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Le BiELLE RECENSIONI
Banda Bassotti: "Vecchi cani bastardi"

Gli "schiaffi" salutari della Banda, il politicamente scorretto a ritmo di ska
di Moka

"C'è Davide Paolo il fagiolo il sigaro Pasquale e il picchio, è arrivata la Banda Bassotti manovali del paradiso". Con una sponsorizzazione come questa dei Gang alle spalle, il destino non può che sorridere quando si ascolta un disco della Banda Bassotti. Attivi da anni nella area romana, la Banda non ha perso un'oncia né di rabbia, nè di spinta propulsiva e il loro disco, fin dal titolo "Vecchi cani bastardi" è carico come una molla e bello come il rimbalzo verso il cielo di un salto di bungee-jumping. E' ska di classe e d'annata, ma riverniciato di materiali nuovi, come lo sa fare la Banda Bassotti, collettivo romano formatosi nel 1981: una scarica di adrenalina pura, innervata da una ritmica più che presente, col sostegno travolgente dei fiati.

“Coccodé”, “Tartamudo ska”, “No tav” i pezzi più forti, ma la scelta potrebbe tranquillamente ampliarsi. Personalmente metto il cd sul lettore e attivo “random” e “repeat”. Solo dopo due o tre giri completi stacco e passo ad altro. Il disco contiene tre cover storiche: “Revolution rock” dei Clash, "Rose of Passion" dei Bluehearts e "Gabino Barrera" di Antonio Aguilar. Ska, combat rock e reggae la miscela musicale. E testi niente affatto accomodanti (basta come titolo “U.S.A. – (United Snakes of Amerika)”? Oppure “La vie en flamm” dedicata alla rivolta nella banlieue parigine di questo inverno. Disco militante, ma “carico” come un kalashnikov bene oliato.


E queste sono cose che fanno bene. In un momento di travolgente rinascita del politicamente corretto e del socialmente assopito, gli "schiaffi" della Banda Bassotti sono salutari, ti svegliano e ti donano nuova carica. L'unico rischio, ascoltato nell'ordine esatto in cui è stato concepito (ossia come bisognerebbe sempre ascoltare i dischi) l'effetto accumulo nella prima fase rischia di essere un po' stucchevole, visto che la prima volta che si stacca il piede dall'acceleratore è con "Amo la mia città", il settimo pezzo, dopo 21'20" tirati come una lama. La seconda parte del disco, se vogliamo, è più varia come ritmi e clima sonoro, con il rock violento di "United Snakes of America" e di "Fuji rock", ma anche con la meditativa (e breve) "Cammina senza tempo" e con la delizia mariachi di "Gabino Barrera". E poi nella seconda parte sta anche il brano più "politicamente caldo" del disco, ossia quella "La vie en flamme" , dedicata all'esplosione delle banlieu parigine nello scorso inverno.

Che cosa ti starai chiedendo / mentre ci guardi alla TV / non ci puoi credere la tua Parigi brucia / le tue certezze vanno giù / venite adesso a raccontarci / il politically correct / di noi i politici non se ne fanno niente / perciò ci sbattono quaggiù. / / Qui nelle banlieues / cacciati via dal paradiso della produzione / Qui nelle banlieues / scende all'inferno la nuova generazione / provate un po'a viverci voi... nelle banlieues! ("La vie en flamme"). Non so l'effetto che fa a voi, ma a me ricorda un po' il canto di un "giovane cantautore promettente" dedicato al maggio parigino. Avete presente? "Verremo ancora alle vostre porte / e grideremo ancora più forte: "Anche se voi vi credete assolti/ siete per sempre coinvolti" (Canzone del maggio" di Fabrizio De André).

Ma non è la sola canzone politicamente forte: "No Tav" proclama a chiare lettere: "Cosa dovete portare / a quella velocità? / guardate bene lungo i binari / corre il progresso / e la povertà" e conclude "io sto con le montagne". Fosse nai che funzionasse come invito a ripensare a un'opera faraonica e, visti i tempi di costruzione, sostanzialmente inutile. Un'opera "nata vecchia" che non è fare un buon servizio all'intelligenza sostenere acriticamente. Insomma, anch'io "sto con le montagne!".

Poi c'è il "potenziale singolo" acchiappascolti, ossia "Coccodé". Prova a sentirla due volte a fila e vedrete se non vi si annoda nel cervello senza possibilitò di remissione! "Co-coccode-ò / E' nato prima l'uovo o la gallina? / Co-coccode-ò / Senza cervello e senza mutandine". Canzone per l'estate! Anche se "Tartamudo ska" le fa una bella concorrenza. Vengono entrambi dalla penna di Angelo "Sigaro" Conti come altri sei brani del disco. Fabio "Scopa" Santarelli ne firma uno e David Cacchione firma i testi di tre brani, dove la musica è di Conti.

Non è un disco lungo: sono solo 45'43", ma non si avverte. Ci si diverte, ci si pensa e, volendo ci si balla. Direi un mucchio di qualità positive per essere concentrate solo su un disco. Forse non diventerà disco dellanno o non andrà ad arricchire gli "Imperdibili del 2006" (ma perchè?) ma di sicuro "Vecchi cani bastardi" è destinato a farsi ascoltare a lungo. PEr incazzarsi con grazia, per divertirsi con grinta.

Banda Bassotti
"Vecchi cani bastardi"

Gridalo Forte Records- 2006
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Ultimo aggiornamento: 11-09-2006

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