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di
Enrico De Angelis del Club Tenco.
Chi meglio collocato
di te per dare un giudizio su Luigi Tenco? Credi che
sia ancora attuale? O meglio, qual è l’attualità
di Tenco?
Assolutamente sì, non tanto perché
si parla molto di lui per le vicende legate alla sua
morte che sicuramente hanno in parte alimentato una
leggenda attorno a lui, giusto o no che sia. Certamente
se i giornali ne parlano è soprattutto per questi
motivi e non altri. Infatti se ne parla sempre in prossimità
del festival. Però, al di là di questo,
quello che io vedo è che c’è una
notevole attenzione anche da parte delle giovani generazioni.
Naturalmente parliamo sempre di cerchie circoscritte,
di nicchie di attenzione, di personaggi che non vanno
in hit parade. Però nell’ambito della canzone
d’autore l’attenzione c’è.
Questo vuole dire che il segno lo ha lasciato proprio
sul piano artistico. L'attualità di Tenco è
anche dimostrata dal fatto che ci sono molti giovani
che riprendono le sue canzoni, oppure che dichiarano
di conoscerle ed amarle e di esserne in qualche modo,
non dico influenzati, ma insomma, di tenere conto della
sua lezione. Inoltre incontro spesso "semplici"
ascoltatori, utenti della musica che mi dicono di aver
imparato ad amare Tenco perché i genitori non
facevano che mettere i suoi dischi sul giradischi e
a un certo punto anche a loro è sorta curiosità
di capire chi fosse. Ci sono cantautori di quella generazione
che sono stati così tanto amati dai genitori
da essere passati ai figli quasi come una forma di eredità.
Si può fare un nome tra tutti tra gli artisti:
Morgan. Ma come lui anche tanti altri.
Morgan con tutta la storia che ha alle spalle, a un
certo punto scopre che ci sono dietro di lui i Tenco,
i Paoli, i Bindi,
i Gaber, se ne innamora e comincia
quasi un’altra vita artistica.
Un’attualità tematica proprio
dell’opera esiste ancora?
Io penso che la lezione sua sia prima ancora che nei
contenuti nella sincerità, nella franchezza con
cui questo signore mette in canzone delle cose che sicuramente
vive sulla sua pelle, in prima persona, andando a cercare
nelle pieghe più riposte dei sentimenti degli
aspetti, delle sfumature che magari noi non ci diremmo,
non ne avremmo il coraggio. E lui invece ce le dice,
in una forma oltretutto magnifica. È ovvio che
qua il pensiero va a frasi come “mi sono innamorato
di te perché non avevo niente da fare”
oppure “Angela Angela mi piace vederti
soffrire”. Frasi anticonvenzionali che anche
noi viviamo ma che raramente abbiamo il coraggio di
ammettere perfino a noi stessi. La lezione è
questa: capire che in una canzone si può dire
tutto, si può parlare di qualsiasi argomento
(Tenco è stato uno dei primi che ha cominciato
a parlare non solo d’amore) e se ne può
parlare in qualunque modo, anche con sensazioni molto
segrete e quasi inconfessabili.
Su te quale è stato l’impatto
iniziale di Tenco? Ti sei innamorato da subito?
Ah sì, sì, da subito. Io mi sono innamorato
al primo ascolto. Sai, la mia adolescenza è coincisa
con l’adolescenza della canzone d’autore:
io a dodici anni sento alla radio, in uno dei programmi
fatti dalle case discografiche, dove venivano trasmessi
i dischi da lanciare, Quando,
Una vita inutile, canzoni
adesso magari un po’ dimenticate e mi innamoro
immediatamente. Entro subito in sintonia con lui, come
negli stessi giorni mi innamoro di Endrigo:
La brava gente, La periferia, Aria di neve.
Ancora prima di Io che amo solo te.
O del primo Paoli: quello di Io vivo nella
luna, La gatta.
Canzoni che peraltro per quell’epoca avevano un
carattere dirompente. Era la prima che si sentivano
argomenti simili.
Io rimango sbalordito a sentire che c’è
gente che canta quelle cose con quelle parole e in quel
modo! Perché anche il canto ha la sua importanza.
