| Dalla
Romagna al mondo: fole, canti e ninnananne per meravigliare
di Giorgio Maimone
E'
come sentire cantate le storie che Nonna Cristina raccontava a Gianni
Cavina ne "Il paese di Tolintelsac", è come leggere
i racconti noir di Eraldo Baldini e, nel passaggio dei solchi, si
sente anche parlare della "borda", la stessa divinità
malefica legata all'acqua di cui parla Francesco Guccini ne "Un
disco dei Platters". Ma non è un disco di riferimenti
letterari. E' clima che è comune, è la lingua. Sì,
perché Rumì", anche se non lo spiega da nessuna
parte è cantato in romagnolo stretto, una lingua incomprensibile
sia cantata che scritta. E, ma questo non è secondario, è
un magnifico disco!
Non
è un disco di canti tradizionali, perché le musiche
sono state riscritte, ma quasi tutte le parole vengono o da filastrocche
popolari o da versi di poeti dialettali romagnoli come Lino Guerra
o Nettore Neri. E' il "trattamento" però a fare
la differenza: world music, musica popolare, jazz, preziosismi classici:
c'è dentro di tutto qui. Merito di Lu, che ha scritto le
musiche e di Leo Z (al secolo Leonardo De Bernardini), compositore
colto e raffinato, che ha costruito le pulsazioni ritmiche, le strutture
e le armonie delle canzoni ricorrendo all'elettronica come passe-partout
tra passato, presente e futuro. Ma la parte più interessante
è andare a vedere chi è Lu.
Il
panorama musicale al femminile nell’ambito della canzone d’autore
italiana, si sa, è abbastanza asfittico: se togliamo due,
tre grossi nomi (Gianna Nannini, Nada, Teresa De Sio) e qualcuno
leggermente meno grande (Carmen Consoli, Grazie De Michele, Isa,
Cristina Donà) è difficile indulgere all’ottimismo.
Insomma, qui da noi non nascono i talenti come Joni Mitchell, Lucinda
Williams, Mary Gauthier, Joan Baez, Judy Collins.
Ma, se si presta attenzione alle note interne dei dischi, ci si
può accorgere che qualcosa di molto interessante si sta muovendo
anche da noi. Si tratta di ragazze che muovono i primi passi all’interno
di gruppi e che, successivamente iniziano a costruirsi una fama
propria, a forza di incidere canzoni di qualità, cantarle,
comporle: insomma seguire tutta la trafila che porta un’esecutrice
a diventare una autrice. Ci sono buone aspettative su Sara Piolanti,
voce dei Caravane de Ville, ora alle prese col suo primo album solistico.
Si dicono buone cose su Silvia Orlandi, ex “Fiamma”
dei Fiamma Fiumana, che sta muovendo i primi passi col suo vero
nome. Ma c’è soprattutto Luisa Cottifogli,
alias Lu, un nome su cui puntare a occhi chiusi.
Attiva fin dagli anni ’90, ancora ragazzina, inanella collaborazioni
con grandi nomi come Glauco Mauri, Giovanna Marini, Ivano
Fossati, Lucio Dalla, David Riondino, prima di associarsi
(lei, nata in Trentino da madre friulana e papà marchigiano
e vissuta in Romagna) con i Mar Levar, un gruppo
che fa canzoni occitaniche, ossia di quell’area ristrettissima
della provincia di Cuneo, dove si parla ancora l’antico linguaggio
che fu alla base delle “langue d’oc”. Con i Mar
Levar ha inciso un disco e si è messa in luce al Mantova
Musica Festival, dove la sua prestazione, in particolare, non è
passata inosservata. Nel frattempo, di suo, produceva uno spettacolo,
destinato a diventare anche disco, dal titolo “Alo
Nenè: vengo dal nord, ma sono del sud”, perché,
come lei stessa ha sempre dichiarato: “Mi sento molto mediterranea,
sia come clima che come cultura”, accompagnata da musicisti
come Fabio Tricomi, Simone Zanchini, Enrico Guerzoni, Matteo
Scapoli, Carlo Cantini e Gabriele Bombardini. Non ci volle
molto che dall’estero, molto più attenti di noi alla
scoperta dei talenti musicali, si accorgessero di lei: richiesta
dalla radio austriaca, ha partecipato anche al Jazz Yatra Festival,
in India.
Ma è nel corso del 2006 che Luisa stupisce, uscendo con due
dischi che, ognuno a modo loro (e con tutti i loro contrasti di
luci ed ombre) possono sembrare i capisaldi dell’inizio di
una carriera di grande spessore. In primo luogo esce “Il
cannone”, nuovo disco dei Quintorigo
e, abbastanza a sorpresa, Luisa Cottifogli prende il posto di John
De Leo, il carismatico cantante del gruppo e si integra alla perfezione
nella formazione che allinea sax, violino, violoncello e contrabbasso
e, ora, la meravigliosa voce di Luisa che non si limita a cantare,
ma contribuisce firmando otto canzoni e traducendone una con ottimi
esiti. Non era facile sostituire John De Leo, ma Luisa ce la fa
ed anzi, impregna il nuovo disco della band della sua personalità.
Sempre nel 2006 esce un secondo disco suo, firmato come Lu
e dal titolo di “Rumì”.
E’ questo un disco completamente diverso dagli altri: l’unico
parallelo che viene è con il remoto “Alo Nenè”,
con cui condivide alcuni dei musicisti, come Fabio Tricomi (chitarra
rinascimentale, recorder, whistle, celtic harp) ed Enrico Guerzoni
(Cello) a cui si aggiungono però oltre a Lu (Luisa Cottifogli)
alla voce, Leo Z (acoustic piano, keyboards, electronics, programming)
, Matteo Scaioli (tabla), Bruno Farinelli (drums), Angie Passarella
(banjo, electric and acoustic guitar), Devis Mariotti (alto flute,
flute), Giulio Ciofini (clarinet, bass clarinet) , Francesco Sotgiu
(drums and percussions), Gavino Murgia (launeddas, vocals, soprano
saxophone, duduk) e il S .Martino Small Ensemble (strings).
Un
disco, come si può vedere dalla lista dei suonatori, strumentalmente
ricco, sospeso tra musica etnica e jazz, tra tradizione ed avanguardia,
cantato benissimo e suonato anche meglio e, caratteristica ulteriore,
tutto cantato in stretto dialetto romagnolo.
Tra i singoli brani che compongono l'album, che comunque ha una
sua profonda unitarietà ed andrebbe ascoltato dal principio
alla fine, spiccano l'iniziale "La sighéla"
(la cicala), l'intensa "La casteina bianca", l'elettronica
"Dirindena", la parlata "Nord"
e la finale "Rumì", come
dire cioè metà disco. Non perdetelo: è una
delle cose migliori che potrete ascoltare quest'anno.
Fascinoso
e maestoso: un grande disco che incorona la nascita di una grande
artista. A tutto tondo, perché nel disco, non limitandosi
all’ideazione, alla scrittura delle canzoni e al canto, Luisa
Cottifogli (anzi Lu) è anche l’autrice delle belle
fotografie in bianco e nero che corredano il libretto. Ascoltate
per credere.
Lu
"Rumì"
Forrest Hill Records - 2006
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aggiornamento: 07-05-2006 |