| L'importanza
delle voci dalla fabbrica, dalle risaie, dai campi di battaglia
di Luca Vitali
Il
senso del disco è racchiuso nel titolo: cantare la storia
significa dare voce a chi, nei campi, nelle risaie, nelle fabbriche,
sui campi di battaglia, emigrando per cercare un presente e un futuro
migliori, ha fatto la storia italiana del secolo scorso pur senza
comparire sui libri.
Fabrizio Poggi arriva al secondo volume del progetto Turututela
(“Canzoni Popolari”, uscito nel 2002, aveva ricevuto
il plauso unanime della critica) ed è il brillante risultato
di tanto tempo passato a frugare nei vecchi bauli impolverati ed
ammuffiti del canzoniere italiano.
Recuperare le radici, e con esse tante storie che tanti
preferiscono far dimenticare a vantaggio della vacuità dei
nostri tempi, è quello che da trent’anni fanno Gastone
Pietrucci e La Macina per quel che riguarda le Marche,
quello che hanno fatto Bruce Springsteen con le
Seeger Sessions
e Francesco De Gregori nel sodalizio con Giovanna
Marini, quello che fanno i Gang con le
loro storie che arrivano dal passato vestendosi di rock, quello
che lo stesso Fabrizio fa da anni con il blues e ora anche con questo
secondo malloppo di canzoni che arrivano dritte dal nostro patrimonio
musicale.
Oltre a Fabrizio Poggi voce e armonica (e chitarra e organetto in
“O cara moglie” di Ivan
Della Mea), i Turututela sono Roberto
G. Sacchi alla fisarmonica, Marco Rovino
alla chitarra e al mandolino, Odette Lucchesi ai
cori.
Si inizia con “Bella ciao delle mondine”
e con la dedica all’armonica a bocca di “La
suneta”. “La terribile sciagura
di Mattmark” ricorda le ottantotto vittime di
un ghiacciaio svizzero nell’agosto del 1965. “Vola
colomba” arriva dal Festival di Sanremo del
’52, quando ancora si poteva davvero parlare di festival della
canzone italiana.
Non c’è nostalgia in queste riproposizioni, non c’è
tristezza: il suono è scintillante, c’è più
l’atmosfera di una festa popolare, un tappeto sonoro acustico
che fa sfoggio anche di contrabbasso (Roberto Re)
e percussioni (Stefano Bertolotti).
“La Mundena” è una
poesia di Angelo Vicini messa in musica da Poggi,
in “Sciur padrun da li beli braghi bianchi”
e in “Saluteremo il signor padrone”,
altri due tra i più famosi canti delle mondine, partecipano
ai cori Renato Franchi, Viky Ferrara e Claudio Ravasi,
mentre “Anche per quest’anno le ragazze
ci han fregato” vede come ospiti Paolo
Millet all’armonica e Chiara Negro
alla ghironda.
“Mamma mia dammi cento lire”
non ha certo bisogno di presentazioni essendo una delle più
celebri canzoni sull’emigrazione, e anche “Miniera”
sembra arrivare dall’altra parte dell’oceano, dall’assolato
border tra Messico e Stati Uniti.
Qua e là si possono apprezzare il lavoro di Maurizio
“Micio” Fassino alla chitarra e di Giovanni
Lanfranchi al violino, ma vanno citati anche i cori di
Erica Opizzi, Laura Marchesi e del Sacher Quartet.
“Mamma perché non torni”
è tratta dal repertorio del cantastorie pavese Adriano
Callegari e proprio ai cantastorie è dedicata la
title-track, scritta da Sacchi, Poggi e ancora Vicini.
Chiude il disco una traccia nascosta: “Miniera”
cantata a metà degli anni ’70 da Vincenzina
“Vice” Mellina Cavallini.
Sensibilità e passione vanno a braccetto per tutto il disco
e per chi da anni conosce il bluesman di Voghera, in “La
storia si canta” troverà la più piacevole
delle conferme.
Fabrizio
Poggi e Turututela
"La storia si canta"
Feelmay - 2006
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aggiornamento: 14-09-2005 |