Era assolutamente diverso: sgraziato in Paoli, armonioso
in Tenco con la sua voce profonda e affascinante.
Pare che Tenco fosse quello più addentro alle
cose della musica. Il più musicista tra i cantautori
della prima ondata.
Sì,. A parte Bindi, direi di sì. Questi
cantautori arrivano con un bagaglio già molto
ricco di conoscenze musicali e Tenco in particolare.
Tenco conosce il rock and roll, conosce il jazz, la
canzone americana classica, il musical americano, i
francesi. E tutto questo entra anche nella sua musica.
E in particolare il fatto di venire dal jazz e di praticarlo
un pochino, suonando il sax, si riverbera nel suo modo
di cantare.
Tu hai parlato di canzoni un po’ dimenticate o
ancora sconosciute. Secondo te per un ascolto basilare
di Tenco cosa non si può mancare?
Allora, Quando per motivi
storici. È la sua prima vera canzone, quella
di un certo spessore che consegna Tenco alla storia
della canzone. Poi Vedrai vedrai, Mi sono
innamorato di te, Lontano lontano: perché
sono canzoni perfette dal punto di vista della sintesi
tra testo e musica. Io ne aggiungerei delle altre come
ad esempio Io si, spregiudicata
e forte, merita un suo posto nella storia. E poi non
trascurerei Ragazzo mio

33 giri
"Tutte
le canzoni di Sanremo"
partecipa come Dick Ventuno con Qualcuno mi ama (Darena
- Soffici) e Notturno senza luna (D'Anzi)
1961 - Ricordi
"Luigi Tenco"
Quando - Una brava ragazza - La mia valle (Tenco, musica
rielaborata da Ciaikovski) - Cara maestra - Il mio regno
- Angela - Mi sono innamorato di te - Io sì -
Il tempo passò (Tenco - Reverberi) - Come mi
vedono gli altri (Tenco - Reverberi).
1962 - Ricordi:
"Luigi Tenco"
Ho capito che ti amo - Non sono io - Ah... l'amore,
l'amore - Ragazzo mio - Io lo so già - Se potessi,
amore mio - Tu non hai capito niente - La ballata dell'amore
- Com'è difficile - Vedrai, vedrai - Quasi sera
- No, non è vero
1965 - Jolly
"Tenco"
Lontano, lontano - Io sono uno - Uno di questi giorni
ti sposerò - Come tanti altri - Se sapessi come
fai - Io vorrei essere là - Ognuno è libero
- Amore, amore mio - Ma dove vai? - E se ci diranno
- Vedrai, vedrai
1966 - Rca
33
giri postumi
"Ti
ricorderai di me"
1967, Ricordi
Quando - Mi sono innamorato
di te - Angela;
Senza parole/Too close to me (Calabrese - Reverberi)
- Il tempo passò (Tenco - Reverberi) - Il mio
regno - In qualche parte del mondo - Isy - Io sì
- Quello che conta - Come mi vedono gli altri (Tenco
- Reverberi) - Ti ricorderai (Tenco - Reverberi).
"Se
stasera sono qui"1967,
Ricordi
Se stasera sono qui - Tra tanta gente - Averti tra le
braccia - Una brava ragazza - Volevo averti per me (Paoli)
- Cara maestra
- Come le altre/Toi - Se qualcuno ti dirà - Io
vorrei essere là - Chi mi ha insegnato - La ballata
dell'eroe - Triste sera (Tenco - Reverberi) - I miei
giorni perduti (Tenco - Reverberi) - Una vita inutile.
"Pensaci
un po'"
1969, Ricordi
Tel me that you love me/Parlami d'amore Mariù
- La mia valle - Love is here to stay (Gershwin) - Serate
a Mosca (Bertini - Ball) - Sempre la stessa storia (Calabrese
- Donida) - La mia geisha (Testa - Panfilo - Waxman)
- Il tempo dei limoni - Pensaci un po' - Baciandoti
(Di Tomaso - Screwball - Reverberi) - Vorrei sapere
perché bambina - Quando - Quando (2.a versione)
- Angela - Angela (2.a versione) - Il mio regno - Un'ultima
carezza.
