Ribellarsi
è giusto. In questi ultimi decenni è
un assunto messo in discussione dallo stato dei fatti.
Censurato, esiliato in un altro pianeta. Nella mente
della stragrande parte della gente l’ arroganza
del potere economico e politico può essere
messa in discussione per lo più con pacifiche
dimostrazioni di massa o allegri girotondi, o alla
meno peggio mettendo un segnetto su questo o quel
candidato al teatrino della politica.
E anche a questo il potere spesso reagisce in maniera
violenta. Negli anni settanta non era precisamente
così. Tanto per cominciare la mattina andavi
all’ edicola sotto casa e potevi scegliere tra
ben tre quotidiani che non si rifacevano all’
area della poitica parlamentare: Il Quotidiano dei
Lavoratori, il Manifesto e Lotta Continua. Per non
parlare della miriade di riviste che proliferavano:
Rosso, Controinformazione, Anarchismo, Vogliamo Tutto,
Metropoli, Senza Tregua. E poi il fumetto: da Linus
a Cannibale, da il Male a Ken Parker. Altri tempi,
basti ricordare le vignette sul papa che il Male ci
regalava, oggi sicuramente passabili della più
truculenta censura. Di sicuro c’ era di che
leggere, altro che Men’s health o il Denaro.
Tutto questo rifletteva una realtà in cui la
politica, o meglio l’etica, aveva un importanza
che permeava anche i rapporti personali. Ne traevano
beneficio il potere d’ acquisto dei salari o
la condizione della donna.
E i salari tenevano in un epoca di congiuntura come
e peggio di quella attuale (state certi che nessun
padrone né azienda vi verrà mai a dire
che essendo aumentato il fatturato conseguentemente
vi aumenterà lo stipendio, “loro”
sono sempre alla fame o vicini al tracollo finanziario....).
I manicomi si chiudevano e le caserme si svuotavano.
Finiva la guerra in Vietnam o l’occupazione
coloniale in Angola, spariva la dittatura in Portogallo
e in Grecia. Si ascoltavano gli Area e Alturas degli
Inti Illimani finiva in classfica. Il mondo alla rovescia,
se allora dicevi che una cosa era “commerciale”
significva che era da evitare o anche da bruciare
(lo sanno bene le malcapitate bands yankee che tourneggiavano
da queste parti), oggi “commerciale” vuol
dire che stai per entrare nel club dei milionari e
che sei uno “sfaccimmo”.
Tutto questo qualcuno, successivamente, lo definì
“gli anni di piombo”. Ma per chi? Forse
per il potere più retrivo e bigotto, la destra
dei Saccucci o dei Tanassi, degli Andreotti o dei
Pirelli, o di Romiti, che invocavano il Cile e i colonnelli
contro l’aria di rivolta che si respirava nelle
piazze e nelle fabbriche. La reazione di questa destra
fatta di attentati, stragi, omicidi, suicidi sospetti,
massacri, violenze inaudite sulle donne (come quella
del Circeo…) alimentavano in molti il timore
che un colpo di stato in Italia ci potesse essere
davvero.Forse è per questo che intere sezioni
del PCI si trovarono dopo qualche anno a essere arrestate
per banda armata. Non era raro trovare militanti delle
BR iscritte al sindacato o al partito.
Non sono cose di cui oggi gli excomunisti amano parlare.
Molto meglio seppellire tutto sotto l’ epiteto
“di piombo” e fare finta che c’
erano solo quattro esaltati che pensavano di stare
in Irlanda o in Palestina. Ma non era così.
L’ occupazione dell’ università
di Bologna, la manifestazione del 12 marzo di Roma,
i blindati e i carrarmati per le strade portati dall’
allora ministro degli interni Cossiga furono probabilmente
il culmine di tutto il movimento di quegli anni. Poi
lo scontro si fece più duro, selettivo e feroce.
Fa impressione però vedere su wikipedia, l’
enciclopedia in rete, nel macabro conteggio delle
vittime di quegli anni, che il solo massacro di Ustica,
strage coperta da un buon numero di generali e ammiragli
dello stato italiano, supera e pareggia i morti per
mano delle organizzazioni armate presenti allora in
Italia.
