| Esseri
umani in continuo movimento
di
Lucia Carenini
Ci
sono parole e musica per raccontare i legami tra Oriente e Occidente
e la fragilità di essere umani in costante movimento, non
solo fisico, ma anche psichico e intellettuale. Si parla di esilio
del corpo e dell’anima, in questo concerto-spettacolo dei
Radiodervish, fermato nel suono e nelle immagini il 13 aprile 2005
all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Spunto e chiave
di volta dell’opera sono dati dall’omonima canzone di
Domenico Modugno – presa, rielaborata, riarrangiata con l’aiuto
di Franco Battiato, tradotta in arabo e trasposta in un altro tempo
e in altre latitudini dove mantiene, se non addirittura aumenta
la sua forza e il suo pathos.
Sicuramente,
parafrasando un titolo di Ivano Fossati, è la musica che
gira intorno, e gira intorno al centro di gravità delle parole.
Le canzoni scritte da Nabil Salameh e Michele Lobaccaro
si intrecciano con la lettura di stralci letterari e giornalistici
eseguita da Giuseppe Battiston costruendo una trama
rivolta a oriente e a occidente che prova a far ricordare a noi
“come eravamo” e a far capire a entrambi quanto siano
sbagliati l’antagonismo religioso tra culti monoteisti. "Amara
terra mia" è una voce che condanna il fondamentalismo
e contemporaneamente denuncia la situazione disumana dei Centri
di Permanenza Temporanei.
Le letture
sono tratte da "Nella Pietra e nel Vento"
di Adonis; un articolo pubblicato su Il Manifesto
nel luglio 2005 da Giovanna Boursier; "Lettera
Ad Un Kamikaze" di Khaled Fouad Allam;
"Nathan Il Saggio" di Gotthan Ephraim
Lessing e "Modernizzare Stanca"
di Sandro Cassano. La musica è costituita
da una selezione di brani dei Radiodervish con qualche
frammento delle passate stagioni degli Al Daravish.
Si ripropongono così canzoni come "Belzebù"
e "Radio Dervish" accanto alle
riletture di "Ti protegge", "Del bene e
del male", "Fedeli d'amore", "Bombay salam",
"Centro del mundo" e "Taci"
(così è stata ribattezzata la splendida "Taci,
il nemico ti ascolta").
Ma non si tratta di un banale copia-incolla. I pezzi sono ricolmi
di nuovi stili sonori e l’atmosfera lascia traspirare tutta
la sua drammaticità senza annoiare per un solo momento. Le
parole picchiano forte, affrontando temi profondi e scomodi, ma la
regia è matura, e lascia alla musica il compito di smorzare,
di attutire, di dare il respiro che permette di affrontare il prossimo
colpo. Così "ogni poesia torna alla sua grammatica"
e ogni testo interpretato si impasta su uno sfondo di emozione.
La maturazione
artistica del gruppo si avverte in pieno, e la resa teatrale ne
è la riprova. Il risultato è un raffinato disegno
sonoro tracciato dall’incontro della melodia con testi multilingue
che affondano le loro radici sia nella tradizione araba che nella
canzone d’autore italiana. Passione, amore, trasporto, impegno:
i Radiodervish giocano carte di una finezza estrema e propongono
un lavoro di qualità, improntato non solo sulla migrazione
ma anche e forse soprattutto sul dialogo tra i popoli e le religioni.
Parole e musica che si susseguono, nella convinzione che tutto possa
ancora essere costruito in termini di pace. Amara Terra Mia crede
nella via del dialogo. E la calca profondamente.
Radiodervish
"Amara Terra Mia" cd+dvd
Radiofandango - 2006
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aggiornamento: 23-10-2006 |