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Sgt Pepper's Loney hearts club band
Quarant'anni senza uscire fuori tempo

 

 

Dicono di loro ...






Max Manfredi



Quando la musica divenne adulta

Mauro Pagani: Mi ricordo ancora di quando ho comprato il disco incellofanato. Siamo andati a casa mia in tre amici, lo abbiamo spacchettato e ci siamo messi ad ascoltarlo. Dopo la prima facciata avevamo la bocca aperta. E’ un disco importante per molte cose, anche se altri dischi dei Beatles sono forse più belli (Revolver e il White Album, ad esempio) Sgt Pepper è importante perché segna la nascita del concept album. Anche se in realtà era un concept finto: c’è un’unità formale ed è un progetto a sé. Ed ha un’idea di impatto unico, di suono unico, nuovo con quell’uso particolare dell’orchestra. Anche la registrazione che fu fatta su 4 piste sovraincise, è stato un miracolo di tecnica, fantasia, inventiva e creatività. E’ il disco che per la prima volta ha dato l’idea di Londra come di un posto allegro e surreale. Blow up aveva introdotto questa idea l’anno precedente, ma in Sgt Pepper questo clima si tocca con mano. Si sentono molto forti i segnali di una civiltà diversa, di un umorismo diverso, di un passo sconosciuto. Per noi che arrivavamo dalla cultura classica poi, questa introduzione dell’orchestra in un disco pop ci faceva sperare cose splendide per il futuro e in effetti si può dire che Sgt Pepper, anche se è un disco cantato, anticipa l’arrivo del progressive e dal momento che il progressive è lo stile in cui io mi sono espresso, posso dire che è come se Sgt Pepper fosse uno dei miei papà.

Jovanotti: Ci sono cose che non si discutono. La formula dell’acqua, le Alpi e le Piramidi, lo smog delle città, il viso di Marilyn, i Pugni di Mohammed Ali, la musica dei Beatles, in particolare l’Lp che fece da Big Bang all’universo pop che ha dentro il rock & roll, la classica e l’hip hop, il blues e l’elettronica, la sperimentazione, il gusto del divertimento e quello dell’innovazione, lo spirito dell’India, i trip di San Francisco. Madonna che periodo, mamma mia che disco! Tra l’altro posso dire che ha proprio la mia età. Infatti se permetti io ce l’ho ne Dna: nostro padre John, nostra madre Paul.

Shel Shapiro: In quel momento l’impatto è stato quello di un bellissimo disco. Ma noi eravamo all’apice del successo. Non è quindi che ciò abbia cambiato l’impostazione della vita. E’ chiaro che Sgt Pepper era un segnale in molti sensi: a livello sociale, a livello di musica, ma anche a livello di droga. Ed era molto più facile viverlo in Inghilterra e in America che non in Italia. Sgt Pepper viene vissuto da qui come una grande apparizione intoccabile. Come Woodstock. Per noi è stato un film: io l’ho visto a Lodi! Non siamo stati là. Chi c’è stato, quel mezzo milione di persone, lo vive come un segno di importanza clamorosa. Secondo me allora Sgt Pepper è stato importante per vedere cosa fosse possibile: poi stava decidere se tu volevi che fosse così o meno. Questo senso di scelta era importante.

Teresa De Sio: Un disco imperdibile, visionario, psichedelico. I migliori Beatles di sempre, forse con l’eccezione di “Revolver”. Il rock diventa adulto e punto di riferimento per musicisti e appassionati, spinge sull’acceleratore di una generazione pronta a dar fuoco alle polveri… La mia canzone preferita? “Lucy in the Sky with Diamonds”, a metà tra le suggestioni di Lewis Carroll e l’arte alta di John Lennon.

Ricky Gianco: Confermo tutto quanto di buono ho detto allora: gusto, cultura musicale, colore, futuro di suoni e perfezione vocale. Ci aggiungerei la ricerca E’ stato l’album che ha messo fuori fuoco e (fuori di testa) Brian Wilson dei Beach Boys. Erano formidabili. Quando io li ho conosciuti mi sono reso subito conto di chi fossero Paul e John. Il magnetismo che avevano, che percepisci anche se non te lo sai spiegare sul momento. Ma ho subito pensato: ho conosciuto due geni!

Bobo Rondelli: Purtroppo la celebrazione la fa anche Veltroni. Ma lasciate i Beatles in pace! Ero beatlesmaniaco, ma l’album che mi aveva preso come sound era Revolver. Anche se sicuramente come compattezza sonora Sgt Pepper è migliore. I Beatles hanno inventato l’idea di pop e ha hanno capolavoro. Per di più la loro bellezza se la sono sudata dura all’inizio. La loro storia iniziale è una storia di sofferenza, è una storia di blues. Infatti le loro canzoni le può cantare anche un nero. Sono canzoni che mettono d’accordo tutti. Tra Beatles e Rolling Stones ho sempre preferito i Beatles.

Max Manfredi: la musica non cambia ma esistono cambiamenti tra lei e chi li ascolta, ma per me il disco dei Beatles è stato il disco bianco. Ne ho avuto un imprinting post infantile molto forte.

GGMonti: ho ancora un poster di quell’album e nel 1967 vedevo per la prima volta Londra. Più di così...

