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Le BiELLE RECENSIONI
Fiorella Mannoia: "Onda tropicale"

Languori brasiliani e noia professionale. Ma con tanta classe
di Moka

Il massimo della professionalità. Il massimo del divertimento. Per chi canta. Un po' meno per chi ascolta. "Onda tropicale" se lo si lascia in sottofondo e lo si ascolta con un orecchio solo è un album quasi perfetto. Come sempre di grande charme la voce di Fiorella Mannoia, sfolgoranti gli arrangiamenti e l'accompagnamento, di primissimo livello i duetti. E la musica sgorga felice e facile. Forse troppo felice e facile per la voce di una donna che ci aveva insegnato a preoccuparci delle sottili anomalie di Sally o di quello che può succedere nelle notti di maggio, magari quando passano treni a vapore. Troppo esile la trama.

L'ordito, invece è robustissimo: quando su un disco, dedicato alla musica brasiliana si edono sfilare nell'ordine i nomi di Milton Nascimento, Caetano Veloso (e del figlio Moreno), Chico Buarque, Gilberto Gil, Djavan, Carlinhos Brown, Lenine, Adriana Calanhotto ci si chiede cosa si può volere di più. Ma la musica brasiliana ha sempre avuto un grande difetto: fare impazzire i musicisti italiani, ma lasciare freddini noialtri del pubblico. O almeno alcuni di noi. E anche questo disco, pur piano di colori e di abilità non arriva a scaldarci il cuore.

E, se vogliamo è grave, perché Fiorella Mannoia, pur solo interprete, è sempre stata ritenuta una musica della canzone d'autore, di quella non banale, ma che ha anche cose da raccontare. E, guarda caso, quando i cantautori italiani hanno scritto per Fiorella le hanno quasi sempre dato il meglio del proprio repertorio: da Enrico Ruggeri con "Quello che le donne non dicono", a Fossati con "Le notti di maggio", a De Gregori con "Tutti cercano qualcosa", a Massimo Bubola con "Il cielo d'Irlanda", mentre Gianmaria Testa aveva già scritto "Aeroplano a vela" e Fiorella gliel'ha solo resa famosa.

In questo caso i brani sono tutti già noti ed editi. Alcuni vengono riproposti in portoghese, altri tradotti in italiano da Piero Fabrizi, professionale a sua volta, ma non esattamente assimilabile a Giacomo Leopardi. Le traduzioni sono sei su 12 brani, quindi il 50%. A volte si fanno preferire agli originali e a volte no. non c'è una netta predominanza. Né n motivo immediatamente chiaro per tradurre il 50% delle canzoni. Possiamo solo immaginare che l'altro 50% abbia dei testi indecenti. Ad esempio "Kabula Lè Lè" nel verso "Nao duvide que ela fica / mas duvide que ela va" esattamente cosa intende?


A vantaggio di "Onda tropicale" bisogna dire che almeno vengono evitati i pipponamenti più vistosi del samba per turisti, quelli su cui Davide Riondino ironizzava sotto le mentite spoglie di Joao Mesquinho (anche se "Un grande abbraccio" con Gilberto Gil va un po' in quella direzione). "Mama Africa" e "Canzoni e momenti" raccolgono le mie preferenze, ma anche il singolo designato "Crevo e canela" si mantiene su una linea di galleggiamento dignitosa.

"Senza un frammento", "Kabula Lé Lé" e "Mas que nada" si dividono invece le mie "im-preferenze". Mentre "Vivo" è un classico ormai noto e le due versioni (una come bonus track della sola Fiorella) sono notevoli. Come pure non è malvagia la traduzione di Fabrizi.

Ma alla fine degli ascolti resta la perplessità. Davvero ci aspettavamo questo? Davvero Fiorella non poteva fare altro? Sono sicura che si sia divertita, ma basta quando il divertimento non tracima da quest'altra parte dell'altoparlante? Fa un po' l'effetto di straniamento della Vanoni durante i suoi innamoramenti brasiliani o quello più recente dei Mau Mau. Per chi ama questa musica forse convengono gli originali. Oppure il Trio Miloga. Almeno sono freschi.


Fiorella Mannoia
"Onda tropicale"

Sony Bmg - 2006
Nei negozi di dischi


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Ultimo aggiornamento: 25-11-2006

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