| Il
"pollo frollo col bollo" di Frankie Hi-nrg e le dolcezze
di "Hemingway"
di Leon Ravasi
Ascolto
e riascolto "Sglobal" e storco il naso. Qualcosa non gira,
qualcosa non riesce a trovare il suo posto. Intendiamoci, posso
permettermi di storcere il naso solo perché si tratta di
Mimmo Locasciulli, un cantautore con una magnifica storia personale,
dipanatasi attraverso venti album, alcuni dei quali memorabili.
Ecco "Sglobal" non andrà a finire tra i memorabili.
Sostanzialmente perché è un album che si disperde
in troppe direzioni, senza sceglierne nessuna. Dopo il delicatissimo
e molto centrato "Piano piano" (sia nel senso della lentezza
che del pianoforte), Mimmo ritorna a due anni di distanza con un
altro tema forte, come la globalizzazione. Forse "troppo"
forte, troppo vicino, troppo sentito per poterlo affrontare in termini
artistici.
Se
da un lato abbiamo quindi Mimmo che spinge col piede sull'acceleratore,
pestando duro e cercando strade rock, dall'altro lato ritroviamo
il solito Locasciulli, piano e voce e cantate intimistiche. L'accompagnamento
è ricco e i suoni forti, ma non sempre questo basta, quando
le idee non procedono con lo stesso passo. Particolarmente poco
indovinata ci sembra proprio la title track"Sglobal",
scritta ed eseguita con Frankie Hi-Nrg (Francesco
Di Gesù). Cosa possano avere in comune i due personaggi lo
intuite anche voi. Poco. Niente. Ancora meno. Cosa possa risultarne
dal connubio è intuitivo. Un pastrocchio con un inciso rap
che è quanto di più alieno dall'immagine classica
di Mimmo si possa pensare.
Ma, almeno il disco fosse tutto così! Parleremmo di "svolta
epocale", di festival di Newport in salsa romana, di riscoperta
del "corpo elettrico", della voglia di rock che pervade
i cinquantenni (nell'ordine De Gregori con "Pezzi", Fossasti
con "Cara Democrazia" e ora Locasciulli con "Sglobal").
Non è così: i pezzi lenti restano anzi la maggioranza.
E allora? Perché fare un lavoro a metà? Francamente
non lo so. Sta di fatto che "Anna di Francia"
(non fosse per lo sciagurato titolo, plagio involontario di Lolli)
la ascolterei anche tre volte di fila e "Sglobal"
la tolgo regolarmente prima che finisca.
E così in questo disco ci tocca procedere a slalom. Ed è
un peccato. E' vero che (e lo ripetiamo perché è meglio
essere chiari) la critica a Locasciulli è una critica d'affetto,
perché essendo tra quelli che aspettano con ansia i suoi
dischi nuovi, un album riuscito a metà ci sembra un'occasione
in parte perduta. "Correre baby"
è un grande inizio, ad esempio: vagamente morriconiana, potrebbe
essere stata scritta da Federico Sirianni nell'ultimo album "Dal
basso dei cieli". Ritmica potente, voce calda, cantata ammiccante.
Il brano piace e coinvolge. "Perso e trovato"
ha un inizio sofisticato e d'atmosfera, col sax di Stefano
Di Battista e il contrabbasso di Greg Cohen,
ma il piacevolissimo mood jazzato viene smarrito a metà canzone,
dove diventa protagonista la chitarra elettrica di Marc
Ribot (alla chitarra ritmica un altro prodotto della genia
Locasciulli, Matteo). Questo inatteso stacco rock
convince solo in parte. Troppo aspro il contrasto con la prima parte
(e con la coda, anche quella deliziosa).
"Anna di Francia" non ricorda
e non somiglia in nulla al capolavoro lolliano con cui condivide
solo il titolo e un tono di fondo di assoluta gradevolezza. Canzone
delicata, scritta da Mimmo assieme al figlio Guido Elle:
violino, chitarra acustica, flicorno (affidato alle capaci guance
di Mike Applebaum) e il solito magnifico pianismo
lirico di Locasciulli. Contrariamente agli altri brani che danno
la netta sensazione di essere stati costruiti "a pezzi",
un po' in America e un po' in Italia (come testimoniano anche i
due studi di registrazione indicati sotto 5 dei brani), "Anna
di Francia" è unitaria e non spezzettata. Lirica e delicata,
malinconica e precisa. Grande brano.
