| Disco
difficile. Al capolavoro manca appena qualcosa
di Leon Ravasi
Prendete
il pacchetto così com'è, senza scartarlo e mettetelo
sotto l'acqua. Fredda. Lasciatelo a sgelare. Occorrerà un
po' di tempo, ma più tempo serve meglio è. Prendetevi
utto il tempo che serve. Non ascoltatelo. Lasciatelo scongelare
completamente. Poi iniziate ad ascoltarlo. All'inizio mostrerà
ancora alcune delle rigidità, derivanti dal surgelamento
a cui era stato sottoposto. Sentitel più volte. A volume
crescente, meglio se in cuffia. Ed ascoltate con cura ogni singolo
passaggio, ogni variazione armonica, ogni ingresso di un nuovo strumento.
Sentite le parole. Disperdete la patina di poesia che le ricopre.
Comprendetene il significato, poi rimettete la patina. E infine,
dopo lunga cottura, mangiatelo. Sei minuti in forno normale, tre
nel microonde.
Solo sgelato "Da questa parte del mare" può dare
il meglio di sè. Un meglio che è tanto! Il disco è
bellissimo, è un'opera intensa appassionata e partecipata.
Forse troppo intensa, troppo appassionata e troppo partecipata,
per dare luogo a un capolavoro, come invece, forse inconsciamente,
conoscendo il tema e lo staff, mi aspettavo. Dice Gianmaria che
gli ci sono voluti 14 anno per arrivare all'essenza di questo disco.
Ci credo. Si sente. Ma 14 anni sono tanti, il carico di aspettative
che si produce è immenso, l'adesione al progetto è
totale. Il risultato è esplosivo. Ma esplosivo è un
termine bifronte: contiene una carica positiva e una negativa. "Da
questa parte del mare" quindi ogni tanto esplode ed ogni tanto
implode. E' evidente che sia uno degli album più importanti
prodotti quest'anno. Tema giusto e di attualità (le migrazioni,
o meglio, quando i migranti eravamo noi), musica di altissimo livello,
supportata da grandi e grandissimi strumentisti, testi ai vertici
della poesia, senza una sbavatura, senza una critica sensata che
si possa porre loro. Eppure, prodigio della matematica, il risultato
è inferiore alla somma degli addendi.
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E se fosse solo una
canzone? |
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Non cercate
un sorriso qua dentro. Non lo troverete. Non cercate redenzione
o speranza, perché non ve ne sono. Gianmaria Testa ha
prodotto un disco rigoroso, intenso e violentemente poetico
(segue) |
Sono giorni e giorni che mi scervello dietro l'enigma, senza arrivare
a un dunque. Ci sono un paio di errori apparenti: il cantato di
Gianmaria Testa esageratamente sussurrato e soffiato, roco all'inverosimile
in alcuni pezzi, sull'onda del peggior Bubola, fino al punto di
compromettere la comprensione del testo (in due canzoni in particolare:
"Una barca scura" e "Tela
di ragno", tra l'altro incongruamente consecutive).
Volete un consiglio? Ascoltatelo in cuffia! La nitidezza degli stacchi
tra i singoli strumenti e tra questi e la voce ne ha solo da guadagnare.
Altro consiglio? Ascoltatelo! Non fate altro, Prendetevi il tempo.
Mettetelo il cde nel lettore ed ascoltatelo davvero. Orecchie e
mente aperta. Terzo consiglio: non ascoltatelo se non siete dell'umore
adatto.
Fatte salve le precauzioni di cui sopra (comunque non da poco) avrete
la possibilità di godere di un'esperienza unica: un cantautore
di classe alle prese con un album di impegno totale, testuale, concettuale
e musicale. Già, perché, come prima cosa, Gianmaria
Testa ha avuto il coraggio di fare un concept album e di dichiararlo
come tale: un discorso unico sulle migrazioni che parte da un'esperienza
vissuta da lui personalmente a inizio anni '90 dell'arrivo di clandestini
su una spiaggia. Per uno di loro però non c'era più
niente da fare. Un cantautore intimista come Gianmaria che non saprebbe
scrivere proclami o pamphlet politici nemmeno se lo volesse, interiorizza
l'accaduto, lo fa sedimentare e, una vita dopo, produce questo viaggio
dalla parte degli ultimi. "Non ho scritto per loro
- dice l'autore sul nel libretto dell'album - Non ne sarei capace.
Ho scritto per me eper quelli che, come me, stanno da questa parte
del mare".
Standing
ovation e hola per GMT! Sennonché poi segue l'album. E l'ascolto
non è così fluido come lo si avrebbe voluto. La produzione
è di gran classe. Greg Coehn, ex bassista
di Tom Waits e compagno di avventure da anni di Mimmo Locasciulli,
è uno che conosce bene l'argomento che tocca e in questo
cd cura da par suo la direzione artistica e gli arrangiamenti degli
archi. Purtroppo non tutta la produzione. Agli ottimi strumentisti
di Gian Maria (Claudio Dadone alla chitarra, Philippe
Garcia alla batteria, Enzo Pietropaoli
al contrabbasso, Gabriele Mirabassi al clarinetto)
si aggiungono nei vari brani Bill Frisell alla
chitarra elettrica, Paolo Fresu alla tromba, Luciano
Biondini (talento assoluto, già con Fossati, oltre
che con Testa) alla fisarmonica, Piero Ponzo al
Sax, lo stesso Cohen al contrabbasso in un brano e un trio di violoncellisti
formato da Vittorio Piombo, Pietro Salvatori e Sebastiano
Severi. Questo solo per fare un cenno all'eccellenza dei
suoni.
Ai testi abbiamo già accennato. Poesia con un surplus di
significato. La sensazione però alla fine di un disco che
dura solo 44'37" (tempo da vecchio lp) è di pesantezza.
Forse per il tema trattato, forse per il tono utilizzato, forse
per la voluta mancanza di colori, dove colori non ce ne sono e non
potrebbero essercene. Il mare di Gianmaria è tetro e color
del vetro. Una distesa piana e senza increspature. I colori, assenti,
sono quelli, velati seppia, del libretto (un bonus al progetto grafico
di Danilo Manassero): bianco & nero & seppia
e un alternanza dei tre non colori.
Ci
accomodiamo in poltrona, concentrati all'ascolto e tributiamo dovuti
onori a "Seminatori di grano", "Rrock",
"Il passo e l'incanto", "Al mercato di Porta Palazzo"
e "Ritals" che sono tutti brani da ovazione.
Ci alziamo un po' rasserenati e lasciamo il teatro nell'ombra. Ne
abbiamo da meditare, ne abbiamo e molto. Ma grazie al cielo c'è
ancora chi ha voglia di fare un disco di totale impegno e qualità.
Forse non per tutti, bisogna senz'altro arrivarci preparati e bene
attrezzati. Ma in alcuni momenti si toccano vertici assoluti, in
un prodotto che naviga sotto un altro cielo rispetto alla musica
merce.
Gianmaria
Testa
"Da questa parte del mare"
Fuorivia / Radio Fandango- 2006
Nei negozi di dischi
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aggiornamento:11-10-2006 |