiamo verso Piazza Sordello e la sua musica ci accompagna.

Questa sera sembra filar tutto liscio, anche la coppia di presentatrici si muove finalmente con un po' di scioltezza in più e la qualità delle proposte è decisamente buona. Tanti gli stili, diversi gli argomenti, ma il filo rosso che lega le canzoni di stasera è quello della qualità.

Attacca con grinta, per non dire con rabbia Rudy Marra. La sua è un'invettiva più che una canzone. Parte con un j'accuse dove ce n'è davvero per tutti, dai politici al mondo dello spettacolo, senza risparmiare nemmeno qualche critica alla gestione di questo festival che lo sta ospitando. Se sta sopra le righe con cognizione di causa e rivendica anche il fatto di stare - a quarant'anni suonati, con 4 dischi e vent'anni di carriera - ancora sommerso. "Tanto si sa" - racconta - "come dice un mio amico napoletano, sono gli stronzi quelli che vengono a galla...". Intanto il cielo di Mantova inizia a sciogliersi in pioggia, ma la gente non se ne va. Qualcuno si rifugia sotto i portici, altri non si scompongono e in platea è tutto un fiorire di ombrelli. L'aria è fresca e piacevole, la musica anche. Lo spettacolo va avanti.

Di tutt'altra pasta è fatto il set di barbara Cavaleri, che presenta due pezzi tratti dalla sua opera prima "Ad un passo dal sogno". Fortunatamente "hanno tolto l'effetto pioggia" esclama simpaticamente la stessa Barbara e si lancia nella sua esibizione. Le canzoni sono un concept in bilico tra l'etereo e il filosofico, con il supporto di una buona dose di elettronica raffinata fornita da Leziero Rescigno e Lagash (La Crus) e di una mano nella scrittura data da Alessandro Cremonesi (ex La Crus).
Anche se come genere non rientra tra i nostri preferiti, il set si rivela decisamente convincente.

Tocca ora al primo ospite, un Mimmo Locasciulli in gran forma. Accompagnato dal figlio Matteo al contrabbasso ci regala un piccolo estratto di suoi evergreen. Grande classe, grande musica che prelude alla musica gentile della Piccola Bottega Baltazar.

Il quintetto apre con una ninna nanna in dialetto, deliziosa, ma che passa forse un po' sotto tono. Con "Listilina", invece, il gruppo tira fuori tutte le sue caratteristiche e la canzone si srotola portando la piazza all'interno della narrazione. La pioggia cade, ma siamo tutti incollati alle sedie. Sono gocce d'acqua e sono gocce di musica quelle che ci cadono tra i capelli, quelle che ci avvolgono come un vapore di suoni.

L'atmosfera cambia ancora con Claudia Fofi e il suo quartetto di vocalist. Forse non ancora perfettamente amalgamato, il gruppo tira fuori però una bella idea progettuale, un qualcosa senza tempo. Sono canzoni che potrebbero arrivare direttamente dagli anni 50, o essere state scritte ora, o domani. L'opera non è completa, va ancora limata, tornita, lucidata, ma è piena di intenti, e il materiale è di qualità.

Dopo le "signore in rosso" sale sul palco Piero Sidoti. Il cantattore - come lo definirebbe GG Monti - presenta due brani molto personali e toccanti. Ha un qualcosa di Marco Paolini anche nel look e la sua interpretazione ce lo restituisce cresciuto rispetto all'ultima volta che l'avevamo ascoltato. Ma ne avevamo perso traccia da troppo tempo. E' una piacevole riscoperta, un gradito ritorno.

Chiude la sezione "concorso" un gruppo milanese dal nome giapponesizzante. Kobayashi picchia duro, fa un solido rap-rock, svisa, ritma. In seconda fila ci sono Gianni Biondillo e Alberto Tonti (entrambi scrittori, entrambi membri della commissione selezionatrice) che fanno su e giù con la testa, presi dal ritmo ipnotico, dalla litania rappeggiante dei due brani spremuti fori senza soluzione di continuità in un lunghissimo set che toglie il respiro.

Gli interventi di Bebo Storti e L'Aura lasciano il tempo alla giuria di riunirsi e di tornare con un responso che ci lascia perplessi. Tre dei quattro premi vanno a Micol Bersanti. "Giovanissima genovese dal piglio rock che potrebbe aver le carte in regola per crescere bene", scrivevamo nella cronaca della prima serata. La crescita è stata rapida, su questo non ci piove. Se ci può stare la targa all'interpretazione - la ragazza ha grinta - i riconoscimenti alla miglior canzone e soprattutto al miglior testo sono perlomeno la dimostrazione che sui gusti non si discute. Perché va bene tutto, anche che venga prescelta una proposta accattivante piuttosto che una impegnata o raffinata - dopotutto qui non siamo al club Tenco e il Mantova Musica Festival non è la rassegna della canzone d'autore - ma se parole come "Ho trovato una chiave / È la chiave del sole / Tu raggiungimi amore / Voglio usarla con te" vengono premiate come miglior testo, beh, allora di testi qui a Bielle non ci capiamo un accidente.

Il quarto riconoscimento, quello al progetto globale, va a Claudia Fofi. Le varrà una tre giorni in uno studio di registrazione per fissare su disco tutte le sue idee.

Intanto a mantova il Festival continua con l a “Notte Bianca”: una maratona notturna dedicata alla conversazione e alla musica fino all'ora del cappuccino. Pioggia permettendo.


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Ultimo aggiornamento: 26-05-2007  
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