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Le BiELLE RECENSIONI
Ivano Fossati: "Ho sognato una strada"

Le (belle) strade sognate da Ivano Fossati
di Giorgio Maimone

Sono 42 canzoni, equamente ripartite in tre dischi da 14, per un totale di 3 ore 2 minuti e qualche manciata di secondi. Non solo, ma sono canzoni di Ivano Fossati, a partire da “La casa del serpente” del 1977, fino ad arrivare a “Cara Democrazia” di soli sei mesi fa. Praticamente trent’anni di musica, da cui restano esclusi solo gli esordi con i Delirium e poi con Oscar Prudente. Il cofanetto si intitola “Ho sognato una strada”, come il titolo di una delle canzoni del suo ultimo disco “Arcangelo”, scelta come brano conclusivo della raccolta ed è in vendita dal 15 settembre.

L’impaginazione è cronologica e ben ripartita: il primo cd copre il periodo dal ’77 all’84 di “Ventilazione”, il secondo parte da “Una notte in Italia” del 1986 e arriva fino a Lindbergh del 1992. Il terzo cd, infine, prende le mosse dal primo dei due “mitici” dischi dal vivo del ’93 e arriva fino a oggi. La lista delle “esclusioni” è brevissima. Sostanzialmente manca solo “Naviganti” tra i brani maggiori (poi ognuno avrà le proprie sofferenze: per me ad esempio lo è l’assenza di “Poca voglia di fare il soldato” del 1992) e non c’è nessuna traccia da “Not one word”, il disco solo musicale di Ivano, che però è sempre stato concepito e presentato come un capitolo a parte nella storia musicale di Fossati.

Il disco più rappresentato è (a sorpresa) “La mia banda suona il rock” del 1979, con sei pezzi, seguito da “Lindbergh” del 1992, con cinque pezzi. Sottorappresentati il recente “L’arcangelo” (per ovvi motivi commerciali), “Le città di frontiera” e “Ventilazione” con soli due brani. Tutte le canzoni ospitate nella raccolta sono del solo Fossati, con l’eccezione de “Il disertore” di Boris Vian (traduzione italiana di Giorgio Calabrese), mancano perciò le canzoni scritte con Fabrizio De André, comprese quelle che Fossati sentiva più sue come “Anime salve” e “Smisurata preghiera”. La voce di Fabrizio però è presente, accanto a quella di De Gregori in “Questi posti davanti al mare”, ma il libretto, che invece si ricorda di tutti gli altri co-sparring, se ne dimentica completamente.

I brani sono stati tutti selezionati dallo stesso Fossati e quelli più “antichi” sono stati rimasterizzati. La resa del suono infatti è splendida. Non solo, ma se proprio vogliamo dirla tutta., il secondo disco allinea 14 brani da brivido! E’, non a caso, quello che documenta il periodo “magico” di Ivano Fossati, quando, da buon autore ma in odore di pop, ha saputo ritagliarsi un ruolo da grande cantautore, probabilmente il migliore in Italia in quegli anni (e verrebbe da dire forse non solo in Italia).

Da “Una notte in Italia” a “Lindbergh” sono brividi ininterrotti, sensazioni positive, viaggi per mare, poesia e mondo che entra dentro di noi dalle piccole finestre aperte dai tre minuti di una canzone. E’ arte. E’ trance. E’ uno stato di grazia di cui forse non si è nemmeno responsabili e coscienti. Avviene. E come un flusso bisogna lasciarlo andare, fluire, perché prima o poi la sorgente potrebbe disseccarsi. Tra i 35 e i 45 anni Fossati non sbaglia un colpo e inanella un filotto di dischi tutti in grado di entrare nella storia della musica d’autore italiana.

Poi, al passare del millennio, Fossati si stanca del suo nuovo ruolo di “guru” e un po’ come descritto così bene da Bob Dylan in “Chronicles” (“componevo canzoni come i pittori che gettano colori e materiali sulle pareti. Quello che restava attaccato lo mettevo nei dischi. Poi ho iniziato a prendere anche quello che scivolava per terra”) , inizia a dedicarsi alla “demolizione” del suo stesso monumento, scegliendo una strada di leggerezza interpretativa che ha rischiato di disorientare il suo pubblico fedele e appassionato. Il che non gli ha tolto un’oncia di successo. Ha solo lasciato qualche dubbio sulla strada scelta e la sensazione che quella sorgente miracolosa si sia ormai disseccata.

Ora bisogna abbeverarsi ad altre fonti. A molti piacciono ancora le canzoni nuove di Fossati. Ma sono diverse: l’acqua, la musica ha altri sapori, gli arrangiamenti meno spezie e i testi hanno cambiato pelle. Tutto questo documenta quest’opera monumentale e superba. Un’opera che, in genere, si compila a fine carriera o, come forse è il caso, alla vigilia di un cambio di casa discografica.

Resta solo qualche piccolo dubbio alla fine delle tre ore di ascolto. Possibile che non ci fosse nemmeno un inedito, una versione alternata, un live originale da inserire nei solchi? Possibile che chiedendo un impegno economico non indifferente ai suoi fan Fossati non pensi di omaggiarli con qualcosa di nuovo? Chessò, la versione di “Viola” di Celentano o “Ragazzo mio” di Tenco o “Anime salve” o altri brani ancora eseguiti solo dal vivo? In America non sarebbe mai successo. In Italia sì.

E allora la domanda è: per chi è questo disco? Per i fedeli ascoltatori di Fossati no. Abbiamo già tutto. E in epoca di musica digitale, masterizzatori e iPod una “compilation” simile è alla portata di tutti. Teniamo conto poi che Fossati ci ha già gratificato di tre dischi dal vivo in dieci anni e di una raccolta (nel ’98) che, vivaddio, un inedito lo conteneva, come pure tutti i precedenti dischi dal vivo. “Ho sognato una strada” potrebbe essere un buon viatico per chi invece di Fossati non ha niente. In questo caso si verrebbe di colpo a trovare con ... tutto. E’ un cambio che può valere decisamente la pena!

Ivano Fossati
"Ho sognato una strada"
Sony Bmg - 2006
In tutti i negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento:15-09-2006

 
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