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Le BiELLE RECENSIONI
Francesco De Gregori: "Calypsos"

Il soffio dell'ispirazione solleva il velo sull'amore
di Lucia Carenini

È bello che un uomo sappia parlare d’amore. E senza farlo né con i toni del cinquantenne rincitrullito perché si è innamorato di una che potrebbe essere sua figlia, né con l’aria spocchiosa di quello che pensa che l’amore sia roba da teen-ager.

Il Principe no. Dell’amore fa un’analisi accurata e dolce, andandolo a scovare nelle sue molteplici forme. Calypsos è un disco delicato, un disco che attendevo, che ne avevo bisogno. È esattamente come me lo aspettavo e come speravo sarebbe stato. In Calypsos De Gregori si mette a nudo e parla d’amore senza paura e senza vergogna in maniera nello stesso tempo tosto e lieve. Ed è una piccola perla di omogeneità, come se Francesco si fosse messo al tavolo davanti ad un foglio con su scritto: tema, l’amore.

Lo svolgimento è, come si diceva prima, un attento esame dell’amore con i suoi meccanismi alieni a qualunque legge, con la sua indecifrabilità, con i suoi problemi non risolti, con i suoi sogni stellari e con le sue angosce terrestri. Un fil rouge lungo nove canzoni che passa dalla malinconia all’inquietudine allo smarrimento per arrivare al divertissement finale in cui si strizza l’occhio all’amore giocoso.

Non c’è una caduta, non una. Forse la copertina, davvero un po’ troppo minimalista. Ma va bene anche così, perché quello che importa è quello che c’è dentro. E dentro, dove la musica prende meno allora ci sono le parole come cannonate e dove le parole forse non sono all’apogeo, allora è la musica è quella che ti fa volare. Questo nei (pochi) casi in cui non lo facciano entrambe, beninteso.
Ci sono dischi in cui tutto piace e magicamente trova il posto logico nella tua vita, nei tuoi ascolti, nei tuoi pensieri. "Calypsos" è così: il disco giusto al posto giusto. D'altra parte, potevamo arrivarci anche prima: lo sanno tutti che Calypsos è un mito! (segue)

E’ un disco intimo e delicato. Poetico più che narrativo. Non si raccontano storie, ma piuttosto emozioni, sensazioni. Pennellate sapienti date con quel tocco giusto che sa parlare di dolcezze senza essere sdolcinato e di tristezze senza essere patetico.

E’ un disco, infine, in cui Il principe pronuncia le parole “ti amo”. Che io mi ricordi non lo faceva dai tempi di "Rimmel" in Pezzi di vetro, ma lì era una terza persona ben definita, qui si parla in una strana forma impersonale che a tratti potrebbe anche essere una prima.

Nove canzoni senza trucchi e senza inganni, nel senso che la strumentazione è ridotta al minimo, ogni orpello è eliminato. Scarne e bellissime nella loro essenzialità. Non piacerà ai rocchettari, pazienza.

Cardiologia perché si parla di cuore. Si parla di cuore e si conclude che “dell’amore non si butta niente”; che si gioca per vincere, perché in amore si vuole vincere, sempre. Si vuole vincere quell’amore che ha sempre fame. Ma chi vince è perduto… Ah! Un’analisi scientifico-poetica dell’amore. Non credevo fosse possibile. Un’analisi scientifico poetica sottolineata da un piano.

La linea della vita. "E tu dici la vita, dovevi almeno capire perché"

La casa. Qui si parla di amori consolidati, di una casa corredata di cane e giardino. Una casa che però rimane fragile, fatta di legno e cartone. Si parla di una vita e di un amore fatto di momenti belli e di momenti bui (le rose e le spine) con un finale in positivo.

L’angelo. Dove Calypsos (la ninfa) riecheggia di Calypso (la danza) e un angelo passa e ti porta un amore e ti porta da bere. E' un contatto veloce, il tempo di finire il bicchiere. Un ritmo di onde, e nemmeno un’impronta sulla sabbia perché l'angelo è venuto a portarti via. Ma senza farti male.

In onda strappa la pelle. Credo che contienga qualche sostanza psicotropa per l’effetto che fa. O forse arriva da un’altra dimensione. E’ un’attesa. L’attesa di un amore che colpisca di sorpresa. Si spreca il tempo ad aspettare e le onde dell’etere diventano le onde del mare. E’ la ricerca di un contatto.

Mayday è dove la ragione trionfa sull’amore disperato.

Per le strade di Roma è l’amore per una città, per i suoi microclimi, per i suoi rumori. E’ una città vista dal basso. Da un motorino, forse.

L’amore comunque. Sempre e eventualmente. Quello che non ha paura del mare da attraversare.

Tre stelle. Una canzone d’amore-cartoon. Per chiudere con un sorriso.



Francesco De Gregori
"Calypsos"

Sony/Bmg - 2006
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Ultimo aggiornamento: 21-02-2006

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