| La
forza narrativa delle canzoni popolari
di Leon Ravasi
Non
è esattamente un disco. E' più che altro uno spettacolo
teatrale. Ma ne viene fuori anche la cosa più simile a "un
concept disc" che i Sulutumana abbiano mai fatto. Scherzando
Giamba nel consegnarmelo ha detto "così il prossimo
anno vinciamo il premio
Bielle anche per l'album e non solo per le canzoni". Unitario
il tema di fondo: la canzone popolare. Da nord a sud della penisola:
dal Piemonte alla Sicilia, dalla Lombardia alla Sardegna, dalla
Calabria alla Puglia, dalla Campagna alla Toscana.
Ci
sono molte sorprese, anche per la forte presenza di brani di aree
linguistiche estranee alla zona di competenza classica dei Sulu.
Li avevamo sentiti alle prese con il repertorio lombardo (che per
loro è un po' un ritorno alle origini), con quello spagnolo,
al limite con quello piemontese, ma fa un certo effetto (positivo)
sentirli alle prese con l'Ave Maria sarda ("Deus ti servet"),
la stessa di De André o con "Riturnella", neanche
fossero i Cantodiscanto!
L'approccio è rigoroso e l'effetto è raggiunto. Stiamo
ascoltando un disco di canzoni popolari di antica o più moderna
tradizione, ma ormai acclarate e universalmente conosciute (almeno
nell'ambito del canto popolare). Non abbiamo ancora parlato della
cornice che invece ha una sua grande importanza, anche per spiegare
questa alternanza di motivi del nord e motivi del sud. Infatti non
dobbiamo dimenticare, come dice correttamente anche l'intestazione
del disco, che questa è "L'incredibile meravigliosa
storia di Prinsi Raimund" dei Sulutumana &
Teatrogruppo Popolare. Doppia intestazione come è
giusto. La storia è partorita dalla penna di Giuseppe
Adduci, che fa anche la voce narrante e partecipa ai cori,
mentre al Teatrogruppo Popolare appartiene anche la voce femminile
del disco. Cristina Bossi. I Sulutumana ci sono
tutti, compresa Patrizia Bosisio (sorella di Michele)
che per la seconda volta cura la grafica del gruppo (questa volta
molto in tema).
La storia, si diceva: fine anni '60, anzi maggio '68 per la precisione
(ma il dato è irrilevante nel contesto). Gli abitanti della
Collina sfidano quelli della Valle a un duello canoro: ciascun gruppo
dovrà portare tre canzoni del repertorio popolare, che farà
meglio si aggiudicherà la vittoria. Però, mentre la
Collna, forse più isolata, ha mantenuto integro il suo tessuto
sociale, nella Valle l'immigrazione è forte e ci sono molte
persone disposte a cantare, ma poco avvezze a cantare "il valzér".
E così le prove vanno malissimo e nascono dissidi e litigi
all'interno del gruppo, che aumentano quando si scopre che gli abitanti
della "Collina" caleranno il loro asso: "L'Emilia",
"praticamente Giulietta e Romeo", come afferma il narratore,
una canzone così bella che può essere contrastata
solo da "Prinsi Raimund". Ma non c'è niente da
fare: ogni volta che intonano "Prinsi Raiumund" salta
fuori una tarantella, nonostante che Berto, il capodabanda, si sgoli
a dire "E' zum-pa-pa! Non pa-pa-zum !". Ma non
c'è niente da fare: "quel tempo gli scappa fuori
di bocca come una patata cotta nella brace". Alla gara
però il canto, miracolosamente, esce corretto. Chi vinca
non è dato saperlo, ma nemmeno interessa.
Quello che interessa è questo gruppo di intense canzoni popolari
che troviamo riunite su un disco pieno come una zeppola di San Giuseppe
(non ci sarebbe stato un solo minuto in più!) e, se vogliamo,
anche la metafora (bella) di un'integrazione progressiva e progressista,
nata dalla frizione tra due culture diverse. Negli anni '60, non
nel pleistocene, questo contrasto era tra nord e sud Italia, oggi
è tra nord e sud del mondo. Impara Pera!
Dovessimo scegliere fior da fiore saremmo imbarazzati: i Sulutumana
sono bravissimi anche qui, quando giocano "fuori casa",
ma sono in grado di mettere in atto una serie di contropiede che
li fanno comunque vincere per 3-0. Nel repertorio meridionale mi
viene da citare ancora almeno "A Diosa",
canto sardo che non conoscevo.
Tra le canzoni del nord, oltre a "L'Emilia"
e "Prinsi Raimund", ossia le
due canzoni della sfida, non possiamo non citare "Donna
Lombarda" (diversa dalla versione presente in
"Angeli a perdere"), poi "La
noeva", "Barbagall" e, soprattutto
"La Bergera", meraviglioso
canto che giustamente chiude il disco. Non vorrei poi dimenticare
la deliziosa "Amor dammi quel fazzolettino"
che, ignoranza mia, non sapevo fosse canto popolare toscano.
Tutta da gustare peraltro la "battaglia" canora finale,
dove le due parti in causa combattono a botte di vilanelle, strambotti
e rime popolari a rispetto. All'ascolto del disco viene naturale
il rimpianto per non aver visto lo spettacolo, ma tutto sommato
il lavoro regge anche come raccolta di canzoni. Gli interventi parlati,
oltre a essere brevi, sono piacevoli e sembrano quasi canzoni aggiunte.
Se proprio volessimo chiudere con una nota meno positiva, ci sarebbe
voluto maggior rigore nel separare i brani cantati da quelli parlati,
perché a volte, nella semplice scansione delle tracce, il
cantato arriva dopo uno/due minuti di parlato e non è quindi
possibile ascoltare la canzone da sola (E' il caso della Ave Maria
sarda che parte a 1'32", ma anche di Donna Lombarda che parte
a 44" o di Pizzicherella che parte a 50"). Bastava far
cadere la fine del solco alla fine del parlato!
Peccato decisamente minore. Resta un ottimo disco di musica popolare
da tutta Italia (è fuori il Veneto rappresentato però
da dialetto del "Bergamin, il personaggio più ostioso
e riottoso alla mescolanza delle culture, quello che però
alla fine prenderà l'iniziativa di salire per far cantare
tutti assieme). Non sono i Sulutumana come li conoscete normalmente.
eppure sono completamente loro per la delicatezza, la gentilezza,
la magia delle voci, la mescolanza magica degli strumenti a cui
ci hanno tanto bene abituato in questi 5 anni di ascolti "matti
e continuati".
I
Sulutumana non sono il futuro della musica italiana: sono un meraviglioso
presente!
Sulutumana
& Teatrogruppo Popolare
"L'incredibile meravigliosa storia di Prinsi Raimund"
Società Artistica La Corda- 2005
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aggiornamento: 16-01-2006 |