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Presentazioni & concerti
"Come mi vedono gli altri"




Max Manfredi

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A Parma una giornata "inedita" per Luigi Tenco
di Lucia Carenini

Una splendida cornice, quella del Teatro Regio di Parma, per uno splendido spettacolo. Potrà sembrare banale, ma in questa frase stringata c’è l’essenza della serata di apertura del Parma Poesia Festival, dedicata a Luigi Tenco.

E’ “inedito” la parola chiave. E non si caschi nel tranello della “solita serata-omaggio”, perché qui ci sono davvero degli elementi innovativi. Innanzitutto gli artisti sono accompagnati dall’Orchestra d’Archi dello stesso Teatro Regio diretta dal maestro Biscarini che ha riarrangiato i brani preparandoli appositamente per gli esecutori e, tenendo conto sia del loro stile che dello spirito della canzone, è riuscito a costruire una di quelle rare alchimie in cui si fondono allo stesso tempo leggerezza e pregnanza. Poi gli stessi artisti, che sono nomi storici che hanno avuto a che fare con Tenco e nomi più giovani, che con Tenco però, in qualche modo hanno a che fare ugualmente. Insomma, nessuno è qui per caso e non a caso il titolo del concerto è “Come mi vedono gli altri”, lo stesso di una canzone del cantautore cassinese. Infine l’ultima chicca: a quattro degli artisti sono stati affidati quattro inediti - depositati ma mai incisi e, per quanto si sappia, mai eseguiti finora. E saranno brani assolutamente toccanti, brani che fanno comprendere una volta di più la genialità e l’attualità di Luigi Tenco, in un'operazione che ci è sembrata lontana da qualunque ottica di sensazionalismo, ma in compenso ricolma di amore, rispetto e anche gratitudine. Che sono merce rara di questi tempi, e scusate se è poco.

Ma andiamo con ordine.

Dopo l’apertura orchestrale, è John de Leo a rompere il ghiaccio e fin dalle prime battute del medley che ci propone utilizzando la sua voce-strumento, ci rendiamo conto che stasera il pubblico avrà una straordinaria occasione di (ri)scoprire dopo quarant’anni un Tenco nuovo, veicolato da grandi talenti della musica italiana all’altezza di meritare questo privilegio.

Segue a ruota Francesco Signa aka Cecco, probabilmente il nome più nuovo della squadra. Modenese simpatico e scanzonato, propone con una spiccata verve ironica “La ballata della moda”, una di quelle canzoni immeritatamente trascurate nella produzione di Tenco, canzoni che questa serata sceglie di valorizzare. Cecco icontinua il suo set con un brano di sua produzione: è una blues ballad dolceamara piuttosto surreale tratta dal suo disco e intitolata “All’alba di un giorno perfetto”. Ironico e pungente nel testo, musicalmente fa riemergere le vecchie melodie di un Adriano Celentano d’annata e si incastra a meraviglia nello spirito della serata. Segnamoci il suo nome, sentiremo parlare di lui.

All’ingresso di Gino Paoli, quasi vien giù il teatro dagli applausi. Ed è con non poca emozione che ascoltiamo “Anche a costo di rubare” il primo dei quattro inediti della serata. E in sala si riversano emozioni e grandezza, le utopie della giovinezza e sembra che il clima che permeava Genova in quei mitici anni stasera sia ricomparso qui. Senza agiografia ma con serenità e consapevolezza di quello che è stato. Si ha l’impressione che queste canzoni (finora) sconosciute possano essere un piccolo ma importante tassello utile a far capire cosa c’era nei fermenti di quegli anni e come tutto sia ancora attuale. Il pathos continua con una “Lontano lontano” giocata su un valzer di archi e alla fine a Paoli luccicano gli occhi. E anche a noi.

L’atmosfera torna scanzonata con l’entrata di Ricky Gianco che dopo aver cantato “Quando” richiama sul palco Paoli e, e imbracciata la chitarra, in tono con le sue corde rivisita Tenco in chiave rock’n’roll attaccando una improbabile sono molto innamorato di te, bambina. “Certo che quando c’è da fare delle puttanate mi coinvolgi sempre” sbotta Paoli. “E’ perché con te vengono meglio”, è la risposta che non si fa attendere.

