| Dai
Balcani al tex-mex, svolta che convince
di Leon Ravasi
Federico
Sirianni migliora di disco in disco. Peccato ne abbia fatti solo due!
Così il margine di miglioramento è molto ridotto. Ma
migliorerà ancora in seguito nei dischi a venire. Perché
se c'è una cosa che a Sirianni non fa difetto è la voglia
di rimettersi in gioco e di non vergognarsi di appoggiarsi o ispirarsi
a presenze maggiori che, in periodi diversi, possano avergli attraversato
la vita.
Una di queste presenze è Max
Manfredi con cui Federico ha lavorato, ha scritto canzoni o comunque
le ha cantate. Max con cui Federico ha sempre in animo di fare prima
o poi un intero cd di canzoni dedicate al Natale, tutte originali.
Tanto per non perdere il ritmo, dopo la delicatissima "Neve"
contenuta in "Onde clandestine", Federico ci delizia ora
con "Melodia per
occhi stanchi".
"Melodia per occhi stanchi / fuori è quasi natale
/ tra le guglie e i marmi bianchi della mia cattedrale / Sotto l'albero
in piazza / ci dormono stretti / aspettando la grazia per santi e
reietti... Resto solo stanotte / in questa notte speciale
/ pronto per fare a botte anche con Babbo Natale…".
Una piccola chicca. Ma non è l'unico punto di contatto con
Max Manfredi: "Liberaci dal mare", altra vetta del disco,
deve parecchio nell'impostazione, nella capacità di giocare
con le parole, nella scelta delle immagini al Max di "Danza
composta". "Abbiamo lasciato alle spalle
una città di davanzali / Di balconi con i fiori rossi per i
rosari per i messali / Abbiamo davanti agli occhi un orizzonte da
valicare / E un cuore che rabbocchi quando t'illudi di tornare / E
un cuore che va a tocchi se ti prometti di non tornare".
Questo su Max. Il resto è Morricone. Come
Stefano Tessadri a Milano, così
Federico Sirianni, nato a Genova su un taxi, ma attivo a Torino, ha
dedicato, tra le righe, il suo nuovo disco "Dal basso
dei cieli", prodotto e arrangiato con Mario
Congiu, non direttamente a Morricone, ma a quel clima di
confine che spirava dai film western di cui il compositore romano
ha curato la colonna sonora: "Per qualche dollaro in
più", "Per un pugno di dollari", "Il buono,
il brutto e il cattivo" e "C'era una volta il west".
E' difficile ascoltare il disco, in particolare l'introduzione e la
chiosa "Povre y sangre" senza
vedersi davanti la polvere del deserto, i cactus che si stagliano
contro le rupi del Colorado, pistoleros in azione, la polvere in gola
da sciogliere con abbondanti bevute in posadas di terzo ordine, assieme
a una bistecca alta tre dita con patatine, come ci hanno insegnato
si debba sempre chiedere dall'Arizona al Texas, Tex Willer e i suoi
fidi pards.
Sì, è un po' il mondo di Tex, con la capacità
affabulatoria di Max, che Federico ci snocciola addosso: un mondo
fatto di camionali, puttane, personaggi di quartiere, bozzetti sbozzati
e lavorati a sbalzo, che ti saltano addosso dalla pagina scritta o
dalle note di un mambo o di un valzer o di un blues, in una cavalcata
esagerata che partendo dai Balcani (ebbene sė, anche qui una citazione
ritorna!) , si sposta pian piano per le strade del mondo che da Torino
(Texas, come tutti sanno) si approfonda fino a Genova (Messico) e
anche un poco più in là.
Il mondo poetico e immaginativo di Federico Sirianni non stacca mai
il piede dall'acceleratore e passando attraverso le vite improbabili
di personaggi, loro sì comunque e sempre di confine, ci porta,
in quindici capitoli, divisi in due tempi con un paio di bis per un
totale di 53'31", a sognare un viaggio "cinematografico"
attraverso epoce e generi differenti, basta che si possa tornare sempre
ai deserti americani, a questo luogo ipotetico e forse solo filmico,
una location per disperati che hanno bisogno di cantare forte le loro
storie e le loro vite, per raccogliere almeno l'ipoteca di un'ombra
di esistenza.
Non sono tutte disperate le storie di Sirianni. Fortunatamente di
"Camionale" ce n'è solo una, con
le sue puttane sciroccate, sfruttate e disperate. Canzone molto bella,
ma dura. Musica di Morricone, testo di Mickey Spillane. Dura la musica
di "Dal basso dei cieli". intesa
come title track. Un malavitoso "avvoltoio" tiene testa
al mondo: "Il mio nome è Avvoltoio e bevo whisky e
bevo ancora / Appena sveglio al pomeriggio fino ai miei incontri con
l'aurora" e ricorda da vicino, come clima e atmosfera, il
"Corvo" di Davide Van De Sfroos. "Nel mio
quartiere", già l'abbiamo accennato, è
un pezzo molto Tom Waits, ma di grande apertura melodica e di limpida
luce poetica. E' uno dei punti cardine del disco, come la "Martinitza",
che pure ci riporta a Bregovic e alle atmosfere del disco precedente.
Interessante, per chiudere, "Mr Dupont",
canzone più francese di quanto potrebbe scrivere un francese
di origine magrebina. Si parla di Parigi, ma si pensa a Marsiglia.
Insomma, non stiamo a girarci tanto attorno, Federico Sirianni ha
talento e si sente. Ogni tanto gli scappa di mano e deborda, ma è
un'esagerazione dettata da generosità e abbondanza. Facciamogliene
grazia, come lui fa grazia a noi di un disco da ascoltare tutto d'un
fiato e ripetutamente.
Federico
Sirianni
"Dal basso dei cieli"
UPR - 2006
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aggiornamento: 13-06-2006 |