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Le BiELLE RECENSIONI
Ginevra Di Marco: "Stazioni lunari prende terra ..."

Viaggiando tra le stelle con le voci della canzone popolare
di Leon Ravasi

Ginevra De Marco da anni una delle più stimate cantanti italiane. Solo quest'anno ha partecipato a due dischi tra i migliori della stagione come "La lunga notte" di Cisco e "Crinali" di Riccardo Tesi, contribuendo con la sua interpetazione all'alto livello dei progetti e ha pure collabroato a "Il grande niente" de La casa del vento. Lo scorso anno aveva lasciato un ricordo indelebile in "Appunti partigiani" dei Modena City Ramblers e ancora prima in "Lune" ancora con Riccardo tesi e in "A.C.A.U" di Gianni Maroccolo. Il problema è che per le cantanti (e non autrici) non ci sono canzoni. Problema risolto alla base in questo bellissimo "Stazioni lunari prende terra a Puerto Libre" dal titolo wertmulleriano e non coerente con la grammatica italiana: solo cover, ma compiendo una sorta di cavalcata virtuosa attraverso il meglio della musica popolare mondiale.

E così abbiamo una scaletta che parte dal Domenico Modugno di "Amara terra mia", casualmente appena riscoperta anche dai Radiodervish, passa a un tradizionale greco, "Saranta Palikaria", ritorna sul Modugno di "Malarazza" per poi allontanarsi gradatamente con "Rumelaj", un canto tradizionale gitano dei Balcani, "Gracias a la vida" di Violeta Parra e con "La martiniana" di Lila Downs. la cantante messicana, non casualmente due esemplari, ognuno a modo suo, di riscoperta e di rivitalizzazone del canzoniere popolare del proprio Paese: Violeta Parra per il Cile (faceva parte della Nueva Cancion cilena) e Lila Downs per il Messico. Esempi abbasantanza vicini a quanto sta facendo Ginevra da noi.

La cavalcata transoceanica fa tappa di nuovo da noi per "Il canto dei sanfedisti", tradizionale napoletano e per la magnifica "La leggera", tratta da "Crinali" e dalla tradizione dell'appennino tosco-emiliano. In mezzo un doppio tributo: a Leo Ferré e agli zingari, con l'interpretazione di "Les Tziganes" del grande autore francese. Si resta al francese con la successiva "Le grand coureur", tradizionale bretone e si conclude infine con "Amuri", un tradizionale siciliano, interpretato di recente anche da Rita Botto.

Una cavalcata spettacolare in un repertorio spettacolare, ma con qualcosa ancora in più: in undici canzoni Ginevra Di Marco rende vivo e palpitante il cuore di tutte le persone che hanno cantato le storie del popolo, canzoni di margini della Storia, ma che hanno il sapore della musica cantata dalla gente. E la presentazione del cd, sul libretto, rende bene il senso dell'operazione: "Chi conosce i Puertos Libres" del Messico sa che sono stati fino a poco tempo fa province trasformate per caso e per decreto negli unici luoghi che potevano essere abitati senza pregiudizio dagli oggetti più strani, da ogni tipo di mercanzia, di lusso o cianfrusaglia, inviato dal mondo sulle loro rive. Lughi unici le cui caratteristiche li facevano assomigliare soltanto a se stessi".
" Leggo "Puerto Libre" di Angeles Mastretta e mentre gli occhi scorrono queste righe sorrido. Ecco ... ho trovato il concetto che può meglio definrmi adesso. Per fotuna e per caso ho incontrato la bellezza dei canti popolari e tradizionali. I canti sono esseri in continua trasformazione. Essi abitano nei corpi e nei cuori di chi li accoglie. Accogliere. Solo questo ho voluto fare".

Ma è limitante e troppo modesta la visione di Ginevra. Non li ha solo accolti questi canti, li ha elaborati, bevuti, masticati, assimilati e fatti suoi. Tanto che quando lei canta non sentiamo la distanza tra l'artista e il popolom tra l'interprete e il destinatario. Sono canti del popolo che al popolo ritornano. "Si dice - scrive ancora Ginevra - che solo chi ha radici può fiorire. Credo sia proprio vero". E lo crediamo anche noi: la forza delle radici, ecco cosa ci lega a questi canti, a questa cavalcata selvaggia in mezzo mondo, che ricorda quelle compiute da Daniele Sepe con Jurnateri o da Teresa De Sio con "Da Napoli a Bahia, da Genova a Bastia", indimenticato spettacolo teatral-msicale.

Anche in questo caso lo spunto di partenza è legato a uno spettacolo, quelle "Stazioni lunari" che, ideato dal compagno della vita Francesco Magnelli, padre del piccolo Jacopo, ha occupato gli ultimi anni di attività di Ginevra, portandola in contatto con decine di altri artisti Tazioni lunari è un progetto fra teatro e musica dove Ginevra Di Marco, unico elemento in movimento da una stazione all’altra, determina successioni e movimenti e favorisce incontri e commistioni fra i diversi mondi musicali. Sul palco quattro stazioni, lunari, quattro stanze disegnate con legno e luce, una luce graffiata che traccia nel buio il perimetro irregolare dei luoghi contenenti gli ospiti. Quattro artisti, uno per ogni stanza, con 20/25 minuti a disposizione. La prima stanza sarà la sola ad essere illuminata per la prima esibizione e sfumerà al suo termine per lasciare spazio alla seconda e così via fino alla quarta. L'esperienza di Stazioni lunari è stata in parte travasata in questo disco e in parte in tutti i dischi a cui GInevra ha preso E prenderà parte).

La produzione artistica è di Francesco Magnelli, che suona anche pianoforte e magnellofoni un po' dappertutto nel disco. Andea Salvatori alla chitarra e Marzio Del Testa alla batteria completano la formazione. Più ospiti come Ferruccio Spinetti al contrabbasso, Piero Pelù nell'arrangiamento di "Amara Terra mia", Nico Gori al clarinetto. Ne esce un disco esaltante al servizio di una grande interprete e una grande interprete al servizio di bellissime canzoni popolari. Come farne a meno senza confessare di essere disposti a farsi del male?



Ginevra Di Marco
"Stazioni Lunari prende terra a Puerto Libre"

RadioFandango - 2006
Nei negozi di dischi


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Ultimo aggiornamento: 25-11-2006

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