Ero
seduto su una panchina
davanti alla spiaggia
di Marina di Campo, stasera.
La notizia della morte
di Caterina mi è
arrivata per telefono
e ho aspettato che aprisse
un cavolo di internet
point per venire a scrivere
qualche riga.
La terra, per Caterina,
non sarà certo
lieve con i cordogli dei
politicanti, e nemmeno
con la fondamentale notizia
che era iscritta alla
SIAE. E la terra, comunque,
non è mai lieve.
E' sempre pesante.
Ne ha saputo qualcosa
lei per tutta la sua vita,
passata a cercare e a
scavare canzoni dal fondo
della terra.
Dal fondo della terra
e delle lotte. E' lei
che, nei primi anni '60,
raccolse da un contadino
di San Giovanni Valdarno,
Renato Porri, un canto
dimenticato, nato probabilmente
con la repressione degli
scioperi alle acciaierie
di Terni, nel 1907. Era
"Battan l'otto",
o "Viva il coraggio".
La "Ninna nanna di
Barberino" era un
canto che si perdeva nelle
viscere della terra, e
nella notte dei tempi.
Vi compaiono le tre Parche.
Il riferimento alla distruzione
delle torri riporta alla
guerra tra San Gimignano
e Barberino Val d'Elsa,
che ebbe luogo nel 1114.
E potrei continuare all'infinito;
ma forse diventerebbe
una specie di "coccodrillo"
e tutto voglio fuorché
questo. Sono davvero triste,
anche perché Caterina
era ancora giovane. E
una bellissima donna.
L'ho vista una sola volta,
alla Malpensata di Bergamo,
a un concerto organizzato
dal gruppo Pane e Guerra
del Cangelli. Non ci s'era
mai visti, ma quando si
cominciò finalmente
a parlare, alla fine del
concerto, dopo due minuti
s'era già a parlare
dell'isola d'Elba.
Proprio quella sera, a
quel concerto, aveva cantato
delle canzoni di minatori
raccolte a Rio nell'Elba.
Terra. E terra pesantissima!
Migliaia di tonnellate
sopra alle spalle di uomini
che scavavano nelle sue
viscere.
Ed era quella la sua voce.
A volte roca. A volte
agra. Come quella terra,
come questa nostra terra.
Come la vita di un altro
che dei minatori sapeva,
un maremmano anarchico
che poi se ne andò
a Milano.
No, Caterina, davvero
non te li meriti i cordogli
dei politicanti e i loro
"fiorini d'oro".
Gli venisse l'anguinaia!
Ti meriti che battano
sempre l'otto. Ti meriti
che Rodolfo Foscati evada
di galera. Ti meriti che
chi ti ha visto anche
per una sola volta ti
ricordi come una parte
di sé. Come un
albero dalle radici che
resteranno, per sempre,
abbarbicate alla gravissima,
eterna terra.
Un abbraccio, Caterina.
Riccardo.