Non cambia niente, ma non accetto lezioni da chi ancora
oggi siede sulle poltrone del Parlamento e a distanza
di decenni non ha pagato per i crimini di stato commessi
o coperti allora. E non è un caso che lo stato,
in particolare la democrazia cristiana e il partito
comunista, non fece per Moro quello che poi fece per
un Cirillo. Lo scontro diventò disumano, si
passò ad un confronto esclusivamente militare
suicida e fine a se stesso. Non poca responsabilità
in questo l’ aveva l’ importanza che i
media, la nascente televisione privata, la necessità
dell’ apparire più che dell’ essere
cominciavano a conseguire. Il movimento si polverizzò
e tutto finì in un rifiuto della politica e
dell’ etica, che sfociò negli anni ‘80
dei paninari e dei Craxi e soprattutto dell’
eroina. Piano piano siamo arrivati a oggi: gli “anni
dello stronzio”.
Gli anni settanta io li ho visti descritti solo in
brutti film, pieni di grigiore e paura, per lo più
fatti da signori che all’ epoca militavano nella
FGCI. E che ricordo possono mai avere loro di allora?
Io ricordo ben altre cose. L’ autoriduzione,
l’ esproprio, la chiusura delle centrali atomiche,
le botte ai concerti per entrare gratis, ma anche
i film di Herzog o di Olmi, i concerti strapieni di
Archie Shepp o di Luigi Nono, il teatro di strada
del Living o le azioni di artisti che si rifacevano
ad una unica idea e necessità rivoluzionaria.
Oggi mi manca questo, la possibilità di sognare
la rivoluzione. Questo sogno lo vedo svanito soprattutto
in chi oggi ha vent’anni e dovrebbe sentire
ancora di più la necessità di rivoltare
il mondo lasciatogli dai genitori. Non abbiamo realizzato
questo cd per la nostalgia dei nostri vent’
anni, ma solo perchè sentiamo la necessità
di ridare forma a termini censurati e in via di estinzione
(come dopo un Congresso di Vienna, Bush e Woytila
come novelli Metternich) rivolta, ribellione, rivoluzione.
Oggi invece riprendono importanza termini che allora
sembravano estinti: la religione, l’appartenenza
di casta, la razza, il sud e il nord. Il mondo sta
peggio oggi di allora, basta mettere a confronto la
felicità un po’ cialtrona di allora e
la ricca depressione di oggi.
Ribellarsi è giusto. Sempre.
Voci
Auli
Kokko
Brunella Selo
Mario Insenga
Lino Vairetti
Luca Nottola
Roberto Lagoa
Daniele Sepe
Voci
recitanti
Marcella
Granito
Rosalba Di Girolamo
Cori
Luciano
Russo
Franco Giacoia
Dario Iacobelli
Piero De Asmundis
Fredy Malfi
Dario Franco
Jens Hansen
Gianluca Capurro
Quena
Roberto
Argentino Lagoa
Flauto
Daniele
Sepe
Corno
Luca
Martingano
Tromba
Gianfranco
Campagnoli
Trombone
Alessandro
Todesco
Sax
alto
Marco
Zurzolo
Sax
tenore e soprano
Daniele
Sepe
Sax
Baritono
Gabriella
Grossi
Pianoforte
Piero
De Asmundis
Armanda Desidery
Roman Gomez
Rhodes,
clavinet e tastiere
Piero
De Asmundis, Daniele Sepe
Chitarra
elettrica
Franco
Giacoia
Massimo Moccia
Paolo Del Vecchio
Pasquale Anatrella
Basso
elettrico
Massimo
Cecchetti
Roberto D'Aquino
Lello Petrarca
Vittorio Pepe
Dario Franco
Daniele Sepe
Contrabbasso
Aldo
Vigorito
Percussioni
latine
Peppe
Sannino
Roberto Lagoa
Percussioni
orchestrali
Lello
Di Fenza
Batteria
Claudio
Marino
Fredy Malfi
Mario Insenga
Lello Di Fenza
Gabriele Fiorentino
Agostino Mennella
Il
Coro della "Contrabbanda" diretto da Luciano
Russo