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Presentazioni & concerti
Antonio Ballerio e SemiSuite "Pianoforte vendesi"




Una storia gotica tra sogno e realtà
di Lucia Carenini

A volte capita di arrivare a uno spettacolo senza saperne nulla. O meglio, conoscendone gli autori - sia del testoche delle musiche, ma è tutto. Si ha un’idea di cosa aspettarsi, si sa che non se ne uscirà delusi, ma tutto si ignora della trama - se non il contesto ambientale - e tutto si ignora delle musiche, se non il loro humus creativo. Mica poco, direte, ma i suonatori arrivano da una vicenda che ha addirittura cambiato loro nome, e il racconto è un inedito, scritto appositamente per l’attore.
Come saranno, le nove canzoni dei SemiSuite? Chi viaggia attorno ai quarant’anni forse ricorderà la pubblicità – o réclame, come si diceva allora - di una ditta che forse non esiste più. Coabitava il Carosello, assieme alla pancia che non c’era più, a Carmencita e il Caballero, a improbabili tavolini piazzati in mezzo al traffico e a un uomo in ammollo. Una pubblicià che terminava invariabilmente con quel "a scatola chiusa compro solo Arrigoni". Ecco, il clima è quello. In tutti i sensi. Uno spettacolo da comprare a scatola chiusa ambientato in un bianco e nero datato 1966. Il 5 gennaio, per la precisione..

Buio in sala. Entrano. Ora la scena è appena illuminata, una quinta semitrasparente divide l’attore dal gruppo, lo isola. La garza separa, ma impalpabilmente, la storia dalla sua musica; ma lascia che le due entità si intreccino, si penetrino, si fondano. Così il racconto si srotola, il personaggio si svela, i contorni diventano più nitidi e la storia prende per mano e conduce passo a passo sulle strade acciottolate che si definiscono sempre meglio, acquistano particolari, personaggi, colori, suoni. Anche profumi, pare.

Racconto e canto si alternano; a tratti si fondono, i due piani si uniscono. La musica è scritta apposta per l’occasione, sono tutte canzoni inedite, una colonna sonora che racconta storie di paese, delinea figure, ma parla anche di musica, di sensazioni, di emozioni piccole e grandi. Musica che a tratti sottolinea e a tratti diventa protagonista assoluta, come nella riuscitissima traduzione de “La mauvaise reputation” di Georges Brassens, nella storia - deliziosa - di Rosina, la sarta di paese che cuce e cerca l'amore, o in quella della "Légura", la lepre che corre a balzi, che anticipa, forse, la primavera in una notte d'inverno.

Anche le luci, curatissime, hanno un ruolo fondamentale: aprono porte, sottolineano spazi, muovono piani. E poi nascondono, oppure accentuano, o ancora suggeriscono.

Ad un tratto uno scossone. L’atmosfera, fino a quel momento pacata e sfumata, cambia di colpo e si fa festaiola. Sembra di essere finiti in un altro luogo, in un’altra dimensione, in un mondo parallelo. Quasi una nota stonata nell’aria calma regolare del lago. La cosa spiazza, stordisce, poi si spiega. Ci sono davvero due mondi paralleli, due spazi, due tempi in quella sera d’inverno, e questo era forse l’unico modo di renderlo tangibile, di farlo sentire.

Non dirò della trama, perché è bello scoprirla sul posto. E’ giusto lasciarsi portare per mano tra le sue pieghe dalla voce di Antonio Ballerio, attore e regista, e dalle canzoni dei SemiSuite. C’è della suspence, c’è del mistero. Basti sapere che è una storia di paese e di fantasmi e che il finale è geniale. Difficili i finali, c'è sempre il rischio di uno scivolone. Qui no. Tutto torna, la linea tracciata si chiude splendidamente in un cerchio perfetto.

Non perdetevi "Pianoforte vendesi", se ne troverete una replica. Lo spettacolo vale, i SemiSuite sono cresciuti, si muovono agilmente nel loro territorio musicale, ma anche quando fanno da spalla all’attore.

Non perdetevi lo spettacolo, dicevamo e, se uscirà, portatevi a casa quelle musiche fatte di neve e d’inverno, di dolcezza e di festa, di crepuscoli e di leggerezza, di delicatezza e di brume. Portatevi a casa quella musica gentile.

E ringraziate la magia del teatro, e tutti loro. Che ci credono.

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Ultimo aggiornamento: 17-02-2007
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