Dopo l’esibizione di Luca Faggella, che presenta Hobby, un altro brano poco conosciuto di Tenco assieme a “La strega”, estratto dal suo nuovo album, Enzo Jannacci ci regala il secondo momento clou della serata. La sua canzone si intitola “No no no” ed è il secondo pezzo inedito. In realtà si tratta di un pezzo musicale – lo stesso Tenco si riteneva un compositore più che un cantautore – ma quello che ne esce è un piccolo miracolo, una fusione perfetta del testo scritto da stesso Jannacci con il figlio Paolo con una musica assolutamente attuale. E ancora un ricordo di Tenco “Luigi studiava ingegneria, ma era un jazzista nato. Suonava il sax contralto e io a quei tempi volevo soltanto diventare un chirurgo”.

Poi Mauro Ermanno Giovanardi, il Joe del LaCrus che sceglie una “Un giorno dopo l’altro” tutta giocata con i colori del piano e del contrabbasso con un ché di elettronico e violini in sottofondo e la fa seguire dalla sua “Un cuore a nudo”.

Come sempre in queste occasioni, le donne sono poco presenti. E’ Alice l’unica esponente femminile che fa sua una “Se sapessi come fai” molto intensa e sottolineata da batteria e chitarra elettrica. “E’ stato molto bello” di Battiato e Sgalambro conclude il suo set.

Quello che segue è un altro momento memorabile. Signori, Morgan. Si cala nel ruolo a tutto tondo, il mefistofelico Castoldi. Prende Luigi, lo smembra, lo mangia, lo digerisce, lo ingloba e ce lo restituisce in un’interpretazione che va un passo più in là. Morgan e Tenco, Morgan “e” Tenco o lo diventa per l’occasione. Sembra uscito dagli anni ’60 e contemporaneamente appartiene all’oggi. Ce l'ha fatta, ha tracciato il ponte che collega ieri, oggi e anche domani. E’ magnetico, padrone del palco e delle canzoni, la voce è forte e sicura. Poi si lancia nel terzo inedito, che è un inedito a metà, perché è la traduzione in inglese di “Vola colomba bianca vola” scritta da Tenco. Con un tocco di bacchetta magica, anzi di piano, cambia l’atmosfera, alleggerisce la tensione, scherza con la musica, ci gioca il diabolico ragazzo, la fa diventare quasi un ragtime e il teatro rischia un’altra volta la sua stabilità. Morgan sarà “the next big thing”? Ne ha i numeri. Aspettiamo il suo prossimo disco.

La conclusione è per Massimo Ranieri. Racconta commosso di quando ragazzino vide Luigi Tenco in Via Asiago a Roma: “Aveva un giubbotto di renna marrone e una camicia azzurra. Io rimasi impietrito a guardarlo, senza avere il coraggio di traversare per andare a stringergli la mano”. Poi attacca “Se tieni una stella” il quarto inedito, uno dei tanti regali di questa serata che si è meritata il posto in cui è stata realizzata. Perché canzoni come questa sono arte, sono cultura, sono poesia, sono Musica.

Il concerto è stato preceduto da una conversazione pomeridiana nel Ridotto del Regio, condotta da Enrico de Angelis, responsabile artistico del Club Tenco di Sanremo, che ha toccato le varie fasi della storia artistica di Tenco: la giovinezza (Gino Paoli), il passaggio da Genova a Milano (Gianfranco Reverberi), la scoperta del rock’n’roll (Enzo Jannacci), la prima fase discografica alla Ricordi (Ricky Gianco), il periodo intermedio alla Saar (Roby Matano), l’ultimo periodo alla Rca (Paolo Dossena), la scoperta recente da parte delle nuove generazioni (Mauro Ermanno Giovanardi).

Parma Poesia Festival 3 – Per altri versi
A Parma , dal 18 al 24 giugno 2007
Per informazioni: 0521 218406

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Ultimo aggiornamento: 23-07-2007
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