| Il
soffio dell'ispirazione solleva il velo sull'amore
di Giorgio Maimone
"Calypsos" è un disco ispirato, anacronistico,
fuori dal tempo: un concept album sull'amore. Una riflessione, alta,
ponderata, profonda, impregnata da tutti i fumi della poesia, bagnata
da tutte le sottili maree dell'emozione su quella sottile vena di
follia che tutti ci tiene e che, come panni stesi a sciorinare all'aria,
ci fa oscillare appesi al filo degli improvvisi sussulti del cuore.
Dimentichiamoci la copertina. E' l'unica cosa brutta di uno splendido
disco. Ma è una citazione anch'essa: si capisce dai caratteri
incerti tracciati a mano. Siamo dalle parti dei dischi bianchi di
Battisti/Panella. Dimentichiamo e poi partiamo a sognare. Dice:
ma come si fa a fare un disco nuovo undici mesi dopo il precedente?
Risponde: fa tutto l'ispirazione. Innegabile.
Dice che l'ispirazione
è stata la ninfa che trattenne Ulisse, di lei comunque innamorato,
per sette anni, prima di lasciarlo tornare a casa. Ma quando ascolterete
"L'angelo" inizierete a sorridere:
il tempo sottostante è un calypso che neanche Harry Belafonte!
De Gregori gioca su due tavoli e vince sempre, perché in
mano tiene carte segnate per "giocare a carte col suo destino".
Il suo personale destino gli ha evidentemente consegnato una "mano"
doppia che lo costringe a produrre alternativamente un disco "bianco"
e un disco "nero", un disco "lento" e uno "rock",
un disco "dolce" ed uno "amaro". E "Calypsos"
è, prima di tutto un grande disco, uno dei più grandi
della sua discografia (che poi vuol dire almeno della discografia
nazionale) e poi un disco di "sole", pulito, fresco, agile
e svelto. Anche troppo svelto: scorre via in appena 9 canzoni e
39'45". Ma forse 40 minuti è il tempo medio dell'amore
...
 |
E’
bello che un uomo sappia parlare d’amore. E senza farlo
né con i toni del cinquantenne rincitrullito perché
si è innamorato di una che potrebbe essere sua figlia,
né con l’aria spocchiosa di quello che pensa che
l’amore sia roba da teen-agers . (segue) |
E' quindi quasi
un concept album questo a cui ci troviamo di fronte, anche se il
concetto non è esattamente degregoriano, che finora, il massimo
di concettualità l'aveva dispiegato su Titanic. Però
già in "Pezzi" si percepiva un'aria unitaria di
fondo che qui si fa più precisa e calzante. Preso il mito
di Calypso come parametro di riferimento o punto di partenza per
indagare sulle segrete trame dell'amore, Francesco De Gregori approfonda
il bisturi della sua poesia pulita e chirurgica e in questo caso
per niente visionaria e passa in rassegna situazioni amorose.
Si inizia con "Cardiologia", pianoforte
e voce, con la tenue aggiunta del basso di Guglielminetti.
E' la prima canzone nella quale Francesco dice esplicitamente "Ti
amo" parlando in prima persona, ma non è questo il motivo
di interesse ("quando dice: "è quattro giorni
che ti amo/ ti prego non andare via" è una citazione
in terza persona. Cfr "Pezzi di vetro"). Le note del piano
di Alessandro Arianti possono ricordare un po'
l'atmosfera de "La donna cannone", ma la canzone prende
subito altre vie. Sono immagini degli amori: "l'amore indecente
/ che non si può guardare", quello "che
si veste di bianco / per scandalizzare" o "che
raccoglie conchiglie / dopo la mareggiata", ma soprattutto
"gli amori mai passati e ancora vivi nella mente / che
dell'amore non si butta niente". Questa è la frase
finale del brano, segue una lunga coda pianistica, e sfido chiunque
ad ascoltarla senza farsi prendere da un brivido. D'altra parte
Francesco ce lo ricorda anche prima: "l'amore ha sempre
fame, non l'avevi notato?" Dice: "l'ho fatta in presa
diretta, una sola volta e buona la prima. Altrimenti non ce l'avrei
fatta a rifarla". Emozione a cuore aperto: ecco la "cardiologia"
del titolo.
Piccola citazione: "l'amore dice "sempre" con
disinvoltura /senza paura dice "mai" / senza paura mai"
da un lato riecheggia "dopo l'amore così sicure
a rifugiarsi nei "sempre" / nell'ipocrisia dei "mai"
di De André e dall'altro riprende i temi di "Sempre
e per sempre".
"La
linea della vita" è la seconda canzone. Si
cambia completamente atmosfera: quasi un blues. Cori gospel femminili
(Elisa Baldini, Claudia Berté, Moira De Santi)
di grande efficacia accompagnano la formazione al completo che suona
nel disco (da dieci e lode sia strumentisti che arrangiamenti):
sotto la direzione di Guido Guglielminetti che
produce, come al solito e suona il basso, si allineano Alessandro
Svampa alla batteria o percussioni, Alessandro
Valle alla pedal steel, Paolo Giovenchi
alle chitarre elettriche o acustiche, Lucio Bardi
alla chitarra acustica, Alessandro Arianti al pianoforte
e tastiere. De Gregori in questo disco non suona quasi mai: una
sola volta, in "Per le strade di Roma" imbraccia la fida
Martin D28. Tono scanzonato e ritmo sicuro, la "Linea della
vita" parla degli "amori che non si ricordano / e
baci che si dimenticano / Persone che passano e non si salutano
e sputano /e cani bianchi che a volte ritornano".
"La casa" è un'altro dei vertici
del disco (direte: quanti vertici ha questo disco? E' un icosaedro!)
