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Le BiELLE RECENSIONI
Marlevar: "Marlevar"

Un disco scolpito nella pietra delle montagne bagnate dal mare
di Lucia Carenini

In lingua provenzale Marlevar significa alta marea, ma è una parola che si utilizza anche per definire la lievitazione del pane. Sicuramente definisce altrettanto bene le caratteristiche del gruppo "di confine" capitanato da Davi Arneodo, occitano Doc che ha riunito sotto lo stesso tetto una vocalist di assoluta qualità come Luisa Cottifogli, un quartetto d'archi e un piccolo manipolo di musicisti. Ma Marlevar non è un gruppo di confine solo perché arriva da un luogo come Coumboscuro, nelle alpi Provenzali, tra Italia e Francia, luogo in bilico tra Mediterraneo e Europa, tra montagna e mare. Luogo di passaggio di eserciti, pellegrini, mercanti, contrabbandieri, emigranti più o meno clandestini, ma soprattutto perché è costituito da una formazione acustica, che si esprime con sonorità mediterranee ricche di forti contaminazioni etniche, utilizzando cinque lingue neolatine - provenzale, italiano, francese, genovese, spagnolo - per cantare le tematiche culturali e sociali sviluppate con sensibilità lirica dal poeta provenzale Sergio Arneodo.

Suoni che spaziano tra il mare e le alture alpine: "Questo ben si adattava al gruppo - dicono i Marlevar - perché dalle sommità delle nostre montagne che toccano il mare, lo sguardo si spinge verso il Sud-Europa, naturale luogo di incontro e di contaminazione culturale ed artistica".

Nel Cd ci sono otto canzoni originali e un omaggio a Fabrizo De André, trovatore senza tempo che ben figura in questi luoghi. Le canzoni sono ispirate dalle storie di "Coumboscuro",
magica valle che in passato fu il “portale” tra culture diverse e che oggi ne mantiene una eco nelle sue rievocazioni. I testi hanno un'impronta lirica e spirituale, lasciano respirare un'aria di fascino e di mistero e vivono in un clima etereo, sospeso tra il passato delle leggende liguri e celte e il futuro delle modernissime apparecchiature mobili che Giancarlo Pierozzi ha utilizzato per le registrazioni. I Marlevar, infatti, come gli antichi trovatori, si muovono fra generi e tradizioni, fondendo ciò che trovano lungo i loro percorsi in un unica preziosa amalgama di suoni.

I quattro musicisti - Marco Ficarra, violino, chitarre; Luca Allievi, chitarre; Roberto Chiriaco, basso elettrico, contrabbasso, clarinetto e Edo Bellotti, batteria, percussioni - diretti da Davi Arneodo, compositore delle musiche, fisarmonica e flauti, sono accompagnati come dicevamo, da Luisa Cottifogli, interprete carica di pathos, con un’estensione vocale da brivido e dal quartetto d’archi Athena String Quartet. Ne esce qualcosa di nuovo, ben distinto dai cloni finto-etnici che ci circondano. E' un lavoro che si muove tra etnica, world, cantautorato, e classica; un lavoro in perfetto equilibrio tra testi suggestivi e sonorità classiche, acustiche ed energiche che muovono le nostre corde interne, avvolgendoci in un'atmosfera di vento, di terra e di spirito. Un'atmosfera che profuma allo stesso tempo di salsedine e di bruma dei boschi, che lega alla terra e alle nostre radici, come ben sintetizzano le parole di "L'esprit de la neissenço“: "Non sapevamo che le anime son due/una sepolta nela terra come ossa al cimitero dei cristiani/ l'altra bizzarra, volta alla luna". E ci si muove su antichi sentieri tracciati dal vento "Todo lo que hace el viento/es trazar en la tierra/el sendero que pasa al màs allà / donde el universo es màs claro” (“Tutto ciò che fa il vento è tracciare sulla terra il sentiero che passa al di là, dove l’universo è più chiaro”) che il tempo cancella ma “queda detras todavia para los hombres, / una inmensa claridad para creer “ (là dietro rimane ancora per i vivi / un immenso chiarore per credere) ("Una inmensa claridad").


Ed è significativo notare come il recupero delle proprie radici continui ad essere la base per creare nuova cultura, per allargare i propri orizzonti. E in quest'ottica di apertura ha un suo perché anche la cura nella presentazione del disco, che arriva in una confezione sobria ed elegante, con testi in provenzale, italiano, francese e inglese e i colori delle incisioni rupestri dell'Alta Val Grana.

Marlevar
"Marlevar"

Forrest Hill Records/Harmony Music - 2002
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Ultimo aggiornamento: 07-05-2006

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