Vecchia
ed annosa questione, noiosa
quantomeno, inutile per
di più. Però,
mi gira di fermarmi un
attimo, perché
io – ebbene sì
– sono uno di quelli
che, a qualche cantautore,
ogni tanto gli viene da
dire: «accidenti,
sei un poeta».
Le elettriche impazziscono,
cantautori, critici e
studiosi si mettono sugli
attenti: e no, e no, attenzione,
che poeta e poeta. Alla
testa di tutti c’è
Francesco De Gregori che,
vuoi per il presunto ermetismo,
vuoi per il presunto linguaggio
criptico, vuoi quello
che vuoi, se lo sente
dire più spesso
di tutti.
Gli è capitato
ancora una volta il 26
ottobre scorso a Milano,
in occasione di un’intervista
realizzata dopo un concerto,
poi trasmesso su AllMusic
Tv il 6 novembre. Sollevata
la questione, così
ha risposto De Gregori,
più o meno con
il solito tono che usa
quando gli tocca parlarne:
«Se io volessi fare
il poeta, scriverei delle
poesie. Sentirmi definire
“poeta” per
me non è assolutamente
un complimento. Non è
un elogio: "quanto
sei bravo: sei un poeta"
non ha senso. Il poeta
fa un altro mestiere».
Infatti, il dizionario
della lingua italiana,
alla voce “poeta”,
dà più o
meno una definizione:
chi scrive componimenti
letterari in versi. Altre
indicazioni riguardano
più propriamente
un altro termine, diverso,
più generico e
più estendibile:
“poetico”.
Quindi, il termine “poeta”
dovrebbe avere ed ha un
valore specificamente
tecnico.
Quindi, De Gregori probabilmente
ha ragione. Anzi, sicuramente
ha ragione.
Ma dirò che trovo
la discussione e l'obiezione
di De Gregori non solo
inutile, ma noiosamente
accademica. Infatti, perché
mai opporsi all'uso della
parola "poeta"
con un ragionamento di
tipo filologico e storico,
quando per molti altri
termini non usiamo (e
non usa!) la stessa logica?
Mi spiego. De Gregori
non può essere
definito mai e poi mai
"poeta". Cantautore?
Eh no, perché è
vero che scrive testi
e musiche e se la canta
da sé, ma non lo
fa anche Biagio Antonacci?
Antonacci e De Gregori
appartengono alla stessa
famiglia? Per carità,
certamente no...quindi
bocciata pure questa.
Allora cos'è che
propone lui? «Io
sono un cantante»,
oppure «sono uno
che scrive canzoni».
Allora sai cosa verrebbe
da dire, se si avesse
voglia di tutto questo
accademismo inferto a
chi, in fondo, voleva
solo fargli un complimento?
Che "cantante"
è pure Laura Pausini
e a scrivere canzoni lo
fa anche Gigi D'Alessio.
A questo punto, volevasi
dimostrare, sono molto
più onesti ed intellettualmente
aperti studiosi e critici
appassionati - a cui magari
De Gregori per primi rivolge
la sua (rispettosa) critica
– che, in rassegne
che definiscono di "canzone
d'autore", inseriscono
senza problemi tanto Gino
Paoli, tanto Capossela,
quanto Caparezza.
Ma come, che significa
"canzone d'autore"?
«Tutte le canzoni
hanno un autore!»,
obiezione d'accademico.
«Eccheppalle,
allora ci fai, lasciami
perdere», risponde
il sincero appassionato.
È ovvio che se
si dovesse titolare una
piazza a De Gregori nessuno
scriverebbe mai "piazza
De Gregori, poeta".
Oppure, consultando un
dizionario di canzone
italiana, alla voce “De
Gregori”, nessuno
troverà mai menzionato
il termine. Ma cosa dovrei
fare, se vedo De Gregori
per la strada? Urlare:
«De Gregori, sei
uno che scrive canzoni!!!».
No, accidenti, gli urlo:
«De Gregori, sei
un poeta!».
Discutendo di questo con
un mio amico, ha immaginato
la scena:
Un ammiratore si avvicina
a De Gregori.
«Francesco, quei
versi che hai scritto
mi hanno emozionato profondamente:
sei davvero un cantante».
La questione è
che io non voglio urlargli
la definizione di quello
che fa («Fellini,
sei un regggistaaa!!!»),
ma gli voglio fare un
complimento! Chi troverebbe
davvero strano definire
“poeta” il
Pasolini regista, oppure
dare del “poeta”
a Roberto Benigni?
Quando De Gregori dice
che a dirgli "poeta"
non gli si fa un complimento,
fa dell'intellettualismo
bolso - abilmente mascherato
da anti-intellettualismo
bolso. E lo dico con tutta
l'ammirazione e l’amore
ben noti che ho non solo
per il De Gregori artista,
ma pure per il De Gregori
personaggio.
Invece, gli si sta facendo
proprio un complimento,
e uno ha tutto il sacrosanto
diritto di offendersi
a sentire che gli si risponda
così antipaticamente.
Bisognerebbe capire che
qualcuno, "poeta",
spesso non lo dice neanche
a chi scrive poesie!.