SursumCorda (Saverio): Ai tempi ha sicuramente rivoltato la musica e loro stessi hanno svoltato ulteriormente. Per me i Beatles hanno sempre rappresentato la curiosità musicale. La voglia di scoprire, sperimentare e provare le cose nuove capendolo con “le mani in pasta”. E’ una filosofia che mi ha sempre attratto.

Luigi Bolognini (giornalista Repubblica) Un anniversario che mi fa capire che sono nato con 20 anni di ritardo e mi sono perso tutto il bello in diretta

Fabrizio Consoli: è lapalissiano dire che ha significato poco per me visto che avevo 3 anni. Piuttosto posso dire che oggi rappresenta un po’ il mio parco giochi, visto che quando voglio scoprire qualcosa di nuova e divertirmi davvero metto su il cd. Devo dire però che l’alternativa è il White Album.

Giordano Sangiorgi (Mei) Una svolta epocale da celebrare il primo giugno con una grande festa.

Marco Ongaro: Ero troppo giovane. Per me la musica l’ha cambiata Hendrix che esegue Dylan: All along the watchtower

Alessio Lega: Dylan era stata la poesia che si faceva rock. I Beatles con quell’album era il rock che si faceva poesia

Marco Rovelli (Ex Les Anarchistes): A day in the life. La cantavo staccando un canale dello stereo, la voce di John restava come eco ed era come un karaoke ... poi certo, molte delle altre canzoni, e quella copertina!

Andrea Satta (Tetes de Bois): un’alba amniotica

Dario Canossi (Luf): mi vergogno, ma non ho mai ascoltato, né amato i Beatles. Li ritenevo troppo miele. Li ho solo studiati parecchio. Ma questo non vale.

Giamba (Semisuite) : A distanza di 40 anni non c’è musica più nuova e attuale di quella di Beatles e Rolling Stones,. La rivoluzione più entusiasmante di quell’epoca è stata la loro musica. Io non sono un fanatico nostalgico: avrei conosciuto quel fermento quindici anni più tardi, quando già erano storia. Oggi li ascolto per studiare e imparare ed è una sorpresa continua, una scoperta inesauribile.

Enrico Deregibus (critico musicale): "Credo che con il Sergente il rock abbia smesso di avere sudditanza - se mai ce l'ha avuta - verso la cultura, quella con la c a volte immeritatamente maiuscola. Io nella sua fascinosa interezza l'ho scoperto tardi: in quell'anno ero impegnato a nascere, non so se la scusa è buona. I primi Beatles per me sono stati a inizio anni ottanta con le due raccolte rossa e blu e tante altri pezzi sparsi su cassette che ora son sparse pure loro in case e casini. La prima volta che l'ho sentito tutto assieme, quel disco, ho capito molto di più dei Beatles, della musica e di come sentirla (sia "to lissen" che "to feel"). Ero adolescente, è stato un po' come vedere prima qualche parte di una donna - una coscia, poi una scollatura, poi due tette nude - e poi finalmente un bel giorno tutto il corpo insieme. Fa tutto un altro effetto, niente da dire".

Francesco Paracchini (direttore L'Isola che non c'era). Un album che riuscì a spiazzare il suo pubblico proponendo suoni così particolari da sembrare 'normali'. Ma di normale c'era poco, a cominciare dai messaggi in codice della copertina. Ha saputo influenzare tutti gli artisti, anche non pop, degli anni a seguire.

Sandro Severini (Gang): Sgt. Pepper è un gran bel disco. Di quelli che rimangono e producono frutti ad ogni stagione. Ogni tanto qualcuno ne mangia uno e il disco riesce ad avere nuova vita. Belle canzoni, bella copertina, fatto con il cuore e la testa. Destinato a lasciare il segno.

Raffaella Misiti (Acustimantico): Sgt Pepper è sicuramente uno di quei dischi “definitivi”. Per me rappresenta l’apice del rock orchestrale.

Massimilano Larocca: Sgt Pepper significa soprattutto A Day in The Life, una canzone ancora oggi splendidamente moderna nella forma, ma soprattutto nei contenuti. Con questo disco, esattamente come con Blonde on Blonde di Dylan, il rock si è fatto adulto, abbracciando i linguaggi della modernità, fino a farsi opera e concept album. Dico questo non avendo mai amato i Beatles yeh yeh degli esordi, ma con Sgt Pepper fu davvero uno stacco mostruoso.

Giuseppe Di Trizio (Radicanto): il cd ha sicuramente segnato un nuovo modo di intendere la forma canzone. Credo che oggi sia ancora attuale e vivo il loro modo di intendere l’identità di un autore. Un esempio da seguire.

Federico Sirianni: essendo relativamente giovane, il primo "sgt pepper" che ho conosciuto è stata un'orrida riedizione cinematografica con i bee gees (!), potete immaginare... in realtà i beatles li ho apprezzati quasi da adulto proprio con "sgt pepper" e li ho amati, comprendendo la loro grandezza, ancor più col "white album". un periodo creativo pazzesco, un momento d'innovazione totale nella storia del rock, durato pochissimo, ed è forse giusto che andasse così.

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Ultimo aggiornamento: 01-06-2007
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