Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 














 
Le BiELLE RECENSIONI
SursumCorda: "In volo"

Staccando il suono da terra: tra le radici e le ali
di Giorgio Maimone

Torniamo a parlare di cose serie e lasciamo perdere le stupidate e le amenità, come l'ultimo disco di Fossati. C'è sul mio lettore da qualche giorno un gioiello che gira, gira, gira e non mi stanca. E viene da un gruppo che già lo scorso anno aveva fatto sperare nel miracolo: i SursumCorda. Il loro secondo disco si intitola "In volo". E' un album di sola musica (fatta eccezione per l'ultimo brano, che poi è una riproposizione cantata del primo, ossia "Poesia bruciata"). Musiche nate per essere collegate alle immagini di un documentario, che a poco a poco hanno preso consistenza, certezza del volo, sicurezza nelle proprie ali e, senza mai mollare le radici che le tengono legate alla terra, hanno trovato la forza per staccare il suono del suolo. E iniziare a volare. "In volo" è una delle più piacevoli sorprese di questo fantastico inizio di 2006!

Che i SursumCorda fossero bravi lo avevamo capito e ne eravamo convinti, fino al punto di premiarli per l'album d'esordio dello scorso anno, "L'albero dei bradipi", come delle realtà più consistenti emerse nel corso del 2005. Questo disco rende giustizia al loro potenziale e ce li fa amare ancora di più, anche perché questo tipo di musica in Italia non ha molti epigoni. I riferimenti più immediati sono i voli eterei di chitarre e corde di René Aubry, che non a caso nasce musicista per dare suoni alle visioni che gli turbinano intorno. Oppure anche i "Dirty Three", terzetto australiano in cui milita il violinista di Nick Cave, il grande Warren Ellis, una band che ha inventato una nuova formula, che spazia tra folk, rock e musica da camera. Con un violino struggente in primo piano. Anche i Dirty Three sono molto attenti all'aspetto visuale: il chitarrista Mick Turner disegna personalmente le copertine con pennellate dense di colore che tentanto di trasfondere il proprio mondo musicale.

Che io sappia i SursumCorda non disegnano, o comunque non disegnano le proprie copertine, ma seguono una strada affine, una sorta di "terza via" tra folk, rock e musica classica foriera di sviluppi interessanti. Se aggiungiamo che, a fianco di musiche tanto raffinate, stanno, di solito, anche testi poetici molto curati, ecco che si delinea netto il quadro di un gruppo in forte crescita e che potrebbe davvero arrivare lontano. Spieghiamo intanto la genesi del disco che nasce come colonna sonora del documentario "Carlo e Federico: itinerari", prodotto dai SursumCorda e da Alberto Osella della Osella & Partners che viene proiettato alla mostra “Carlo e Federico. La luce dei Borromeo nella Milano spagnola” fino al 7/5/2006 al Museo Diocesiano di corso di Porta Ticinese 95 a Milano.

"I brani di questo disco sono nati quasi in contemporanea con il documentario relativo, alcuni prima e altri dopo rispetto alle immagini" puntualizza Francesco Saverio Gliozzi, violoncellista dei SursumCorda, di cui, qui a fianco, riportiamo un parere più esteso sulla genesi del lavoro.

"Questo disco è nato in un modo un po' strano: nonostante sapessimo che sarebbe stato possibile avere da Alberto Osella la commissione di questa colonna sonora, non abbiamo avuto la certezza che il documentario si sarebbe fatto prima dello scorso mese di giugno". (segue)

 


In realtà dei 14 brani presenti nel cd, alcuni sono nati senza il supporto delle immagini e altri invece costruiti sul filmato stesso. Un brano, "Poesia bruciata", nella sua forma cantata, era preesistente al progetto, come pure "Il Gorgo" che arriva dritto dal primo disco "L'albero dei Bradipi", in cui era l'unico strumentale, mentre la "Bambinata" si ispira liberamente al brano "Bambino", sempre de "L'albero dei Bradipi". Infine la title track, "In volo" si ispira a ... immagini che non ci sono nel filmato e ad esse deve, in un certo senso, supplire.

Una supplenza che funziona a meraviglia per tutti i brani che miscelano con sapienza le diverse componenti della cifra stilistica del gruppo, composto da Claudia Verdelocco all'oboe, Giampiero Sanzari, normalmente chitarra e voce e qui "privato" della voce, tranne che nell'ultimo brano, da Piero Bruni, chitarra classica e da Francesco Saverio Gliozzi, violoncello. In questo lavoro poi i "nostri" si fanno accompagnare da Luca Brunetti Felicetti che suona una marea di percussioni che vanno dal gatham (vaso in terracotta con l’imboccatura ampia, tipico della musica indiana) al tar (piccola percussione basca che permette delle battute in ritorno sull'avanbraccio), dalla campana tibetana al gong al santur (è un salterio con cassa armonica, le cui corde vengono percosse da martelletti), dalla darbouka al djembé (tamburi tubolare a clessidra africani), dalla zarb (percussione a coppa tipica iraniana dai bassi molto evidenti) al cajon (percussione nata tra i raccoglitori di frutta peruviani, ora tipica del flamenco) e chedanno delle pennellate di colore ineludibili ai pezzi. In un brano solo, ma è il "vecchio" Il gorgo, le percussioni sono affidate a Luca Canali, mentre le altre collaborazioni vedono Mell Morcone al pianoforte (già collaboratore del primo disco) e Meri Rinaldi alla voce nell'unica canzone cantata.

Le musiche sono di Gliozzi, Bruni e Sanzari, l'unico testo è di Giampiero Sanzari che, oltre alla chitarra e alla voce, suona in questo disco anche il salterio,
mentre Piero Bruni, chitarra classica, suona anche dulcimer e flauti dolci e SaverioGliozzi, oltre al violoncello, il pianoforte e gli archi. Un po' defilata Claudia Verdelocco che suona solo l'oboe, da lei arrangiato, nel brano che inizia e chiude il disco.

La sensazione finale resta quella di un disco che "doveva" essere fatto, per non consegnare al solo documentario il magnifico lavoro svolto. Perché "In volo" è in grado di reggersi per aria da solo, con le sue solide radici affondate nel centro della nostra cultura, delle nostre tradizioni musicali (dalla musica classica alla musica popolare) e le sue ali in grado di aprirsi verso gli spazi progressivi del rock e della musica alta. La musica dei SursumCorda cresce e cresce bene, portandosi appresso una sorta di lirismo fatato che impregna i solchi di questo disco, in cui convivono il sapore acre della memoria e le mezze tinte della speranza. Gli arpeggi delle chitarre e le sinuose trame dispiegate in questi 38'50" di musica inducono a non perdere il contatto con la realtà, ma contemporaneamente a recuperare una dimensione contemplativa nei confronti del mondo.

"Danza del sole e della luna", "Chiaroscuro" e "In volo" gli episodi più alti, uniti alla canzone di "Poesia bruciata", ma il tutto dura così poco che è difficile discriminare. E' un'irresistibile malinconia, lo "spleen" esistenziale che non fa recedere di un passo la voglia di volare. Radici e ali. Solidità e leggerezza. L'avevamo intuito col primo disco, lo confermiamo col secondo: sui SursumCorda ci si può contare.

SursumCorda: "In volo"
SursumCorda - Sanzari - 2006
Sul sito, alla mostra o ai concerti

Ascolti collegati

Ultimo aggiornamento: 19-02-2006

HOME