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Quasi
la sensazione... di una vita precedente
di
Silvano Rubino
Abbiamo scoperto
un nuovo gruppo. Loro si chiamano Semisuite e si sono
esibiti – - per la prima volta a Milano –-
sul palco della Scighera, sabato 26 maggio, per la
nostra rassegna AcrobaticiAnfibi. Di esordi
così ne abbiamo visti pochi, diciamo la verità.
Anzi, per dire la verità, a vederli, ad ascoltarli,
sembravano tutt'altro che un nuovo gruppo, per l'affiatamento,
la qualità della proposta, la presenza scenica.
E a guardarsi attorno, a osservare un pubblico
numeroso, affettuoso, acclamante, non eravamo gli
unici ad avere la sensazione di trovarci di fronte
a delle vecchie conoscenze.
Potenza della musica.
Fabbrica di illusioni ed effetti ottici (e acustici).
Questi Semisuite che musica fanno, ci chiederete voi,
cari fedeli lettori? Fanno musica, innanzitutto, come
piace a noi di Bielle. Fanno ricerca: dentro quelle
due ore di concerto ci sono, come in un lago musicale
(e la metafora quanto mai calzante, vista la provenienza
geografica del gruppo), affluenti che arrivano da
fiumi e rivoli diversissimi. C'è la canzone
d'autore, certo, ci mancherebbe altro. Ma non solo.
C’è una spruzzata di rock, ma c'è
anche un nobile pop d'autore, quello che è
fatto di facilità di ascolto e cantabilità
(caspita se cantava, il pubblico - strano per un gruppo
di esordienti, no?), ma non banalità. C'è
quell'occhio affettuoso al jazz che la canzone italiana
più nobile ha sempre saputo avere, ma ce n'è
uno altrettanto affettuoso alle radici popolari della
nostra musica, al folk più raffinato, alla
canzone leggera di antica memoria (compresa quella
per bambini, alla Sergio Endrigo). Ma ci sono anche
rivoli di tango, di ritmi caraibici e sudamericani,
di world music, persino qualche ruscello di progressive.
Ma cosa fa la differenza tra un lago limpido e un
minestrone? Il segreto sta nel trasformare gli ingredienti
in una ricetta originale, in uno stile personale,
in un mondo musicale e poetico proprio, grazie a una
cura negli arrangiamenti, nei particolari, che rende
il quadro unitario, sebbene pieno di sfumature. Raro
per degli esordienti, ma i Semisuite questo mondo
sembrano esserselo costruito. Si ha quasi la sensazione
che quello che accade sul palco sia frutto di un lungo
viaggio, di una vita precedente.
Ma i testi, i testi come
sono, chiederete voi? Di gran livello, cari lettori.
C'è un mondo di personaggi minori, di provincia,
di zingari e ubriaconi, di storie di paese (si dice
che questi Semisuite collaborino con uno scrittore
come Andrea Vitali: dopo averli ascoltati capiamo
perché) e poi c'è tutto un versante
più lirico, intimista, mai banale. La raffinatezza
che abbiamo riscontrato negli arrangiamenti la si
ritrova anche nella scrittura, attenta a dosare immagini
e metafore, sensazioni e colori, alla larga da sbavature
retoriche. Che sceglie il quotidiano come suo principale
campo d'azione, ma cercandone gli angoli più
illuminati di poesia, di malinconia, di colore, di
allegria. Con molte ispirazioni e riferimenti letterari.
Non male per degli esordienti, no?
L’ensemble che
si è presentato sul palco della Scighera, poi,
aveva un'altra virtù che è rara riscontrare
negli esordienti: l'affiatamento. Lo spettacolo scorre
per due ore come una macchina oliata perfettamente,
tra momenti più trascinanti e pause d’atmosfera,
con un alternarsi naturale di protagonisti musicali
tutti di altissimo livello: il violino virtuosistico
di Andrea Aloisi, il pianoforte jarretiano di Francesco
Andreotti, i colori ritmici di Samuel Cereghini, il
flauto e gli aggeggi di Angelo Galli, l’elegante
tappeto di bassi di Nadir Giori, la chitarra discreta
di Raffaele Cogliati. Alla voce (e fisarmonica) un
certo Giambattista Galli, un vero frontman, dotato
di una voce calda e potente, ma anche di una presenza
scenica che molti consumati calpestatori di palcoscenici
gli invidierebbero.
Ma, dunque, chi
sono questi Semisuite, da dove vengono, cosa ci propongono,
che cosa ci dobbiamo aspettare da loro? Faranno un
disco? Avevamo una gran voglia di chiederglielo, quando
sono scesi dal palco. Ma –-di nuovo potenza
della musica e della sua capacità di illuderci
–- non siamo riusciti a far loro un'intervista
per chiarire questi dubbi. Ci siamo messi a chiacchierare,
davanti a un po' di vino, del più e del meno.
Quasi come se fossero degli amici di vecchia data,
dei generosi e amabili amici che accompagnano il nostro
cammino da un bel po' di tempo. Strano, strano davvero,
perché questi Semisuite non li avevamo mai
incontrati prima, non li avevamo mai ascoltati prima… |