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Le BiELLE RECENSIONI
Stefano Tessadri: "Malocuore"

Che ne dice Morricone? Canta con noi "Malaguena Salerosa"
di Giorgio Maimone

Che Ennio Morricone sia un genio non dobbiamo venirlo a scoprire noi. Che abbia fatto proseliti si sapeva, ma che questi proseliti allignassero all'interno della canzone d'autore non lo potevamo sapere. Adesso, nel giro di pochi giorni, prima dell'inizio dell'estate escono due dischi che, esplicitamente o implicitamente si ispirano al lavoro del compositore romano. O meglio, del suo periodo a fianco di Sergio Leone, impegnati in quella felice stagione del cinema italiano che va sotto il nome di "spaghetti-western".

Senza che vi sia un motivo preciso e senza che niente e nessuno detti la moda, escono in questi primi giorni di giugno due dischi, due buoni dischi di due validi autori italiani che, ascoltati distrattamente potrebbero fare scopa l’uno sull’altro. Uguale il clima e il riferimento al western, uguale quel camminare sui territori di frontiera col Messico, identico il suono twang twang delle chitarre. Ma poi, ad un ascolto più attento le differenze si precisano: restano due ottimi dischi, ma uno è “Malocuore” di Stefano Tessadri (di cui parleremo in questa recensione) e l’altro “Dal basso dei cieli” di Federico Sirianni (e sul piano dei titoli vince di una corta incollatura Tessadri).

Stefano Tessadri nel primo disco, "Dietro ogni attesa", aveva esplorato territori contigui a quelli di Vinicio Capossela, contaminando spazi urbani e ritmi balcanici, bevute e ballate molto “blue” al pianoforte, reinterpretando la figura del beutiful looser alla Tom Waits, in pericoloso disequilibrio tra follia e atarassia sociale. Ma che da questo punto di partenza si potesse arrivare ... in America (e non dell’est, ma nel west) era difficile prevedere.

Le canzoni di "Malocuore", nella manciata di minuti che si consentono, raccontano scene di vita, con personaggi alieni dal loro interprete, autore ed attore. Il mondo di Tessadri si colora di personaggi patafisici alla Jarry, come “Il pappagallo” (proprio nel senso del molestatore da strada) o gli “Ammazzacommissari” che “di notte, nel fienile / decisero la sorte / di chi a quel commissario / dovesse dar la morte”- E’ un grande “Girotondo” o un circo, un “Circo manicomiale”, “ma è tutto sotto controllo” ci garantisce Stefano.

Così sotto controllo che subito dopo si passa alla “Ballata degli impiccati” di Fabrizio De André, enorme canzone dal cd epocale “Tutti morimmo a stento”, di cui recita proprio la frase che fa da titolo: "Tutti morimmo a stento / ingoiando l'ultima voce / tirando calci al vento / vedemmo sfumar la luce". Rivista in salsa morriconiana, con la collaborazione di Oliviero Malaspina, la ballata assume uno strano tono da “Deguello”, prima dell’ultima battaglia di Alamo. Eserciti in marcia su un fondale di corpi impiccati, strani frutti che penzolano dai rami. Geniale!

Ma non è tutto qui: “Malocuore”, oltre che uno splendido titoli per il disco, è anche una canzone, un western-tango per l’esattezza: “Tu Malocuore mi innamori del tempo /questo è un tango di rimpianto / che nasce e che muore ... La mia locanda, il tuo amore / sinuosa memoria / bellissima storia / di tumulti d’umore”.

Il Sabbato poi ci ricatapulta con un gioco di parole, tra demonio e festività: divertentissimo e sgangherato, mentre “Malaguena Salerosa” (ci vuole la cedilla sulla “n”, ma non la trovo sulla tastiera) è già stata scelta come mia personale canzone per l’estate. Il finale, “La parte migliore di me”, è riflessivo e intenso, pianistico e notturno, come si addice a una chiusa dopo una cavalcata che ci ha seccato la gola di sabbia del deserto.

Imprescindibile "Malocuore"? No, forse no. Imperdibile? No, ancora no. Ma di sicuro è un disco che conviene fare la fatica di andarsi a cercare. Si sorride, si batte il piede a ritmo, ci si rilassa, addirittura ... ci si abbronza! E' un disco che fa bene. Fatevi del bene: ascoltatelo!

Stefano Tessadri
"Malocuore"

Novunque- Self - 2006
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Ultimo aggiornamento: 13-06-2006

 
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