| Né
facile, né divertente. Ma importante
di Lucia Carenini
Non
è un disco facile e non è nemmeno divertente. Però
è un disco importante. Sono undici poesie anarchiche che
diventano canzoni. Poesie notissime - come Addio Lugano bella -
e poesie meno note, ma non per questo meno significative. Sicuramente
canzoni "dalla parte del torto" che, anche se a tratti
possono peccare di ingenuità nei testi - cosa peraltro riconducibile
o al contesto storico nel quale sono stati scritti o alla stessa
struttura delle ballate da cantastorie - costituiscono un importante
documento su fatti e personaggi "scomodi" che rischiano
di essere dimenticati.
Si inizia così con Addio Lugano Bella, la più famosa,
insieme a Stornelli d'esilio, fra le poesie di Pietro Gori. Egli
la scrisse nel luglio del 1895 in Svizzera, dov'era dovuto riparare
dopo l'omicidio del presidente francese Sadi Carnot, ucciso da Sante
Caserio con l'accusa di essere il mandante "spirituale"
del delitto, in quanto amico e difensore del Caserio. Costretto
all'emigrazione, si trasferì a Lugano e, sfuggito a un misterioso
attentato (gennaio 1895), venne espulso dalla Svizzera stessa insieme
con altri dodici esuli. Fu allora che scrisse le parole del suo
canto, una sorta di manifesto dell’Anarchia.
Si parla poi di diversità, di emarginazione, di soprusi della
cosiddetta “società civile” verso l’individuo.
Incontriamo così alcuni personaggi altri, dal Sudicio di
Ugo Zambelli - un essere così ai margini che nemmeno la morte
lo vuole - oppure il Matto del parco di Giovanni Marini, lo scrittore
e poeta anarchico condannato a 9 anni di reclusione perché
era accusato di aver reagito a un assalto fascista, disarmando un
missino del proprio coltello e ferendolo a morte durante la colluttazione.
Il fatto era avvenuto nel luglio 1972 a Salerno, in un clima di
forte tensione creato nella città da numerose azioni squadriste.
Marini, prima dell'arresto, era impegnato in una controinchiesta
su un anomalo incidente stradale che nel 1970 aveva provocato la
morte di cinque anarchici calabresi, nei pressi di Roma, dove si
stavano recando per consegnare alcuni documenti, mai ritrovati,
sulle stragi che iniziavano a insanguinare l'Italia.
E ancora vengono ricordati alcuni fatti storici, tra i quali la
vicenda di Gino Lucetti - lo scalpellino protagonista del fallito
attentato a Mussolini dell'11 settembre 1926 - lo stesso regime
mussoliniano e quello franchista.
A seguire, personaggi come Gogliardo Fiaschi, forse il più
grande rappresentante carrarese degli anarchici e dell'Anarchia.
A volte raccontati, a volte narratori in prima persona, i poeti
anarchici - carraresi e non- prendono voce grazie al lavoro di Claudio
Gabelloni per raccontare in queste undici poesie-canzoni la vita
quotidiana e la storia viste dalla loro prospettiva.
Il lato musicale dell'operazione è piuttosto semplice: chitarre,
qualche programmazione, alcuni cori, una fisarmonica, quella di
Davide Giromini e, in Spagna 1936-96 la tromba di Francesco d'Angelo.
Ma il clima è quello giusto per un'operazione come questa.
A corredo delle poesie, sul libretto accluso al cd, alcuni cenni
biografici a riguardo dei personaggi trattati.
Claudio
Gabelloni
"Come una Cometa catturata dal tempo"
A cura del Circolo Culturale Anarchico
Il Baffardello, Carrara - 2004
Liberamente
scaricabile su Bielle
Ascolti collegati
Ultimo
aggiornamento: 19-02-2006 |