In un disco a due facce come questo è abbastanza naturale
che al brano più "azzeccato" segua quello che meno
convince in assoluto. Di "Sglobal" non
mi piace né testo, né musica (rockaccio sgraziato,
sporcato di hip hop), con Marc Ribot in evidenza alla chitarra elettrica,
ma impegnato in giri solistici di routine. Intollerabile poi è
l'intervento di Frankie Hi-Nrg che snocciola rime
baciate con questo peso specifico: "Mi sveglio alla mattina
e sono sotto controllo / quando il fiato più pesante che
mi sento sul collo / sotto i fari tutto il giorno in batteria come
un pollo / sono carne col bollo e sotto vuoto mi frollo / non mollo
/ sotto sotto è anche bello / nel mio centro commerciale
/ come al grande fratello". Per me è troppo! Sarà
che il mio senso del ridicolo prevale, ma mi sembrano concetti da
balbuziente intellettuale sintetizzati in un lessico da minus habens.
Un tonfo per Locasciulli che considera Frankie "una persona
intelligente". Siamo a posto! Se questa è l'intelligenza
che riesce a esprimere, quasi quasi rivaluto Ligabue! A proposito
di "spezzatini", questa canzone è registrata addirittura
in tre studi diversi: uno per gli americani, uno per Mimmo e i suoi
e uno per Frankie. Sul retro di copertina Mimmo ringrazia Marco
Pietri per aver pensato "Sglobal". Se si riferisce alla
canzone, forse era meglio lesinare i ringraziamenti. D'altra parte
se pure De Gregori ha scritto un cesso di canzone come "Pezzi",
anche Mimmo può farlo.
Andiamo avanti che è meglio: "L'autunno
dopo tutto" è una classica ballata pianistica
alla Locasciulli, non particolarmente originale, ma, nel suo genere,
un classico. Incisa senza americani e tutta a Roma è un tenue
bravo di tristezza autunnale, ma il testo, intimistico e intriso
di umidità, si riscatta ampiamente. "Passo
lento" vede tornare in gioco gli americani, anzi,
suonano solo loro: Ribot alla chitarra, Cohen al basso. Fanno eccezione
all'americanità, Andy Bartolucci alla batteria
e Mimmo alla chitarra elettrica, accordeon e percussioni. Buon brano,
lento ma robusto e Marc Ribot si ricorda di essere un grande chitarrista
in grado di sostenere fughe solistiche di ottimo livello. I suoi
ricami sotto la voce di Mimmo (a volte doppiata) sono di alta scuola.
Un punto alto nel disco.
Siamo oltre la metà del breve album (41'29" in totale,
divisi in 10 brani) e ci imbattiamo in "1904",
altro pezzo forte del disco, che è l'unico brano non di Mimmo
o meglio dove Mimmo ha fatto solo la versione in italiano di un
brano di Bune Hubner che già era stato collaboratore
fondamentale di Locasciulli nel precedente lavoro "Piano
piano". Di sicura suggestione la fuga vocale a metà
brano, ottimo il canto e il piano. Ampia la strumentazione con violino,
tromba, tastiere, percussioni e contrabbasso suonati nell'ordine
da Luca Ciarla, Mike Applebaum, Matteo e Mimmo Locasciulli, Andy
Bartolucci e Greg Cohen. E' un brano lento, ma strutturato e robusto,
nella sua apparente esilità.
"Aiuto!" è un rockaccio
alla Bob Dylan o alla De Gregori, a cui rimanda anche la voce. Un
altro "superospite" alla chitarra (suonata molto bene)
e cioè Alex Britti, che dona piccole sfumature
blues al brano. Alla chitarra elettrica Massimo Fumanti.
Il buffo è che nel brano più "americano"
del lotto gli americani sono del tutto assenti. "Non
è stato facile" è un brano di Stefano
Delacroix (vero nome Stefano Cazzato), già inserito
nel suo album "Ribelli", prodotto proprio
da Locasciulli. Tutto sommato abbastanza anonimo. Un riempitivo.
Finiamo però in bellezza con "Hemingway",
brano raccolto e sussurrato, dall'incedere intimo e chitarristico,
contrassegnato dal cesello di belle frasi: "come compagni
che si scambiano la strada / o come gli amanti che amministrano
i minuti / niente si perde per niente / e non si scambia con niente
/ e niente si lascia per niente". Brano minimalista, realizzato
con tre chitarre e un basso, tutto in Italia, con i due Locasciulli
e Massimo Fumanti. Qualche brivido leggero, sentore di legna e di
pensieri "buoni", un ottimo addio e un viatico convincente
per un nuovo album. Perché Locasciulli è come un Barolo
d'annata: non ha bisogno della barrique, non ha bisogno di trucchi
o orpelli. Si gusta al meglio quando è naturale! Buon lavoro
Mimmo.
Mimmo
Locasciulli
"Sglobal"
Hobo/Egea - 2006
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aggiornamento: 28-08-2006 |