| L'ingorgo
di parole della bufala del rap
di Giorgio Maimone
Caparezza.
Mondo Marcio, Fabri Fibra. Ossia Michele Salvemini, Gianmarco Marcello
e Fabrizio Tarducci. Anni di nascita differenti: Caparezza viaggia
oltre i 30 (36), Fabri Fibra ci è appena arrivatoo e Mondo
Marcio ha 20 anni. Diversa anche la zona di provenienza: percorrono
un po' tutta l'Italia, pencolando verso l'Adriatico: Molfetta, Senigallia
e Milano. Comune invece il fatto che tutti e tre suonano, cantano
o parlano per una major del disco: due per la Virgin e uno per la
Universal.
Il
fenomeno del rap italiano è, in fin dei conti, abbastanza
recente, normalmente confinato tra due estremi: o ultra commerciale
alla Articolo 31 o il rap politicizzatissimo delle varie Posse.
Ma tra Assalti Frontali e Jovanotti si sono ora insinuati questi
tre campioni di vendite, diversissimi tra loro e anche con qualche
pretesa di fare musica di qualità quando anche non d'autore.
La prima cosa che colpisce dei rapper è la quantità
di parole che sono in grado di sparare: un vero e proprio "ingorgo
di parole" per citare ancora De André: mi sono voluto
togliere uno sfizio statistico: per fare una canzone Fabri Fibra
usa mediamente 3800 caratteri, Caparezza e Mondo Marcio si aggirano
tra i 3600 e i 3200.
Tutta "Smisurata preghiera"
di Fabrizio De André, capolavoro assoluto e vertice tra i
maggiori della musica d'autore (e non tra le canzoni più
brevi) consta di 1200 caratteri! Un capolavoro ci sta quindi tre
volte dentro una qualsiasi canzone di Fabri Fibra. Ne vale la pena?
E' facile rispondere no. E' perfino troppo facile. E' facile dire
che il rap italiano mi fa venire il latte alle ginocchia, che le
rime sono le più scontate che possano venire in mente, che
i fatti raccontati non reggano la prova lettura neanche con tutta
la buona volontà di questo mondo, che non solo non c'è
poesia, ma non c'è cronaca, non c'è racconto, non
c'è spessore. Balbuzienti dislessici verrebbe da chiosare.
Mondo Marcio,
al confronto è un prodotto molto più raffinato, ma,
per l'appunto è solo un prodotto e si sente. Tutto in lui
è costruito: da una triste vicenda famigliare, con l'abbandono
e l'affido al Comune di Milano del bambino Marcio, la vita nelle
strade e lo spaccio e a 18 anni lo sbarco presso una major sotto
la guida spirituale di Bassi Maestro, uno che ha
fatto per lui, più o meno quello che Claudio Cecchetto ha
fatto per il Jovanotti degli inizi: se lo è inventato. Le
storie di Mondo Marcio sono storie trucide, di spaccio, di cattivi
ambienti, puro stile gangsta rap.
Pieno di cachinni e vezzi made in the USA ("uomo" per
"man", "fra'" per emulare il "bro'"
diminutivo di "brother": "uomo... / a volte mi
chiedo come faccio,o marcio serve un cuore di ghiaccio, ho il futuro
sulle spalle tutto il mondo sul cazzo, dicono l'amore muove il pianeta,
ma io dico che un marcio non si muove se non gli dai la moneta"
("Il mio mondo"). Mondo Marcio
punta tutto sul trauma di essere stato abbandonato da piccolo, con
un papà inesistente e una mamma troppo giovane: "Yeah
Uomo.... c'è qualcosa che non và uomo...NON C'E' NESSUNO!
/ Perchè vedi un pò di anni fa / vedevo mamma e papà
/ dentro una scatola / dietro due psichiatri ed ero solo un bambino...un
bambino!!" ("Dentro la scatola").
Punta all'apologo alla Davide Copperfield, a far piangere e in effetti
viene da piangere a leggere questa letteratura di scarto, questi
psicologismi di risulta, questi giochi di parole piatti e banali.
Fatto sta che Fabri Fibra e Mondo Marcio vendono a raffica, che
giornali informati e di tendenza come XL di Repubblica li recensiscono
col massimo dei voti, che Panorama dedichi la copertina a Fabri
Fibra, che si scateni il dibattito sul cattivo esempio che più
o meno volontariamente danno, che si creino partiti per l'uno o
per l'altro ed entrambi armati in favore dell'uno o dell'altro e
in odio reciproco.
Simboli coscienti della zero generation, niente valori ma un moralismo
di fondo che li porta a sputare su tutto, in primo luogo l'odiata
ma sempre presente televisione. Leggere Fabri Fibra fa l'effetto
di leggersi un giornale. Cultura da "City" o da "Leggo",
cultura da free magazines metropolitani, quelli che si trovano per
terra sui pavimenti dei tram o che svolazzano impuniti in tutte
le aiuole e per le vie delle grandi città. C'è attualità
e c'è banalità. Mondo Marcio, molto più avvertito,
almeno riveste il proprio prodotto con abiti musicali suntuosi,
con una voce calda e profonda, con qualche spicciolo di fascino
in più.
Mondo
Marcio
"Solo un uomo"
Emi/Virgin - 2006
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aggiornamento: 30-12-2006 |