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Stazioni

La classe precaria va in paradiso… ma ci rimane 3 mesi perché le scade il contratto a progetto!
di Davide Nixon

Eccola la nuova classe lavoratrice, eccola questa bizzarra e ingestibile classe operaia del 2000.Li trovate con la loro divisa di marca e gentilezza imposta di sorrisi per i clienti scassa palle, annoiati caronti che vi porteranno a visitare i più reconditi spazi di consumo e felicità. Questa,cara signora mia, non è un negozio o un tempio di promesse. No. Questa è una fabbrica: di futilità, di sconti, di “solo da noi è possibile acquistare”, di finanziamenti a tasso zero, di “una grande famiglia al vostro servizio”, di imposizione mafiosa e fascista del sorriso e cortesia. La catena montaggio del benessere, di robe da avere subito, di soldi. Un tempio di banalità che richiama come zombi l’umanità senza più luoghi di incontro e di scambio – scontro di idee.

Nokia 95, Motorola V3, Sony Ericson W 300 I, tutte cose che sembrano il centro della felicita comune. Segnale che viviamo sotto la più fetida delle dittature:quella del consumo e del mercato. Spazzati via i sogni, la rabbia, la gioia e rivoluzione, trasformato un paese in un posto di bestie affamate di mediocrità. Convinti che sia un Partito Democratico a salvarci dalla fine, l’appiattimento che suicida la sinistra. La cancella.

Anche se poi, sotto sotto qualcosa brucia. Un manipolo di testardi, di gente che cerca di portare con la musica e il collettivismo attivo delle emozioni - che è il concerto - un po’ di cortocircuito all’interno del sistema. Per quello che possono servire le canzoni e per quanto tempo possa durare un’emozione. Per questo è dolce perdersi nel Paradiso del Diavolo, (povero diavolo che pena mi fa, in questi tempi la frase risulta assai veritiera, no?), e scoprire canzoni resistenti di partigiani, preti coraggiosi, umanità indomita.

Sembra di prendere una macchina del tempo e trovarsi altrove. Non qui, non ora. Con una classe, una generazione segnata sia dalla precarietà che da un certo spirito di individualismo e consumismo. Però, io son convinto che questi giovani aspettino un segnale, una vibrazione che faccia esplodere le contraddizioni del presente. Per questo chiedo ai nostri compagni musicisti di porre come base la rinascita della canzone di contestazione. Non canzoni lagnose, di rassegnazione, di vacue speranze. Ricominciate a cantare il presente, il quotidiano di chi è precario e come in altri tempi la classe operaia attraverso la maturazione di un coscienza e una prassi di lotta ha creato rotture nel sistema, ora spetta a noi: flessibili, precari, sommersi ecc...

Però, come ogni lotta che si rispetti serve una colonna sonora, l’attenzione non solo alla memoria - peraltro fondamentale - anche pronta a rifiutare lirismi facili e commozioni immediate per trovare il gusto della guerriglia, della dissacrazione. Io chiedo questo ai musicisti: le vostre chitarre sono fucili che sparano note e le voci bombe che fanno esplodere la sacra ribellione. C’è una classe che non ha nemmeno l’illusione di finire in paradiso, c’è una generazione che ha bisogno di prender coscienza e c’è un paese che deve tornare a bruciare di passione e politica.

Spetta anche voi sapere intervenire e trasformare la rassegnazione o peggio ancora la mera rappresentanza iconografica della rivoluzione, in oggetto vivo e cattivo.

Noi il paradiso lo vogliamo occupare... anzi: Okkupare

L'immagine è tratta dalla copertina di
"Tu quando scadi?" Racconti di precari. In troduzione di Nichi Vendola, Manni Editore

15-07-2007
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