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La
crescita a tre cifre del digitale
di
Giorgio Maimone
E’ ancora troppo
presto per capire le ripercussioni economiche del
Festival di Sanremo sull’agonizzate mercato
discografico, ma non lo è per cercare di tratteggiare
un quadro delle dinamiche che il Festival muove e
ha mosso. “Servirà pensare – ricorda
il musicologo Franco Fabbri - che esiste un recente
parametro riportato in una circolare Siae. I Festival,
ma il riferimento implicito è per il solo Festival
di Sanremo, hanno un valore di 24, quando qualsiasi
altra trasmissione televisiva ha un parametro 10.
Quindi un passaggio di una canzone al Festival di
Sanremo vale 2 volte e mezza più che qualsiasi
altro passaggio”.
Un 2007 sotto il segno del digitale.
L’edizione del
2007, targata Pippo Baudo sia come direttore artistico
che come conduttore e su di lui confermata, passerà
alla storia per essere stata la prima edizione che,
dal punto di vista economico, fa i conti anche con
altri parametri produttivi e reddituali. In primo
luogo le suonerie: nei primi giorni successivi al
Festival, dove è stata fatta grande pubblicità
in merito, sono state scaricate 20.623 suonerie monofoniche
e 15,.022 polifoniche, mentre le True tone, con la
musica vera, sono ammontate a 23.033. In totale sono
state richieste 141.852 suonerie e ne sono state scaricate
58.678. Tra i vettori Tim supera Vodafone per 22.093
a 19.432. Inoltre, secondo dati citati dallo stesso
Baudo, il Festival quest’anno è costato
il 30% in meno rispetto all’edizione precedente.
Daniele Silvestri e le vie della rete
Tra i singoli artisti il primo posto spetta a Daniele
Silvestri (26%), seguito da Tosca (11%), Simone Cristicchi
(7%), Paolo Rossi (6%) e via via tutti gli altri.
Daniele Silvestri con la sua “Paranza”
detiene un’altra serie di record e tutti relativi
ai nuovi media o comunque alle nuove forma di comunicazione
musicale: il suo brano è il più scaricato
su iTunes (anche se i dati ufficiali ancora mancano)
e il video del suo duetto con la band di percussionisti
napoletani Capone Bung Bangt è stato il più
visto su YouTube, visionato già quasi 12 mila
volte in soli 4 giorni. You Tube è gratuito,
di soldi immediati non ne porta, però il ritorno
a livello di pubblicità e di conoscenza in
generale della canzone è immenso. Forse questo
è il dato più interessante dell’economia
indotta dai nuovi media: niente dischi d’oro,
il risultato è più difficile da quantificare
in termini economici a breve, lo è di più
in termini a lungo. E’ chiaro che quest’estate
Daniele Silvestri, dopo una simile investitura popolare,
troverà molta facilità a fare serate
che, anche in questo caso, potrebbero godere di un
fattore di moltiplica simile al 2,5 già citato.
Il download copre il 10% del mercato (Digital Music
Report)
In ogni caso secondo i dati del Digital Music Report
2007 diffuso dall’IFPI (International Federation
of Music Phonographic Industry) il download delle
singole tracce musicali è aumentato nel 2006
dell’ 89% facendo registrare un fatturato pari
a 795 milioni di dollari. Le vendite di musica attraverso
Internet e telefonia mobile sono più che raddoppiate
rispetto all’anno precedente, raggiungendo circa
i due miliardi di dollari di fatturato e ricoprendo
una fetta pari al 10% del mercato discografico globale
su un database disponibile pari ormai a quattro milioni
di canzoni scaricabili dalla rete attraverso le oltre
500 piattaforme legali localizzate in 40 Paesi. Questo
ha comportato un cambio di politiche complessivo da
parte delle case discografiche che stanno digitalizzando
praticamente tutto il catalogo, preparandosi a vendere
un quantitativo sempre crescente di brani in rete.
Entro il 2010 il sorpasso del digitale sul tradizionale
Secondo alcuni studi prima del 2010 si dovrebbe assistere
al sorpasso del fatturato derivato dalla musica in
rete, rispetto a quella distribuita in modo tradizionale.
