| Un
biglietto in prima fila, grazie. E' tornato il "Circobirò"
di Giorgio Maimone
Ho
ricevuto due biglietti di prima fila! Sono tornati quelli del "Circobirò".
Felice, ancora prima di ascoltare la musica, mi siedo in prima fila
e aspetto. Lo so che loro sono in grado di parlare dei miei sogni
e delle mie passioni, che sanno popolare lo spazio di un disco di
canti, suoni, personaggi e situazioni di cui mi piace seguire le
storie. E i Ratti della Sebina non tradiscono nemmeno questa volta.
Buio, luce. Lo spettacolo cominicia. E alla fine, come di prammatica
lo spettacolo con l'inchino dei cantastorie. Tutti pronti per una
quarta puntata della storia.
"Circobirò"
è stata a lungo una nostra passione (condivisa con tutti
i lettori di Bielle che per mesi e mesi hanno fatto di quella recensione
la più letta in assoluto sul sito) e "A passo lento"
segue la stessa onda, ma questa volta, anziché un solo spettacolo,
con un biglietto sembra che ci sia dato di seguirne due. I Ratti
della Sabina, fin dal primo disco "Cantiecontrocantiincantina"
hanno sempre avuto due anime, rappresentate dai due autori del gruppo,
Roberto Billi e Stefano Fiori, voce e chitarra entrambi, che, in
realtà hanno sempre scritto separati. Questa volta la divisione
è ancora più verticale e non solo scrivono separati,
ma non si incontrano mai per tutto il disco, dove c'è Roberto
non c'è mai Stefano e viceversa se non in due canzoni: in
una Stefano fischia e nell'altra fa i cori.
Ne
esce fuori un disco più a due teste che non "Circobirò"
e "Cantiediscantiincantina". E' vero
che ai tempi di Circobirò, come mi disse Roberto in un'intervista,
Stefano stava studiando per la tesi all'università e la sua
presenza come autore era stata sacrificata, mentre qui è
più presente. Ma proprio più in generale il mondo
di Stefano e di Roberto si sta differenziando: a Roberto piacciono
ancora le vecchie atmosfere combat-folk, caciarone e festaiole che
un po' contraddistinguevano il vecchio suono dei Ratti, Stefano
sta facendo scelte più rarefatte, più cantautorali,
con meno strumenti e un suono più asciutto e pulito. Ma non
è una divisione netta tra ritmo e riflessione. Ce n'è
di entrambi in ognuna delle due parti. Sono solo due mondi che emergono.
Ne viene fuori che il mio biglietto vale doppio!
E allora, cercando di prendere il meglio dalla situazione, mi accomodo
alla meglio sulla poltroncina della prima fila e guardo girare la
giostra: ogni tanto batto le mani, ogni tanto rifletto, qualche
volta mi lascio andare alla malinconia, altre cedo alla freschezza
irridente della gioia di vivere. I Ratti sono, oltre a Stefano e
Roberto, Eugenio Lupi (chitarra elettrica), Alessandro
Monzi (violino), Alberto Ricci (fisarmonica),
Paolo Masci (mandolino, bouzouki, dobro), Valerio
Manelfi (basso e contrabbasso), Carlo Ferretti
(batteria, percussioni e pianoforte). Sempre gli stessi otto dai
tempi di "Cantiediscanti".
Accanto a loro una bella e lunga serie di ospiti: i due principali
sono Mimmo Locasciulli e Raffaella Misiti
degli Acustimantico, presenti in due canzoni a
testa e con un ruolo niente affatto di secondo piano, poi Alessandro
Finaz dei Bandabardò, presente
in tre canzoni alla chitarra acustica (ma anche violoncello, contrabbasso,
organo, synth e cori) e co-autore di uno ("Il re
dei topi"). Come succede regolarmente dal primo
disco è poi presente anche Raffaello Simeoni,
concittadino dei Ratti, alla voce ne "L'abbatuozzo".
"A passo lento" ha un incedere più
impegnativo di "Circobirò" ed ha bisogno di qualche
ascolto inpiù per farsi apprezzare, ma alla fine la potenza
dei brani emerge, sia nei lenti che in quelli più coinvolgenti:
magico e avvolgente è "Non fa paura la notte"
di Roberto, con Raffaella alla voce e Mimmo Locasciulli al pianoforte.
Imprescindibile è "La giostra",
il brano da cui si parte, sempre di Roberto Billi con Mimmo Locasciulli
che lo aiuta alla voce e Carlo Bernabei alla tromba,
che è quasi la prosecuzione logica del circo del disco precedente.
Ma "Chi arriva prima aspetta",
di Stefano Fiori, con Finaz alla chitarra, col suo incedere leggero
reggae e lo slogan che porta nel titolo è un pezzo assolutamente
coinvolgente, con un gancio che ti si piazza in testa al primo ascolto
e non ti molla più.
Restano sempre alcune delle caratteristiche tipiche dei Ratti: l'appoggiarsi
alle poesie di Gianni Rodari ("Dopo
la pioggia" e "La rivoluzione"),
tenere sempre presenti i bambini, ricordare storie e leggende delle
loro terre ("L'abbatuozzo"),
presentare personaggi marginali, ma mai trascurabili ("Il
re dei topi"). Come pure dobbiamo segnalare,
per completezza critica, pur nel piacere generale, che, a volte,
le liriche sono tirate via, con rime che non tornano e metriche
che zoppicherellano anziché no. E per farle tornare non basta
spostare l'accento da "bàttito" a "battìto".
Insomma ogni tanto servirebbe un "editor" che rimetta
in sesto qualche frase, inserendo una zeppa qua e là. Peccatucci
da fretta o da spontaneismo portato all'eccesso. Tranquillamente
limabili. Il senso resta pregnante sulla forma.
"Fuori dal centro", ancora di
Stefano è ipnotico e suadente, come, e ancor più "A
oriente", una canzone vestita di seta e spruzzata
di spezie, ancora affidata alla penna di Stefano. La doppietta finale,
invece, "Fino al confine dell'inverno"
e "Dopo la pioggia" sono due
lenti "strappacore" dalla mano di Roberto Billi, impreziosita
la prima dalla voce di Raffaella Misiti e la seconda dal fischio
di Stefano Fiori. Par condicio rispettata fino in fondo: ma non
sarebbe giusto dimenticare "Il tempo che merita"
o "Il suono del motore" e la
tenue "Come se fossi neve".
Il mio biglietto diviso in due è diventato un biglietto ancora
più prezioso. Me lo terrò caro nella bacheca dei ricordi
assieme ai ritmi ed alle storie dei miei contastorie preferiti,
sperando che abbiano ancora voglia e tempo per raccontare storie
senza età a noi bimbi che, testardamente, ci rifiutiamo di
crescere, affabulati dalla magia di tutti i "Circobirò"
che ci passano e ci passeranno ancora nei dintorni.
Ratti
della Sabina
"A passo lento"
UPR - 2006
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aggiornamento: 03-03-2006 |