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BiELLE Novità

 

Sebben che siamo donne ...

Teresa De Sio, Giua, Laquidara, Priska e siamo agli inizi

2007: un anno al femminile
di Giorgio Maimone

Nel 2001 nessuna, nel 2002 una, nel 2003 due, nel 2004 ancora due, nel 2005 nessuna. Poi, improvvisa, nel 2006, la resurrezione: 5 donne in classifica, ma in posizioni secondarie. E quest'anno, finora, sono già 5 e occupano le prime posizioni di tutte le categorie tra i nostri imperdibili. Sarà il 2007 l'anno delle donne? Di sicuro abbiamo visto tre esordi coi fiocchi come Giua, Priska e Lucia Lombardo. Patrizia Laquidara ha confermato, rafforzandolo, tutto il bene che si diceva sul di lei (ed era tanto) e Teresa De Sio ha piazzato la sua zampata vincente, da leonessa ancora pronta a lottare. Ma il dato più rilevante sono proprio i nuovi arrivi: se quello di Maria Pierantoni Giua era da lungo atteso, una sorta di cronaca di un successo annunciato: Lucia Lombardo e Priska non le conosceva nessuno (e tutto sommato nemmeno adesso le conoscono in molti). Il 2007 delle donne?

Giua: un nome che fa musica
di Moka

(Intervista audio) Esordire con un disco che come unica indicazione porta il tuo nome è un segno di spegiudicatezza. Forse di autorevolezza. Magari di presunzione. Esordire con un ottimo disco, seppure dopo un'attesa di un paio d'anni, è un ottimo biglietto di presentazione. Maria Pierantoni Giua, in arte solo Giua, fa entrambe le cose. Entra nel circo della musica dalla porta principale, sponsorizzata da un team artistico e produttivo di primo livello e con un bel contratto con una major. D'altra parte la musica che viene proposta fa agio su tutto.Ai testi ha dato una mano ovunque Gianluca Martinelli, paroliere sommo di Carlo Fava. Forse quello che toglie un po' di superlativi all'articolo e il necessario tono elegiaco è che la Giua era nell'aria da parecchio tempo. "Giua" come disco merita di venire ricordato e ascoltato ad esaurimento dei solchi. Mentre Giua come artista merita di essere considerata molto più della promessa. The next big thing? Potrebbe pure darsi ...
(segue recensione)
Teresa De Sio: una grinta a tutta prova
(Intervista audio) La voce più di tutto mi colpisce. Sale stretta come una ferita, si approfonda in un gorgo dell'anima che sa di ruggine, di sale e di sole. Graffia e colpisce, si impenna e si abbassa come il movimento delle mani su una tamorra, ma poi sa aprirsi in un golfo caldo e scuro nel cuore di una Ninna nanna. Insomma è Teresa De Sio. Quando la voce si fa anima che si trasforma di nuovo in voce, in una serie di rimandi che sbalordisce e che confonde. E' magia sciamanica che si dirama dal canto, che tintinna dalle corde del mandolino suonato da Don Peppino De Trizio, che scorre sulle corde delle chitarra e sulle pelli tese delle percussioni. "Sacco e fuoco" è programmatico: è la storia di un assalto in musica al cuore delle nostre passioni. Un album rapido e veloce. Che si conclude come parte: con uno scatto d'orgoglio. (segue recensione)
Laquidara: in equilibrio sui cocci di vetro
di Marco Cavalieri
31 gennaio 2007 (Intervista audio) E’ passione a primo ascolto. Patrizia Laquidara, già ottima ai tempi di "Indirizzo portoghese" (2003) con "Funambola" compie il doppio salto mortale e guadagna applausi a scena aperta. Certo c'è Arto Lindsay alla produzione, ci sono fior di musicisti, c'è la produzione americana e niente lasciato al caso. Ma ci sono soprattutto le canzoni: e Patrizia non solo canta, ma quasi sempre ha avuto un ruolo nella composizione: il testo più spesso, ma anche le musiche. E' quindi un album a tutto tondo: funambolico, divertente, sensuale e intelligente. Il tentativo riuscito di muoversi su quei sottili disequilibri che separano l'essere dal divenire, l'oggi dal domani, il reale dal potenziale. C'è molto Brasile, c'è sempre un po' di Portogallo, c'è soprattutto una donna attorno ai 30 anni con tutti gli slittamenti progressivi del caso. (segue recensione)