Resta il problema della pirateria, fenomeno col quale
peraltro ha sempre dovuto confrontarsi la discografia,
anche al tempo in cui si trattava solo di edizioni
musicali: nel 2006 le cause legali contro siti che
consentono il download gratuito dei brani sono state
10 mila, promosse in 18 Paesi diversi, tra cui l’Italia,
ma il fenomeno è tutt’altro che vicino
a essere debellato e per contrastarlo le case discografiche
chiedono collaborazione più stretta da parte
di tutti i services providers. Il documento redatto
dall’IFPI presenta uno scenario completamente
rinnovato del mercato discografico: accanto alle numerose
piattaforme digitali, prima fra tutte i.Tunes, si
sono infatti sviluppati nuovi modelli di distribuzione
di musica che hanno permesso di aprire nuove opportunità
di business, come è successo per esempio con
YouTube e Myspace nel campo dei video musicali o della
telefonia mobile con le suonerie. Nel primo semestre
del 2006, per quanto riguarda solo l’Italia,
la musica digitale ha raggiunto circa l‘ 8%
del mercato spinta in particolare dalla forte penetrazione
della telefonia mobile.La discografia cala del 4,1%,
il digitale cresce del 101% (Ask Bocconi)
Secondo il rapporto del Centro Ask (Art, science &
knowledge) dell’università Bocconi del
dicembre 2006, il sistema musicale italiano nel 2005
ha fatturato 3,1 miliardi di euro, con una crescita
del 3,6% rispetto ai 2,99 miliardi del 2004. Il mercato
nel suo complesso è dunque sostanzialmente
stabile, in linea con la tendenza dei principali mercati
mondiali. Si notano invece variazioni nei diversi
segmenti. Mentre la discografia cala del 4,9%, la
distribuzione digitale di musica (comprese le suonerie
truetone, monofoniche e polifoniche) cresce del 101%.
Aumentano i diritti discografici, stabili i mercati
degli strumenti musicali e gli spettacoli dal vivo,
il ballo subisce invece una flessione del 10%.
Nel 2005 il mercato discografico ha registrato un
fatturato di 397 milioni di euro, con una contrazione
del 4,9% rispetto al 2004. Un trend che si ripropone
e che sottolinea la progressiva sostituzione delle
forme di fruizioni tradizionali di musica con quelle
legate alle tecnologie digitali. Il fatturato di musica
in formato digitale distribuita attraverso i nuovi
media (comprese le suonerie truetone, ovvero costituite
da brani master originali, e monofoniche e polifoniche,
che generano diritti prevalentemente editoriali) nel
2005, è stato infatti 283,2 milioni di euro,
+101% rispetto al 2004. Il valore dei brani venduti
attraverso Internet è cresciuto del 427%. Il
fatturato puro della discografia italiana, connesso
ai nuovi media, è stato nel 2005 di 11,6 milioni
di euro (sell in)
Per quanto riguarda la fruizione di eventi e spettacoli
(concerti, lirica, balletto), la spesa del pubblico
è stata pari a 345,4 milioni di euro, stazionaria
rispetto al 2004. Il segmento del ballo, invece, mette
in evidenza un valore complessivo di 428 milioni di
euro, con una flessione di circa il 10%. Il valore
del mercato degli strumenti musicali ammonta a 347,9
milioni di euro, +2,1% rispetto al 2004.
Una comparazione internazionale focalizzata sul settore
discografico mette l’Italia all’ottavo
posto nel mondo per valori generati, con un fatturato18
volte inferiore agli Usa e cinque al Regno Unito (primo
in Europa). Per quanto riguarda il mercato dei prodotti
digitali discografici, invece, l’Italia si colloca
al quarto posto in Europa e comunque davanti a mercati
come Canada e Australia.
Ma Sanremo serve?
Complessa è l’analisi sull’utilità
del Festival di Sanremo. A essere divisi sono soprattutto
i cantanti: secondo Luca Carboni «vale di più
una buona tournée che cinque minuti al Festival.
Nella mia storia personale avrebbe anche potuto esserci
un Sanremo. Quando pubblicai il mio primo album nel
1984, l’Rca, i miei discografici di allora ci
provarono. Era l’anno in cui venne fuori tra
i giovani Ramazzotti con Terra promessa. Poi non se
ne fece niente. Da lì in poi il mio disco ha
avuto successo, poi è esplosa “Farfallina”
e del Festival non ho più sentito il bisogno.
Secondo me Sanremo ha una valenza ancora oggi per
chi è sconosciuto o per chi proprio ha voglia
di cercare un rilancio dopo che è stato lontano.
Personalmente non credo che quei 5 minuti sul palco
aggiungano tanto alla mia storia, Non è che
ce l’ho con Sanremo, ma non sento il bisogno
di andarci. Diverso il caso di Vasco che è
nato da lì, o della Pausini o di Ramazzotti.
