| Il
soffio dell'ispirazione solleva il velo sull'amore
di Lucia Carenini
È bello che un uomo sappia parlare d’amore. E senza
farlo né con i toni del cinquantenne rincitrullito perché
si è innamorato di una che potrebbe essere sua figlia, né
con l’aria spocchiosa di quello che pensa che l’amore
sia roba da teen-ager.
Il Principe no. Dell’amore fa un’analisi accurata e
dolce, andandolo a scovare nelle sue molteplici forme. Calypsos
è un disco delicato, un disco che attendevo, che ne avevo
bisogno. È esattamente come me lo aspettavo e come speravo
sarebbe stato. In Calypsos De Gregori si mette a nudo e parla d’amore
senza paura e senza vergogna in maniera nello stesso tempo tosto
e lieve. Ed è una piccola perla di omogeneità, come
se Francesco si fosse messo al tavolo davanti ad un foglio con su
scritto: tema, l’amore.
Lo svolgimento è, come si diceva prima,
un attento esame dell’amore con i suoi meccanismi
alieni a qualunque legge, con la sua indecifrabilità,
con i suoi problemi non risolti, con i suoi sogni
stellari e con le sue angosce terrestri. Un fil rouge
lungo nove canzoni che passa dalla malinconia all’inquietudine
allo smarrimento per arrivare al divertissement finale
in cui si strizza l’occhio all’amore giocoso.
Non c’è una caduta, non una. Forse la
copertina, davvero un po’ troppo minimalista.
Ma va bene anche così, perché quello
che importa è quello che c’è dentro.
E dentro, dove la musica prende meno allora ci sono
le parole come cannonate e dove le parole forse non
sono all’apogeo, allora è la musica è
quella che ti fa volare. Questo nei (pochi) casi in
cui non lo facciano entrambe, beninteso.
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Ci
sono dischi in cui tutto piace e magicamente trova il posto
logico nella tua vita, nei tuoi ascolti, nei tuoi pensieri.
"Calypsos" è così: il disco giusto al
posto giusto. D'altra parte, potevamo arrivarci anche prima:
lo sanno tutti che Calypsos è un mito! (segue) |
E’
un disco intimo e delicato. Poetico più che narrativo. Non
si raccontano storie, ma piuttosto emozioni, sensazioni. Pennellate
sapienti date con quel tocco giusto che sa parlare di dolcezze senza
essere sdolcinato e di tristezze senza essere patetico.
E’ un disco, infine, in cui Il principe pronuncia le parole
“ti amo”. Che io mi ricordi non lo faceva dai tempi
di "Rimmel" in Pezzi di vetro,
ma lì era una terza persona ben definita, qui si parla in
una strana forma impersonale che a tratti potrebbe anche essere
una prima.
Nove canzoni senza trucchi e senza inganni, nel senso che la strumentazione
è ridotta al minimo, ogni orpello è eliminato. Scarne
e bellissime nella loro essenzialità. Non piacerà
ai rocchettari, pazienza.
Cardiologia
perché si parla di cuore. Si parla di cuore
e si conclude che “dell’amore non
si butta niente”; che si gioca per vincere,
perché in amore si vuole vincere, sempre. Si
vuole vincere quell’amore che ha sempre fame.
Ma chi vince è perduto… Ah! Un’analisi
scientifico-poetica dell’amore. Non credevo
fosse possibile. Un’analisi scientifico poetica
sottolineata da un piano.
La linea della vita. "E
tu dici la vita, dovevi almeno capire perché"…
La
casa. Qui si parla di amori consolidati,
di una casa corredata di cane e giardino. Una casa
che però rimane fragile, fatta di legno e cartone.
Si parla di una vita e di un amore fatto di momenti
belli e di momenti bui (le rose e le spine) con un
finale in positivo.
L’angelo.
Dove Calypsos (la ninfa) riecheggia di Calypso (la
danza) e un angelo passa e ti porta un amore e ti
porta da bere. E' un contatto veloce, il tempo di
finire il bicchiere. Un ritmo di onde, e nemmeno un’impronta
sulla sabbia perché l'angelo è venuto
a portarti via. Ma senza farti male.
In
onda strappa la pelle. Credo che contienga
qualche sostanza psicotropa per l’effetto che
fa. O forse arriva da un’altra dimensione. E’
un’attesa. L’attesa di un amore che colpisca
di sorpresa. Si spreca il tempo ad aspettare e le
onde dell’etere diventano le onde del mare.
E’ la ricerca di un contatto.
Mayday è dove la ragione trionfa sull’amore
disperato.
Per
le strade di Roma è l’amore per una città,
per i suoi microclimi, per i suoi rumori. E’ una città
vista dal basso. Da un motorino, forse.
L’amore
comunque. Sempre e eventualmente. Quello
che non ha paura del mare da attraversare.
Tre
stelle. Una canzone d’amore-cartoon. Per chiudere
con un sorriso.
Francesco
De Gregori
"Calypsos"
Sony/Bmg - 2006
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aggiornamento: 21-02-2006 |