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Quintorigo anche senza John De Leo reggono bene la scena
di Moka
Il
disco che non ti aspetti. I Quintorigo sono sempre stati bravi.
Su questo non ci piove. E altrettanto sempre in grado di stimolare
riflessioni non banali sul loro fare musica. Escono, a sorpresa,
anche loro dal cilindro del festival di Sanremo, dove vanno due
volte nel 1999 e nel 2001 con "Rospo" e "Bentivoglio
Angelina". Entrambi le volte vincono il premio per il miglior
arrangiamento, la prima volta anche il premio della critica. Poi
vincono una Targa Tenco per l'opera prima nel '99 e prima avevano
vinto Arezzo Wave nel '98. Insomma, plurititolati e convincenti.
Ma, il "ma" grosso che restava è che i Quintorigo
venivano spesso identificati col loro leader e fron-man, ossia John
De Leo, autore, violoncellista, violinista, sassofonista, poeta
e personalità di spicco. John De Leo non c'è più.
E pur tuttavia "Il cannone" è un signor disco che
richiama le avventure precedenti, ma che segna anche una nuova tappa
di evoluzione per il gruppo, proiettato ormai verso altri scenari.
Migliori? Peggiori? Non si sa. Di sicuro diversi, forse meno cupi
e introversi rispetto agli ultimi tempi. Di sicuro interessanti
e piacevoli. Di sicuro intelligenti. John è stato sostituito
al canto, ma anche in buona parte della scrittura dei testi, da
Luisa Cottifogli, personalità a sua volta non di piccolo
momento: basti ricordare (oltre alle decine di collaborazioni anche
con Fossati, Dalla, Riondino, Caccipaglia) la sua presenza nell'ensamble
dei Marlevar.
Luisa porta la sua vocalità, la sua personalità
e la sua capacità di autrice nei Quintorigo: co-firma otto
canzoni, ne traduce una ("Invisible sun" di Sting) e ne
canta due in assoluta solitudine ("Ranni li",
tradizionale arabo e "Soon I will be done",
tradizionale spiritual) e di sicuro impregna il disco della sua
personalità. Che peraltro non fa scopa esattamente sui rimanenti
Quintorigo. Le due anime si sommano e si integrano, ritrovando più
varietà, ma senza penalizzarsi a vicenda. Il risultato è
il gioiellino di disco che ci troviamo tra le mani. Da non perdere.
Se proprio vogliamo trovare svantaggi nel disco, possiamo dire che
è un po' troppo cantato. Sarebbe bello anche riuscire ad
ascoltare più musica. I Quintorigo suonano bene, Luisa canta
bene ... ma se canta sempre quando l'ascoltiamo la musica sottostante?
Forse manca un po' d'equilibrio al tutto, anche se resta comunque
un piacevolissimo lavoro. Non so se avrei "sfidato" John
De Leo sul suo stesso campo, facendo la cover di "Grigio".
Diciamo che la sfida al massimo è pareggiata, ma più
dalle parti della sfida persa.
Per il resto, come già detto, un disco da non dimenticare
di ascoltare e da non ascoltare alla leggera. Agili e gradevoli
e testi pieni di giochi di parole, la musica la conosciamo già
e si respira un eclettismo che potrebbe far bene al cuore. E che
comunque fa sperare.
Quintorigo
"Il cannone"
Exess / Venus - 2006
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aggiornamento: 08-03-2006 |