Priska: Dolce prendere, dolce dare
di Moka
Le informazioni su Priska bisogna guadagnarsele, "Se sarai brava - mi diceva mio padre - ti darò qualche indizio per capire chi è Priska, come si chiama davvero, perchè canta sia in francese che in friulano che in italiano". Ma erano le classiche storie che raccontano i papà. Quasi sempre belle, quasi mai vere. Tant'è che mi è venuto il dubbio che anche Priska, proprio essendo così bella la sua musica, non fosse vera. Chessò? Un parto del computer accoppiatosi con Lino Straulino? Un sogno degli anni '70 tornato d'attualità? Laura Nyro che esce a prendere un té con Jaqui McShee? (segue recensione)

Lucia Lombardo: un angelo che strega (e parla coi lupi)
di Leon Ravasi


Sì, lo so. Potrebbe non piacere a tutti. Ma mettiamola così: a quelli a cui piacerà, piacerà molto. Stiamo parlando del “Passo dei lupi”, il disco di esordio di Lucia Lombardo. E chi è Lucia Lombardo? Avete tutto il diritto di non saperne nulla: ha solo 22 anni ed è nata in provincia di Milano, a Carugate (ma la famiglia di origine è romana). Lucia, come molte ragazze della sua età, ama suonare la chitarra e comporre canzoni. La differenza è che lei ha incontrato l’uomo giusto: Renzo Fantini. Se non vi dicesse niente il nome basterebbe solo dire che si tratta dell’uomo che sta dietro i successi di Francesco Guccini e Paolo Conte e, almeno in parte, al debutto di Vinicio Capossela. Ora Fantini ne ha fatta un’altra delle sue. Ha preso le composizioni di Lucia e le ha trasformate in canzoni. Che sono dannatamente belle.(segue recensione)
Nada: la Patti Smith italiana
di Marco Cavalieri
Recentemente l’hanno definita “la Patti Smith italiana”. “L’Unità” scrisse di lei “la miglior rocker del Paese”. Fausto Mesolella, degli Avion Travel, ha dichiarato di non aver resistito “alla tentazione di librare la chitarra per la più bella voce della nostra musica”. Nada, hai partecipato per la prima volta al Festival nel 1969, con “Ma che freddo fa”, nel 1971 lo hai vinto con Nicola di Bari, poi ci sei tornata molte volte fino a quest’ultima edizione: allora è possibile frequentare spesso l’Ariston e rimanere grandi artisti?

“(ride) Mah, per quanto mi riguarda… credo di si! In fondo è una vetrina, dove tu presenti quello che fai. Vicino a te ci possono essere tanti colleghi, con progetti molti diversi dal tuo. Ma insomma, ormai è un mezzo di comunicazione. Da una parte, anche per sfortuna, perché sarebbe bello se ci fossero solo cose di ottima qualità. Sappiamo che non è così, ma anche tenendo conto che in Italia non ci sono tante manifestazioni con quegli ascolti, tu approfitti di quello spazio e vai a proporre quello che hai da dire, sapendo di raggiungere comunque milioni e milioni di persone. Io sono andata lì portando quello che porto in qualsiasi altro posto che frequento, quindi ho usato Sanremo e non mi sono fatta usare”. (segue recensione)

Pilar vince il Musicultura
di Monica di Hollenbeq
È la cantante romana Pilar (al secolo Ilaria Patassini, nella foto) la vincitrice della XVIII edizione di Musicultura Festival, di cui ieri sera si è svolta la serata conclusiva all’Arena Sferisterio di Macerata, dopo le semifinali di venerdì e sabato. Scalza, in abito zingaresco, ha cantato con sicurezza e intensità la sua “Gente che resta”, convincendo la platea e la giuria con le sonorità del tango argentino che hanno scandito la sua esecuzione. Ha gia inciso un album: “Femminile singolare”, titolo, afferma, che la definisce come donna e come autrice.
Patti Smith: dodici rintocchi divini
di Alessandro Fiore

Riprendere canzoni note, le famose cover, e farne nuove versioni sembra esercizio semplice e, tutto sommato, commercialmente gratificante, ma qui non si tratta di sfruttare la fama già acquista da queste canzoni ma di darne una lettura personale. Compito a cui si accingono in tanti, ma che riesce a pochi: spesso si finisce a rimpiangere gli originali. Patti Smith, tornata in grande forma tre anni fa (Trampin’), è una di quei pochi che rendono un piacere l'esercizio della cover e qui si misura, come da titolo, con dodici brani di varia provenienza, cantautorale e non, rock e pop: da Helpless di Csn&Y a Changin’ The Guard (Dylan) da Gimme Shelter (Rolling Stones) a Smells Like Teen Spirits (Nirvana), da Are You Experienced? (Jimi Hendrix) a Everybody Wants To Rule The World dei Tears For Fears. (segue recensione)

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