Se sei giovane può servirti, altrimenti è
meglio una bella tournée dove puoi fare ascoltare
tutta la tua storia che non giocarti tutto in 5 minuti
lì». Ancora più rigido è
GianMaria Testa, che non ha mai partecipato a Sanremo:
«Quando sentirò Paolo Rossi, voglio tirargli
le orecchie. Fare una cosa come Sanremo! Certo Paolo
ha la sua credibilità e non la perde con Sanremo
Io non ho nulla contro di per sé, ma il fatto
che tenda a diventare ecumenico mi dispiace. Io preferisco
le cose più schierate, da una parte o dall’altra.
Il Festival fa parte di quella sfera che qualcuno
ha definito “nazionalpopolare”. Mentre
per me “popolare” ha un senso più
alto, nazionalpopolare punta verso il basso. Quindi
mi va bene che ci sia ma che rimanga lì! Sono
mondi paralleli. Invece l’andarci di certe persone,
come dire, aggiunge una coperta. Preferirei che il
re fosse nudo! ». «Il mercato discografico
italiano vale (tra supporti tradizionali e digitali)
meno di 400 milioni di euro - dice Federico Kujawska
responsabile della comunicazione di Emi - e la musica
legata a Sanremo se va bene raggiunge il 2% del totale.
Sanremo è comunque un'opportunità, capita
che metta in luce artisti da sviluppare: a noi è
successo con Sergio Cammariere che nel 2003 sul palco
dell'Ariston venne apprezzato anche dal grande pubblico».
Ma lo stesso Cammariere puntualizza: «Quando
il direttore della mia casa discografica me lo propose
io dissi immediatamente di no. Non mi interessava.
Insistettero, dicevano che Sanremo poteva farmi fare
il grande salto dalle 24.000 copie vendute al disco
d'oro o addirittura di platino. Alla fine ho accettato,
ma imponendo di portare la canzone che sentivo più
mia». «Questo Sanremo - spiega Maurizio
Bonelli direttore generale di Sony Music - è
ben riuscito e può dare la sveglia al mercato.
In ogni caso ci evita di fare il pellegrinaggio tra
programmi per lanciare un brano o un artista».
«Questo – dice Mauro Pagani, storico collaboratore
di Fabrizio De André che a Sanremo è
andato quest’anno per la prima volta come direttore
d’orchestra per Paolo Rossi - è sicuramente
dovuto al fatto che lo stesso Pippo è un musicista
che ha una passione per la musica, che la capisce
e che la ama. Comunque, nel bene e nel male, Sanremo
rimane uno specchio di quello che succede in Italia.
Il nostro approccio leggero (mio e di Paolo Rossi)
ci consente di far apprezzare anche dei temi più
sostanziosi. Credo che siamo riusciti a fare dell’intrattenimento
intelligente e spero di non essere presuntuoso nel
dirlo».
Ma Sanremo vende?
Se guardiamo allo scorso anno la compilation di Sanremo
si è issata solo fino al 60esimo posto in classifica,
tra Modern times di Bob Dylan (che in Italia non ha
avuto promozione alcuna) e All the roadrunning e il
cd del vincitore del Festival Povia (“I bambini
fanno ooh... La storia continua”) non è
andato oltre il 70esimo posto, preceduto da “Ragazza
di periferia” di Anna Tatangelo, altra partecipante
al festival. Meglio è andata per “Con
me o contro di me” dei Nomadi (34esimo), ma
si tratta di un gruppo con un fortissimo zoccolo duro.
Molto diversamente era andata nel 2005, quando la
compilation del Festival era finita 25esima nella
classifica annuale e “Camere con vista”
del vincitore Francesco Renga era ancora più
in alto (17esimo), i “giovani” Negroamaro
erano finiti terzi come vendite nell’anno con
l’album “Mentre tutto scorre” e
le Vibrazioni 33esime. Il Festival del 2005, peraltro,
è quello che, condotto da Bonolis, ha registrato
il record dell’audience per il terzo millennio,
con il 55% di televisori sintonizzati sull’evento.
Allora c’è un rapporto diretto tra audience
e vendite? Non è nemmeno così: i festival
record di Fabio Fazio, quello del 1999 e 2000 con
17 milioni di telespettatori, non hanno avuto un seguito
di vendite così travolgente. La compilation
nel 2000 finì all’86esimo posto e il
disco dei vincitori Avion Travel, non trovò
spazio tra i primi 100, mentre nel ’99, la compilation
arrivò solo al 79esimo posto e la vincitrice
Anna Oxa al 98esimo. Serve la musica a Sanremo? Indubbiamente
sì. Serve Sanremo alla musica. Anche. Ma sempre
meno.
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