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Le BiELLE RECENSIONI
Gianmaria Testa: "Da questa parte del mare"

Disco difficile. Al capolavoro manca appena qualcosa
di Leon Ravasi

Prendete il pacchetto così com'è, senza scartarlo e mettetelo sotto l'acqua. Fredda. Lasciatelo a sgelare. Occorrerà un po' di tempo, ma più tempo serve meglio è. Prendetevi utto il tempo che serve. Non ascoltatelo. Lasciatelo scongelare completamente. Poi iniziate ad ascoltarlo. All'inizio mostrerà ancora alcune delle rigidità, derivanti dal surgelamento a cui era stato sottoposto. Sentitel più volte. A volume crescente, meglio se in cuffia. Ed ascoltate con cura ogni singolo passaggio, ogni variazione armonica, ogni ingresso di un nuovo strumento. Sentite le parole. Disperdete la patina di poesia che le ricopre. Comprendetene il significato, poi rimettete la patina. E infine, dopo lunga cottura, mangiatelo. Sei minuti in forno normale, tre nel microonde.

Solo sgelato "Da questa parte del mare" può dare il meglio di sè. Un meglio che è tanto! Il disco è bellissimo, è un'opera intensa appassionata e partecipata. Forse troppo intensa, troppo appassionata e troppo partecipata, per dare luogo a un capolavoro, come invece, forse inconsciamente, conoscendo il tema e lo staff, mi aspettavo. Dice Gianmaria che gli ci sono voluti 14 anno per arrivare all'essenza di questo disco. Ci credo. Si sente. Ma 14 anni sono tanti, il carico di aspettative che si produce è immenso, l'adesione al progetto è totale. Il risultato è esplosivo. Ma esplosivo è un termine bifronte: contiene una carica positiva e una negativa. "Da questa parte del mare" quindi ogni tanto esplode ed ogni tanto implode. E' evidente che sia uno degli album più importanti prodotti quest'anno. Tema giusto e di attualità (le migrazioni, o meglio, quando i migranti eravamo noi), musica di altissimo livello, supportata da grandi e grandissimi strumentisti, testi ai vertici della poesia, senza una sbavatura, senza una critica sensata che si possa porre loro. Eppure, prodigio della matematica, il risultato è inferiore alla somma degli addendi.

E se fosse solo una canzone?
Non cercate un sorriso qua dentro. Non lo troverete. Non cercate redenzione o speranza, perché non ve ne sono. Gianmaria Testa ha prodotto un disco rigoroso, intenso e violentemente poetico (segue)

Sono giorni e giorni che mi scervello dietro l'enigma, senza arrivare a un dunque. Ci sono un paio di errori apparenti: il cantato di Gianmaria Testa esageratamente sussurrato e soffiato, roco all'inverosimile in alcuni pezzi, sull'onda del peggior Bubola, fino al punto di compromettere la comprensione del testo (in due canzoni in particolare: "Una barca scura" e "Tela di ragno", tra l'altro incongruamente consecutive). Volete un consiglio? Ascoltatelo in cuffia! La nitidezza degli stacchi tra i singoli strumenti e tra questi e la voce ne ha solo da guadagnare. Altro consiglio? Ascoltatelo! Non fate altro, Prendetevi il tempo. Mettetelo il cde nel lettore ed ascoltatelo davvero. Orecchie e mente aperta. Terzo consiglio: non ascoltatelo se non siete dell'umore adatto.

Fatte salve le precauzioni di cui sopra (comunque non da poco) avrete la possibilità di godere di un'esperienza unica: un cantautore di classe alle prese con un album di impegno totale, testuale, concettuale e musicale. Già, perché, come prima cosa, Gianmaria Testa ha avuto il coraggio di fare un concept album e di dichiararlo come tale: un discorso unico sulle migrazioni che parte da un'esperienza vissuta da lui personalmente a inizio anni '90 dell'arrivo di clandestini su una spiaggia. Per uno di loro però non c'era più niente da fare. Un cantautore intimista come Gianmaria che non saprebbe scrivere proclami o pamphlet politici nemmeno se lo volesse, interiorizza l'accaduto, lo fa sedimentare e, una vita dopo, produce questo viaggio dalla parte degli ultimi. "Non ho scritto per loro - dice l'autore sul nel libretto dell'album - Non ne sarei capace. Ho scritto per me eper quelli che, come me, stanno da questa parte del mare".

Standing ovation e hola per GMT! Sennonché poi segue l'album. E l'ascolto non è così fluido come lo si avrebbe voluto. La produzione è di gran classe. Greg Coehn, ex bassista di Tom Waits e compagno di avventure da anni di Mimmo Locasciulli, è uno che conosce bene l'argomento che tocca e in questo cd cura da par suo la direzione artistica e gli arrangiamenti degli archi. Purtroppo non tutta la produzione. Agli ottimi strumentisti di Gian Maria (Claudio Dadone alla chitarra, Philippe Garcia alla batteria, Enzo Pietropaoli al contrabbasso, Gabriele Mirabassi al clarinetto) si aggiungono nei vari brani Bill Frisell alla chitarra elettrica, Paolo Fresu alla tromba, Luciano Biondini (talento assoluto, già con Fossati, oltre che con Testa) alla fisarmonica, Piero Ponzo al Sax, lo stesso Cohen al contrabbasso in un brano e un trio di violoncellisti formato da Vittorio Piombo, Pietro Salvatori e Sebastiano Severi. Questo solo per fare un cenno all'eccellenza dei suoni.

Ai testi abbiamo già accennato. Poesia con un surplus di significato. La sensazione però alla fine di un disco che dura solo 44'37" (tempo da vecchio lp) è di pesantezza. Forse per il tema trattato, forse per il tono utilizzato, forse per la voluta mancanza di colori, dove colori non ce ne sono e non potrebbero essercene. Il mare di Gianmaria è tetro e color del vetro. Una distesa piana e senza increspature. I colori, assenti, sono quelli, velati seppia, del libretto (un bonus al progetto grafico di Danilo Manassero): bianco & nero & seppia e un alternanza dei tre non colori.

Ci accomodiamo in poltrona, concentrati all'ascolto e tributiamo dovuti onori a "Seminatori di grano", "Rrock", "Il passo e l'incanto", "Al mercato di Porta Palazzo" e "Ritals" che sono tutti brani da ovazione. Ci alziamo un po' rasserenati e lasciamo il teatro nell'ombra. Ne abbiamo da meditare, ne abbiamo e molto. Ma grazie al cielo c'è ancora chi ha voglia di fare un disco di totale impegno e qualità. Forse non per tutti, bisogna senz'altro arrivarci preparati e bene attrezzati. Ma in alcuni momenti si toccano vertici assoluti, in un prodotto che naviga sotto un altro cielo rispetto alla musica merce.


Gianmaria Testa
"Da questa parte del mare"
Fuorivia / Radio Fandango- 2006
Nei negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento:11-10-2006

 
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