"Luigi Tenco" 1972,
Rca
Ciao amore, ciao - Lontano lontano - Io sono uno - Uno
di questi giorni ti sposerò - Se sapessi come
fai - Io vorrei essere là - Io vorrei essere
là - Ognuno è libero
- Amore, amore mio
- E se ci diranno - Vedrai, vedrai -
Li vidi tornare.
"Luigi Tenco canta Tenco, De André,
Jannacci, Bob Dylan""
1972, Joker
Passaggio a livello (Jannacci) - Vita familiare - Prete
in automobile - Vita sociale - Ballata dell'arte - La
risposta è caduta nel vento/Blowing in the wind
(Mogol - Dylan) - Ballata della moda - La ballata dell'eroe
(De Andrè - Monti) - Ballata del marinaio - Giornali
femminili - Hobby.
"Agli
amii cantautori"
1977, Saar
Vedrai, vedrai - Ho capito che ti amo - Ah...
l'amore, l'amore - Tu non
hai capito niente - Com'è difficile - Ballata
della moda - Ragazzo mio - La ballata dell'amore - Se
potessi, amore mio - Passaggio a livello (Jannacci)
- La ballata dell'eroe (De Andrè - Monti) - Vita
sociale.
"Luigi Tenco"
1982, Ricordi
Se stasera sono qui - Averti tra le braccia - Come
mi vedono gli altri (Tenco
- Reverberi) - Quando - Angela - Tra la gente - Io vorrei
essere là - Chi mi ha insegnato.
"Luigi Tenco"
1984, Ricordi
Un giorno dopo l'altro - Una vita inutile - Io vorrei
essere là - Cara maestra
- Se qualcuno ti dirà (Screwball - Reverberi)
- Mi chiedi solo amore (Tenco - Reverberi) - Se stasera
sono qui (Mogol - Tenco) - Averti tra le braccia - Volevo
averti per me (Paoli) - Chi mi ha insegnato - La mia
geisha (Testa - Panfilo - Waxman) - Giurami tu - Mi
sono innamorato di te - Come mi vedono
gli altri (Tenco - Reverberi)
- Pensaci un po' - Baciandoti (Di Tomaso - Screwball
- Reverberi) - Io sì - Senza parole/Too close
to me(Calabrese - Reverberi) - Quando - In qualche parte
del mondo - Quello che conta (Salce - Morricone) - Sempre
la stessa storia (Calabrese - Donida) - Il tempo dei
limoni - Ieri - Angela - Come le altre /Toi (Vian -
Calibi - Pinchi - Revil) - Il tempo passò (Tenco
- Reverberi) - La ballata dell'eroe (De Andrè
- Monti) - Il mio regno - Vorrei sapere perché
- Ti ricorderai (Tenco - Reverberi) - Triste sera (Tenco
- Reverberi) - I miei giorni perduti (Tenco - Reverberi)
- Un'ultima carezza - La mia valle - Mai. |
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Anche se per principio preferiamo
ricordare una nascita piuttosto che una morte, non possiamo
però ignorare che il 27 gennaio 2007 cade il
quarantesimo anniversario del suicidio di Luigi Tenco.
Quella morte, che scatenò l'attenzione scandalistica
dei media ma suscitò apparentemente poche riflessioni
nell'immediato, segna ormai uno spartiacque nella storia
sia della canzone che dell'industria musicale italiana.
Non subito dopo il 27 gennaio 1967, ma nel giro di qualche
anno, molte cose cambiarono nella discografia, nell'editoria,
nella radio e nella televisione, nel giornalismo musicale.
Festival
Francesco de Gregori
Nella la città dei fiori
disse chi lo vide passare
che forse aveva bevuto troppo
ma per lui era normale.
Qualcuno pensò
fu problema di donne,
un altro disse
proprio come Marylin Monroe.
Lo portarono via in duecento,
peccato fosse solo
quando se ne andò.
La notte che presero il vino
e ci lavarono la strada.
Chi ha ucciso quel giovane angelo che girava senza spada?
E l'uomo della televisione disse:
"Nessuna lacrima vada sprecata,
in fin dei conti cosa
c'è di più bello della vita,
la primavera è quasi cominciata".
