Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 














 
BiELLE Concerti
Avion Travel allo Strehler di Milano

Guitti a volte si nasce. Un trionfo
di Giorgio Maimone

Danson metropoli è un signor disco e già abbiamo avuto modo di riportarlo. Ma eseguito dal vivo è di più: è uno spettacolo coinvincente e trascinante, dove Servillo, Mesolella, Ciaramella e Remino, rafforzati da Martina Marchiori al violoncello, Flavio D'Ancona alle tastiere e Daniele Di Gregorio alla marimba e percussioni interpreta l'album come meglio non potrebbe, aggiungendo qua e là qualche pezzo dei vecchi Avion, così, tanto per non perdere l'abitudine a stupire. Peppe Servillo, è inutile dirlo, è il front-man perfetto. A volte ridondante su disco, in scena riesce a dispiegare tutto il suo potenziale attore e quella guitteria che, per fortuna, porta incisa dentro di sè, nei suoi geni. Che sono, neanche a dirlo, geniali!

Inizia il concerto come l'album con Danson metropoli, nel senso della canzone. Ottima resa, grandi applausi e Servillo che ne approfitta alla fine per togliersi forse un sassolino: "La prima volta che abbiamo eseguito davanti al Maestro questa canzone, lui l'ascolta e mi fa: "Servillo ma sei sicuro di riuscire a cantarla in questo modo dal vivo?" Io ho detto: "ci provo". Beh, mi sembra di esserci riuscito". E si scatena il secondo uragano di applausi.

Una dopo l'altra passano le canzoni dell'album: dalla lenta e ipnotica "Cosa sai di me", occasione e palestra per Mesolella di dimostrare quale razza di virtuoso alberghi sotto il manico della sua chitarra, fino alla suggestiva e scarna "Aguaplano", in una versione dal vivo più ricca e più colorata di quella su disco (per quanto bella). Forse il clima, forse l'atmosfera, forse l'empatia indubbia che si era stabilita con la platea.



In qualche occasione il palco si svuota e restano solo i quattro Avion rimasti dai tempi della Piccola Orchestra. La musica resta energica e distesa, in quella miscela che mi piace definire "italiana" e che, da Paolo Conte in giù, attraverso gruppi come gli Avion Travel, i Sulutumana, la Piccola Bottega Baltazar e tanti altri, è diventata un po' una cifra stilistica di ripresa del cantautorato nazionale. Non più basato solo su modelli esteri, per quanto nobili, ma anche attento alle radici della canzone nazionale. Musica gentile che, per li rami, si ricorda delle lezioni di Kramer e del Quartetto Cetra, di Natalino Otto, della musica anteguerra e della grande tradizione del melodramma. "Abbassando" e "Aria di te" vengono riproposte per ricordare la storia passata degli Avion e di sicuro non sfigurano rispetto agli altri brani.

Per eseguire "Un vecchio errore" Peppe Servillo recupera il cappello con cui è entrato in scena: "Fa caldo - dice - ma per una canzone così bisogna mettere il cappello!". Ovazioni. "Il giudizio di Paride" conferma di essere un gradevolissimo pezzo di cabaret, anche se forse non una grande canzone, ma dal vivo la differenza sfuma, più che su disco, dove di ascolto in ascolto perde gradatamente in freschezza. D'altra parte l'avvocato di Asti è tutto fuorché ingenuo: mai avrebbe dato un suo grande inedito per altri. Mentre "Max", proposta prima dei bis, offre l'occasione per una splendida cavalcata morriconiana, con la chitarra di Mesolella tesa a sputare polvere e sole e spazio per un grande exploit solistico di Daniele Di Gregorio (che peraltro viene dal giro di Conte) alla marimba.

"Sentimento", la canzone con cui la Piccola Orchestra ha vinto il Festival di Sanremo, serve per cercare di far cantare la platea milanese (incredibile! Servillo ce la fa!) "Cantate a bocca chiusa. E' il sistema migliore per evitare di mettersi scuorno!". Mentre "Spassiunatamente" diventa l'occasione per un numero di puro cabaret con Mimì Ciaramella che, abbandonata la batteria, al proscenio recita la parte de "la voce del sud" e Mesolella quella del maestro di musica mai soddisfatto del finale che viene fatto ripetere cinque o sei volte in un crescendo progressivo di risate e di applausi. "Adesso capite perché portiamo il cappello - dice Servillo - questo numero lo facciamo fuori dai teatri quando la serata è andata male. Per arrotondare".

I bis non finiscono mai: sei chiamate al proscenio e alcuni bis, ma addirittura due riproposizioni. "Sijmadicandhapajiee" e "Danson metropoli" vengono riproposte anche nella formazione a quattro, quasi a significare che i brani preparati sono finiti, ma il pubblico non ne vuole sapere e chiede altre canzoni che però non ci sono. Luci accese: in platea una raggiante Caterina Caselli. Poco più in là Carlo Fava col fido Gianluca Martinelli. Ancora oltre Stefano Tessadri. Teatro Strehler pieno, ma non esaurito. Chi non c'era ha sbagliato.

Ascolti collegati


Paolo Conte
Live Arena di Verona

Avion Travel
Poco mossi gli altri bacini

Paolo Conte
Razzmataz

Servillo, Girotto, Manglavite
L'amico di Cordoba

Gianmaria Testa
Altre latitudini

Paolo Conte
Elegia


Formazione:
Peppe Servillo:
voce
Mimì Ciaramella: batteria
Vittorio Remino: contrabbasso
Daniele Di Gregorio: Marimba e percussioni
Fausto Mesolella: chitarra
Martina Marchiori: violoncello

Flavio D'Ancona: tastiere

Sul web

Sito ufficiale
 
Concerto del 18-04-2007
HOME