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Le BiELLE RECENSIONI
Enzo Jannacci: "The best"

Il meglio che abbiamo è sentire ancora Jannacci. Ovazione.
di Giorgio Maimone

Quando Jannacci fa una cosa la fa seriamente. Questo "The Best" non è un disco transitorio come tanti altri, non è stato solo messo lì per riempire gli scaffali così bisognosi di offerte speciali nel periodo delle vacanze natalizie. E' un The best serio che ci presenta Enzo in piena forma, che reinterpreta per l'occasione tutti i brani con i nuovi arrangaimenti, particolarmente azzeccati di Paolo Jannacci e che non si perita di offrirci anche una manciata di inediti come una strepitosa "Bartali" a due voci (e quattro bicchieri) con Paolo Conte. Canto da avvinazzati sodali, tanto più piacevole, nonostante le evidenti sbavature perché apparentemente fatto da due persone che si sono divertite a cantare assieme.

Non è tutto: "Dona che te durmivet", una delle canzoni più delicate di Enzo, viene riproposta con un inedito testo in italiano, diventando così "Donna che dormivi", ma senza perdere un'oncia del fascino antico. Ma c'è ancora dell'altro; "Rien ne va plus", "Mamma che luna c'è stasera" e "Il ladro di ombrelli" sono tre inediti assoluti. E, almeno i primi due, di grande valore. "The best" potrebbe quasi essere un titolo fuorivante e far vendere qualche cd in meno al dottor Enzo: si dà una scorsa ai titoli e si dice: "ce l'ho già!" Eh no, non in questa versione, che è quasi sempre una versione potente. Ascoltare per credere.

Come sempre farà discutere la scelta del repertorio e l'inclusione o l'esclusione di alcuni classici. Per chiarire, diciamo subito che Enzo ha lasciato fuori tutti i classici in milanese su cui aveva imbastito il disco dello scorso anno, quel "Milano 3.6.2005" con cui celebrava i suoi 70 anni, citando la data delle ricorrenza nel titolo stesso del disco. In milanese, tra 35 canzoni e 160 minuti di musica (due cd pieni a tappo!) ci stanno solo "Per un basin" e le imperdibili "El purtava i scarp del tennis" e "Ohè sun chi", che consideriamo in replica.

Mancherà anche qualcosa (forse, non so), ma la versione rinnovata di "Quelli che ...", con la citazione del cellulare di Moggi, del moviolone e "se Materrese è il presidente della Lega, Bossì chi è?", vale da sola il prezzo del biglietto. Biglietto per viaggiare e soprattutto in tram, perché i "respingent" non ci sono più e Milano non si può più vedere da lì. La vediamo però dalle canzoni: da Rogoredo, ai Navigli, dall'Idroscalo a Via Canonica, da Piazza del Duomo allo Zoo Comunale (quello dei Giardini Pubblici di via Palestro). Pochi hanno percorso così tanto la topografia milanese quanto Enzo, comprese Piazza Martini, Piazza Napoli, via Lomellina, Baggio, l'Ortica e altri quartieri periferici.

Poi ci sono i pezzi rari, quelli che vengono dal passato remoto come "Soldato Nencini" o "Sfiorisci bel fiore" (che peraltro presenta una strofa in più, recuperata da un passato lontano) o "Sei minuti all'alba" e la vibrante e sempre più attuale"Gli zingari", la canzone che causò l'esclusione di Jannacci dalla finale di Canzonissima e il suo "esilio" americano (l'occhiuta censura della Rai gli proibì di cantare "Ho visto un re" e Jannacci la sostituì per ripicca con una canzone bella e dolente che parlava dei reietti della terra. Maestosa. Ma inadatta al pubblico di Canzonissima).

Infine ci stanno le rarità: come la smagliante "La costruzione", in parte recitata, che deriva da "Secondo te che gusto c'è" del 1977, o "La fotografia" dal festival di Sanremo del 1991, o ancora "Io e te" da "Fotoricordo" del 1979, o "Parlare con i limoni" del 1987 dall'incedere molto simile a "Lay, Lady lay" di Bob Dylan. O infine "Il Duomo di Milano" da "La mia gente" del 1970 o "Fotoricordo ... il mare" da "Ci vuole orecchio" del 1980. Ultimo capitolo i brani recenti: sette brani escono dagli ultimi due dischi. Ci sono tutte le migliori.

Non mancano gli imperdibili come "Vengo anch'io no tu no", "Ci vuole orecchio", "E la vita, la vita", "Vincenzina e la fabbrica" e "Se me lo dicevi prima", oltre ai brani già ricordati che di Jannacci faranno perenne colonna sonora. Ma anche qui, Paolo Jannacci è stato bravissimo a trovare una chiave interpretativa nuova che restituisce smalto anche agli evergreen. E poi C'è "Giovanni telegrafista", allucinata e virtuale, che ci ricorda come i nuovi gruppi quest'anno si siano ricordati in più occasioni di rendere tributo a Jannacci ("Giovanni telegrafista" l'hanno rifatto i Folkabbestia e "Bobo merenda" la Bandabardò).

In realtà di Jannacci si potrebbe parlare a vita: facciamola corta. Compratevi questo disco perché vale. Libretto compreso, con i testi e belle foto di Enzo (scattate da Paolo). Ricordiamo chi suona, perché lo hanno fatto tutti con dedizione e ottimi risultati: Stefano Bagnoli, Roberto Gualdi e Flaviano Cuffari, batteria e percussioni; Marco Ricci, basso elettrico e contrabbasso; Sergio Farina, chitarre; Paolo Jannacci, tastiere, pianoforte, synth; Daniele Moretto, tromba e flicorno; Michele Monistiroli, sax; Luca Franzetti, violoncello solo in "Donna che dormivi". A Bartali hanno partecipato anche i musicisti di Paolo Conte.

Enzo Jannacci
"The best"

Ala Bianca - 2006
Nei negozi di dischi


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Ultimo aggiornamento: 31-12-2006

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