Qualcuno ricordò
che aveva dei debiti,
mormorò sottobanco
che quello era il motivo.
Era pieno di tranquillanti,
ma non era un ragazzo cattivo.
La notte che presero le sue mani
e le usarono
per un applauso più forte.
Chi ha ucciso il piccolo principe che non credeva nella
morte?
E lontano lontano
si può dire di tutto,
non che il silenzio
non sia stato osservato.
L'inviato della pagina musicale scrisse:
"Tutto è stato pagato".
Si ritrovarono dietro il palco,
con gli occhi sudati
e le mani in tasca,
tutti dicevano
"Io sono stato suo padre!",
purchè lo spettacolo non finisca.
La notte che tutti andarono a cena
e canticchiarono "La vie en rose".
Chi ha ucciso il figlio della portiera,
che aveva fretta
e che non si fermò?
E così fù la fine del gioco,
con gli amici venuti da lontano,
a deporre una rosa
sulla cronaca nera,
a chiudere un occhio,
a stringere una mano.
Alcuni lo ricordano ancora
mentre accende una sigaretta,
altri ne hanno fatto un monumento
per dimenticare un pò più in fretta.
La notte che presero il vino
e ci lavarono la strada.
Chi ha ucciso quel giovane angelo che girava senza spada?

Preghiera in gennaio
Fabrizio de André
Lascia che sia fiorito
Signore, il suo sentiero
quando a te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare
quando verrà al tuo cielo
là dove in pieno giorno
risplendono le stelle.
Quando attraverserà
l'ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà
baciandoli alla fronte
venite in Paradiso
là dove vado anch'io
perché non c'è l'inferno
nel mondo del buon Dio.
Fate che giunga a Voi
con le sue ossa stanche
seguito da migliaia
di quelle facce bianche
fate che a voi ritorni
fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra
mostrarono il coraggio.
Signori benpensanti
spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi
Dio, fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte
che all'odio e all'ignoranza
preferirono la morte.
Dio di misericordia
il tuo bel Paradiso
lo hai fatto soprattutto
per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto
con la coscienza pura
l'inferno esiste solo
per chi ne ha paura.
Meglio di lui nessuno
mai ti potrà indicare
gli errori di noi tutti
che puoi e vuoi salvare.
Ascolta la sua voce
che ormai canta nel vento
Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.
Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.

Vedrai vedrai
Luigi Tenco
Quando la sera
tu ritorni a casa
non ho neanche voglia di parlare
tu non guardarmi
con quella tenerezza
come fossi un bambino
che rimane deluso
Si lo so
che questa
non è certo la vita
che hai sognato un giorno per noi
Vedrai vedrai
vedrai che cambierà
forse non sarà domani
ma un bel giorno cambierà
Vedrai vedrai
che non sei finito sai
non so dirti come e quando
ma vedrai che cambierà
Preferirei sapere che piangi
che mi rimproveri d'averti delusa
e non vederti sempre così dolce
accettare da me
tutto quello che viene
Mi fa disperare
il pensiero di te
e di me che non so darti di più
Vedrai vedrai
vedrai che cambierà
forse non sarà domani
ma un bel giorno cambierà
Vedrai vedrai
che non sei finito sai
non so dirti come e quando
ma vedrai che cambierà.

Quando
Luigi Tenco
Quando
il mio amore tornerà da me
nel cielo
una stella splenderà
s'e' spenta da quando
il mio sogno e' svanito
da quando il mio amore
fuggì da me
Quando
il mio amore tornerà da me
nel mare
una perla nascerà
saranno le lacrime
che ha pianto la stella
nel veder solo e triste
il mio cuor
Quando
il mio amore tornerà da me
nell'aria
un violino suonerà
la musica dolce
scenderà nel mio cuore
ed il tempo si fermerà
solo quando
il mio amore tornerà da me.
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Il Club Tenco
L'Isola
in Collina
La
pagina di Luigi Tenco

Molti furono chiamati a commentare la morte
di Tenco: cantanti, amici, poeti, scrittori opinionisti,
quelli che dicevano "io sono stato suo padre".
Quelli che spesero parole d'amore nei suoi confronti
e quelli persero un'ottima occasione per tacere.
