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Il
pane, il vino e la visione tour
di
Antonio Piccolo
Notte chiara, notte strana al Teatro Augusteo di Napoli. Chiara
per le luci che diffonde la frizzante band di Sergio Cammariere,
che raccoglie consensi e applausi in maniera lampante e forse insospettabile.
Notte strana, perché una buona parte del gioco la fa anche
l’atmosfera teatrale e sommessa della serata, consacrata da
una luna rossa di cartone che troneggia nella suggestiva scenografia
del concerto.
Il tour, cominciato
a Bologna lo scorso 24 marzo, ha su di sé il compito ufficiale
di promuovere il nuovo album “Il pane, il vino e la
visione”. Tuttavia, Cammariere è generoso
e accontenta le presumibili aspettative del pubblico, girovagando
curioso e divertito nella sua giovane discografia. Divertimento
avvalorato dal gruppo che lo accompagna: Amedeo Ariano
alla batteria, Luca Bulgarelli al contrabbasso,
il brasiliano Berg Campos alle percussioni e Bebo
Ferra alla chitarra. Questi quelli fissi. Ma fanno incursioni
piuttosto frequenti due ospiti d’onore, ossia l’ormai
vecchio amico Fabrizio Bosso alla tromba (che a dirla tutta svolge
bene il suo compito, ma quando prende la scena in mano non mostra
particolare inventiva) e Olean Cesari al violino, che stupisce con
effetti quasi speciali, pur avendo nient’altro che il suo
strumento.
Certo, Cammariere
non scontenta nessuno. Tuttavia, le canzoni non sembrano acquistare
particolare vigore rispetto ai dischi, ma anzi una certa piattezza
nell’interpretazione (soprattutto vocale) viene ribadita,
tanto da rendere difficile la distinzione netta fra i vari brani.
Sarà forse la preponderanza che sembra avere l’aspetto
musicale su quello testuale a penalizzare la resa interpretativa,
tant’è che i momenti brillanti – che ci sono
– sono quelli di brani esclusivamente strumentali, o le prolungate
code che ricordano con grande piacevolezza un’atmosfera da
buon jazz club, più che da teatro. Inoltre, peccato che brani
come “Cantautore piccolino”
non abbiano fatto più scorrerie nella scaletta, per spezzare
il ritmo e rendere più fruibile l’ascolto.
In chiusura,
l’ascesa. Perdonata una buona dose di ruffianeria, va riconosciuto
con piacere che l’interpretazione di due classici napoletani,
uno più vecchio come “Passione”
e uno più recente come “Napule è”
di Pino Daniele, sono toccanti e centrate in pieno. E “Vita
d’artista” e “Ferragosto”
(scritta con Samuele Bersani), eseguite piano e voce, fanno la loro
figura. Un’ottima figura.

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