. "E ci metto la scommessa che ti voglio amare sempre / e ci
metto quattro vigne per il vino di settembre" In una casa per
l'amore ci stanno tante cose, sempre sotto il numero sciamanico
di quattro ("quattro porte per i punti cardinali ... quattro
rose per i quattro Evangelisti ... quattro spine dolorose ... quattro
spine e quattro rose"). Viola, violino e violoncello danno
ulteriore intimità a un brano da cantare sul calar della
sera, tenendo vicino la persona amata ed osservando dall'uscio di
casa il tramonto. "Costruisco questa casa / senza inizio
e senza fine / come il sole a mezzogiorno / quando incendia le colline"
... "che ci possa entrare il cane / quando sente il temporale".
E' una canzone semplice, tutta in rima, ma non c'è una sola
rima fuori posto, forzata o abusata. E' grande dolcezza che si spande
tutto intorno.
Ancora con l'anima turbata e con la sensibilità esacerbata
dalla canzone precedente non ho tempo di riprendermi prima di accorgermi
di "riuscire a volare" assieme a "L'angelo"
che arriva direttamente dai Caraibi e passa a volo rasente. Un angelo
dolcissimo che "è venuto a sciogliere / non a legare".
"Passa l'angelo e ti offre da bere" e in sottofondo un
dolcissimo suono di flauto (forse il Lahore flute, come dice la
nota sul libretto) ti prende per mano e ti porta esattamente dove
sei disposto ad andare tu. Potrebbe essere l'angelo di un amore
estemporaneo, che si ferma esattamente il tempo necessario per darti
un sorriso ... e per offrirti da bere. Imprescindibile.
"In
onda"
è forse il brano che ha più a che fare con il mito
di Calypso, almeno direttamente, ma Francesco non ha voglia di essere
esplicito e gioca col doppio senso di essere in onda da marinaio
o di "andare in onda" in un mezzo di comunicazione di
massa. E' Ulisse che parte e che dice che "sta piovendo / la
tempesta sul mio viso sta passando / si sta sciogliendo". "Il
mio nemico è in piedi ed io lo vedo, ride / fermo sulla sponda
/ e io lo guardo e gli sorrido / mentre la mia nave affonda".
Una delle canzoni più lunghe (5'24") e di grande intensità.
Commuovente.
Dopo una parte centrale così densa e ripiena di sentimento
c'è bisogno di tirare il fiato e cosa c'è di meglio
di un sano e deciso rock? "Mayday" adempie
perfettamente allo scopo: camera di decompressione musicale e testuale.
Le liriche insegnano come si può fare per salvarsi la vita:
"devi comprarti un vestito nuovo / e decidere come ti sta".
Dopo di che "guarda dritto negli occhi / l'amore che stai per
lasciare / e abbandona la scena / abbandona la nave". Ulisse
che lascia Calypso? "Vattene vattene adesso / ed io farò
lo stesso". Amori che si lasciano, che finiscono, che abbandonano
la scena. L'altra faccia dell'amore. L'altra faccia della musica.
"Per le strade di Roma" sono 5'43"
di scorribande per gli ambienti della Capitale, dalla Magliana alla
Tiburtina, dalla Salaria a via Frattina. Quasi come Nanni Moretti
in vespa in "Caro Diario". Un modo in immagini e un modo
in musica per esprimere l'amore per la propria città. "C'e
adrenalina nell'aria / carne fresca che gira /... / e tutto si arroventa
e tutto fumo / per le strade di Roma". In Roma ci sono facce
nuove, ma anche donne da guardare e "ragazzi che escono da
scuola / e sognano di fare il politico o l'attore / e guardano il
presente senza stupore / e il futuro intanto passa e non perdona
/ si aggira come un ladro / per le strade di Roma". Una panoramica
con sguardo innamorato, dove "tutto si consuma e tutto si combina",
ossia "per le strade di Roma". Magica. E innamorata. Una
canzone d'amore per la città.
"L'amore comunque". Dopo 7 canzoni che
non fanno altro che parlare d'amore, non avevamo più dubbi
sul fatto che l'amore fosse comunque. E anche lo stesso e persino
eventualmente! "Che tu ne faccia meraviglia / o spettacolo
banale / lacrime a rendere / o scherzo di Carnevale ... / è
così che ti piace / è così che ti fa immaginare".
L'amore è comunque, non è dovunque, non è qualunque,
ma è senz'altro "comunque". Imprescindibile, imperdibile,
pervasivo, ma mai invasivo. L'amore è così che ti
piace, è così che ti fa immaginare. Altro lento d'atmosfera.
In chiusura un altro piccolo spazio di relax. L'amore che si può
fare anche in "un tre stelle, un gran bel tre stelle /a due
passi dalla statale". Amore furtivo o fuggitivo, Clandestino
o provvisorio. Dice: l'amore tra Minnie e Topolino. Un amore rilassato.
Un incontro fugace. Con la delicatezza di un morbido country come
se ne trovano altri nel canzoniere degregoriano da "Buonanotte
fiorellino" in giù. "Tre stelle"
è la canzone ma sono senza dubbio cinque le stelle che destiniamo
all'album. "Calypsos", mi ripeto, entra nelle sfere alte
della discografia di De Gregori, senza pentimenti e senza esitazioni.
Ci sono dischi in cui tutto piace e magicamente trova il posto logico
nella tua vita, nei tuoi ascolti, nei tuoi pensieri. "Calypsos"
è così: il disco giusto al posto giusto. D'altra parte,
potevamo arrivarci anche prima: lo sanno tutti che Calypsos è
un mito!
Francesco
De Gregori
"Calypsos"
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aggiornamento: 17-02-2006 |