Ma, al di là delle considerazioni, è impressionante
leggere quanta attualità ci sia in frasi scritte
40 anni fa.
Caro, caro Tenco: non lo diremo mai povero, nemmeno
col nostro affetto, nemmeno col nostro rimpianto. Poveri
e squallidi sono soltanto i suoi mancati amici, i mancati
ascoltatori che non hanno creduto a lui e alle sue timide,
ma chiare parole di poeta, che non lo hanno difeso dall'ironia
di quegli occhi ebeti e sornioni che dalla platea lo
fissavano come un pazzo sovvertitore stretto alle sue
mani, affidato per l'ultima volta alla sua voce, come
a dirgli: "Perché stai qui, e non con i
poeti delle poesie illeggibili, perché sei qui
e non sulle barricate di tanti anni fa?". Le barricate
possono tornare sempre di moda, anche se i parolieri
di Sanremo e d'altre sedi vacanti per distrazione ci
assicurano di no. Quanto ai poeti, almeno a nome mio
che sono uno tra loro, posso dirvi che la morte di Tenco
non è un fatto compiuto, ma un fatto da aprire
ogni giorno come un atto d'accusa contro i "soliti
ignoti" che sono al potere dell'acclamata viltà
nazionale.
Alfonso Gatto (da "Vie nuove")
Eppure vogliamo parlarvi ancora di Luigi Tenco, cantautore,
che per un giorno si è conquistato con la morte
tanta notorietà come non era mai riuscito da
vivo con le sue canzoni. Diciamo per un giorno, perché
la gente ha preferito poi dimenticarlo in fretta, quasi
per un senso di omertà come sempre avviene quando
ci si sente in un certo senso colpevoli, coinvolti.
E non siamo forse un po' tutti responsabili dell'atto
estremo del cantante, noi che esaltiamo e sopportiamo
il carosello del festival, da anni, senza esigere nemmeno
un livello minimo di intelligenza nei contenuti delle
canzoni?
(...) Si potrebbe rispondere che i giovani vanno dove
noi li lasciamo andare indicando loro la strada con
tanto di frecce, manifesti, cartelli. I giovani e in
questo caso i cantanti, i divi, sono esseri viventi
e non prodotti da lanciare sul mercato e da gettare
via quando i gusti dei consumatori reclamano una nuova
etichetta. Così avviene nel mondo dello spettacolo
e soprattutto oggi in quello dell'industria discografica
che va forte, a giri di miliardi. Chi è furbo
capisce che le qualità sono difetti agli occhi
del pubblico e che solo ciò che è generico
e non agita le opinioni dei benpensanti va bene, è
lecito. I capelloni, i beat, i folk e i canti di protesta
sono accolti purché non superino l'avanguardia
rivoluzionaria della Vispa Teresa. Luigi Tenco ha voluto
colpire a sangue il sonno mentale dell'italiano medio.
La sua ribellione che coincideva con una situazione
personale di uomo arrivato alla resa dei conti con la
carriera, ha però ancora una volta urtato contro
il muro dell'ottusità. Chi non è in grado
di domandare un minimo di intelligenza a una canzone
non può certo capire una morte.
Salvatore Quasimodo (da "Il Tempo")
"Era un personaggio coerente, razionale, introverso.
Il gesto con cui ha concluso repentinamente la sua esistenza
va interpretato come un atto di accusa non contro il
Festival di Sanremo ma più generalmente contro
la nostra società, contro il modo di vivere di
oggigiorno, contro coloro che trasformano in idoli gli
individui che siano apparsi due o tré volte in
televisione. Per conto mio, la responsabilità
del suo suicidio non va attribuita esclusivamente alle
mene degli editori e dei discografici, ma anche ai giovanotti
e alle ragazze che in questo momento assediano il nostro
e gli altri alberghi dove alloggiano i cosiddetti divi
del microfono. Tenco era un uomo in perenne contraddizione
con se stesso; tant'è vero che nel corso della
sua troppo breve carriera egli cambiò spesso
pseudonimo. Eternamente insoddisfatto, era tornato negli
ultimi tempi al suo vero nome. Era il nome di un uomo
fragile perché Tenco, non va dimenticato, era
prima di ogni altra cosa un uomo solo"
Giorgio Gaber (da "Il Secolo
XIX")
Quanti cadaveri, al XVII Festival di Sanremo.
