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BiELLE Concerti
Ozzy Osbourne a Milano

Rock'n'roll ispirato e selvaggio
di Alessandro Craxi

Il Gods of metal italiano di questo giugno si è imposto come il festival heavy metal d’Europa meglio organizzato e più ricco di nomi in cartellone del 2007. Accanto a realtà relativamente nuove come Korn, Megadeth, Dream Theater e Velvet Revolver, vecchi leoni come Scorpions, Motley Crue e Thin Lizzy hanno accompagnato gli spettatori in un viaggio nella musica pesante che ha molto emozionato e anche un po’ stordito per gli assordanti volumi delle varie esibizioni.

Padrini ideali della manifestazione, quelli che sono considerati un po’ gli inventori del metallo pesante, cioè i Black Sabbath, non riunitisi per l’occasione ma presenti sul palco per tre quarti in due differenti giornate dato che gli Heaven and Hell - headliners della seconda giornata - sarebbero i Sabbath con Ronnie James Dio alla voce e Vinnie Appice alla batteria (quindi senza Ozzy Osbourne e Bill Ward) e che ad Ozzy è stato affidato il compito di chiudere sabato 30.

Ozzy Osbourne, oltre ad essere stato il cantante ed il coautore della maggior parte del repertorio dei Black Sabbath per gli 8 album della formazione originaria (una sorta di “bigino” del metallaro), ha intrapreso negli U.S.A. una carriera solista di grande successo, sfruttando al meglio la propria attitudine al circo mediatico con trovate come troncare la testa ad un pipistrello con la bocca durante i concerti, senza naturalmente dimenticare la parte musicale con la scoperta di enormi talenti chitarristici come Randy Rohads (R.I.P.), Jack E. Lee e l’ attuale e favoloso Zackk Wylde.

Il suo concerto, introdotto dalle profonde e mistiche note dei “Carmina burana”, è un viaggio nel rock’n’roll più ispirato e selvaggio, commerciale certo, ma con liriche contro la guerra e l’imperialismo americano sicuramente coraggiose per chi ha sbancato la TV dei reality shows con il mitico “The osbournes” (perché, se l’ avete visto non avete riso di gusto per la presa in giro dei luoghi comuni della middle-class ai quattro lati del globo?).

Purtroppo la voce sgraziata e sempre al limite delle ottave più acute spesso non regge e l’amato Ozzy stona a più non posso, specialmente mentre propone le canzoni del nuovo (e ottimo) “Black rain”. Per fortuna il fedele Wylde invece non sbaglia un colpo né sulla ritmica né sugli assoli finchè, dopo una buona apertura con “Bark at the moon”, arriva una svolta con il classico dei Sabbath “War pigs”: improvvisamente Ozzy trova il giusto “mood” ed ecco un filotto di classici come “I don’t know” o “Believer” in cui il nostro dà il meglio di sè.

Il concerto si chiude con “Paranoid”, sempre dell’epoca aurea sabbathiana, ed andandomene mi chiedo se un personaggio come Papà Osbourne avrebbe potuto attecchire in Italia.
Sapete già la risposta…


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Concerto del 30-06-2007
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