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Stazioni

Ciao Caterina
di Riccardo Venturi

Ero seduto su una panchina davanti alla spiaggia di Marina di Campo, stasera. La notizia della morte di Caterina mi è arrivata per telefono e ho aspettato che aprisse un cavolo di internet point per venire a scrivere qualche riga.
La terra, per Caterina, non sarà certo lieve con i cordogli dei politicanti, e nemmeno con la fondamentale notizia che era iscritta alla SIAE. E la terra, comunque, non è mai lieve. E' sempre pesante.
Ne ha saputo qualcosa lei per tutta la sua vita, passata a cercare e a scavare canzoni dal fondo della terra.
Dal fondo della terra e delle lotte. E' lei che, nei primi anni '60, raccolse da un contadino di San Giovanni Valdarno, Renato Porri, un canto dimenticato, nato probabilmente con la repressione degli scioperi alle acciaierie di Terni, nel 1907. Era "Battan l'otto", o "Viva il coraggio".
La "Ninna nanna di Barberino" era un canto che si perdeva nelle viscere della terra, e nella notte dei tempi. Vi compaiono le tre Parche. Il riferimento alla distruzione delle torri riporta alla guerra tra San Gimignano e Barberino Val d'Elsa, che ebbe luogo nel 1114.
E potrei continuare all'infinito; ma forse diventerebbe una specie di "coccodrillo" e tutto voglio fuorché questo. Sono davvero triste, anche perché Caterina era ancora giovane. E una bellissima donna.
L'ho vista una sola volta, alla Malpensata di Bergamo, a un concerto organizzato dal gruppo Pane e Guerra del Cangelli. Non ci s'era mai visti, ma quando si cominciò finalmente a parlare, alla fine del concerto, dopo due minuti s'era già a parlare dell'isola d'Elba.
Proprio quella sera, a quel concerto, aveva cantato delle canzoni di minatori raccolte a Rio nell'Elba. Terra. E terra pesantissima!
Migliaia di tonnellate sopra alle spalle di uomini che scavavano nelle sue viscere.
Ed era quella la sua voce. A volte roca. A volte agra. Come quella terra, come questa nostra terra. Come la vita di un altro che dei minatori sapeva, un maremmano anarchico che poi se ne andò a Milano.
No, Caterina, davvero non te li meriti i cordogli dei politicanti e i loro "fiorini d'oro". Gli venisse l'anguinaia! Ti meriti che battano sempre l'otto. Ti meriti che Rodolfo Foscati evada di galera. Ti meriti che chi ti ha visto anche per una sola volta ti ricordi come una parte di sé. Come un albero dalle radici che resteranno, per sempre, abbarbicate alla gravissima, eterna terra.
Un abbraccio, Caterina.

Riccardo.

19-07-2007
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