I giovani sconfitti, la canzone di protesta nata morta,
la via italiana del beat fallita, lo yé - yé
finito, il disco condannato. Per non parlare del cadavere
orribilmente sfigurato di Tenco, trasportato via in
segreto con fretta indecente, seppellito in solitudine.
Subito dimenticato. Persino irriso da certi colleghi
cantanti con battute atroci come "adesso ha finito
di protestare".
Lietta Tornabuoni (da "L'Europeo")
"Luigi voleva a tutti i costi fare della
poesia, sia pure in chiave canzonettistica. Ed aveva
ragione. In molti altri paesi la canzone non è
quello schifo che è da noi. Un vecchietto che
era nel mio albergo commentava l'accaduto: "Si
capiva subito che era matto. Basta leggere il testo
della sua canzone". Questo spiega tutto. Secondo
me, la canzone di Luigi era il più bel testo
che ci fosse quest'anno a Sanremo. Ma di persone come
quel vecchietto in Italia, ce ne sono ancora troppe"
Sergio Endrigo
"Tenco è sempre stato un autore molto valido.
Forse non ha incontrato molto spesso il favore del grosso
pubblico perché le sue canzoni sono state tutt'altro
che facili da capire. Il pubblico italiano, purtroppo,
non ama le canzoni impegnate. Se si fosse trovato in
Francia, per esempio, le cose sarebbero andate in modo
diverso. Da noi invece Tenco ha trovato mille difficoltà
pur avendo fatto sempre canzoni bellissime"
Nico Fidenco
"Non vale la pena spendere parole per
la futilità di certi suicidi".
Riccardo Bacchelli
"Quel Tenco ha sbagliato tutto: è
come se uno venisse a Sanremo con le ultime diecimila
lire che gli rimangono in tasca; le gioca alla roulette,
e perdendo, si dispera e s'uccide".
Claudio Villa (Vincitore del Festival di Sanremo
1967, da "La Stampa")
"Quando si trovava davanti ad un ostacolo
Luigi lo saltava.
Come accadde a Sanremo".
Bruno Lauzi
Ormai si dice che quando qualcuno non sa cosa
fare scrive un libro su Tenco. È un'abitudine
che sta diventando un po' eccessiva: i libri su Tenco
si stanno moltiplicando. Se io avessi preso i diritti
di autore ogni volta che ho dovuto rilasciare dichiarazioni
su Tenco per libri che sono usciti in questi anni sarei
ricco. Non si sa più cosa dire; a un certo punto
uno per essere diverso e spiritoso sarebbe tentato di
raccontare cose che possono cambiare un attimo il modo
di vedere il personaggio anche perché molti di
noi, amici di Tenco quando era in vita, stiamo cominciando
a non sopportare più questa specie di speculazione
a distanza sulla importanza di questo grande autore,
ma non eccelso, di questo grande paroliere, ma non eccelso,
di questo uomo che tutto sommato è stato trasformato
in un divo, in un mito ad uso e consumo della classe
giornalistica, dei disc - jockey o di qualche altro
che attraverso questa mitizzazione può guadagnarsi
del denaro. Tenco era un uomo come tutti, con i suoi
pregi e i suoi difetti, con ombre e luci, con grande
abilità e grandi ingenuità, con grandi
o promettentissimi risultati e con altrettante possibilità
di fallire in un futuro. Cosa avrebbe potuto dare Tenco?
Questo è forse l'unico discorso da fare però
è anche un discorso a vite, un discorso che non
porta a niente.
Bruno Lauzi
"Signore e signori, buona sera. Diamo
inizio alla seconda serata con una nota di mestizia
per il triste evento che ha colpito un valoroso rappresentante
del mondo della canzone. Anche questa sera, per presentare
le canzoni, è con me Renata Mauro. Allora, Renata,
chi è il primo cantante di questa sera?"
Mike Bongiorno (in apertura della seconda serata
del Festival)
Questi ed altri pensieri su
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