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Le BiELLE RECENSIONI
Francesco De Gregori: "Calypsos"

Il soffio dell'ispirazione solleva il velo sull'amore
di Giorgio Maimone

"Calypsos" è un disco ispirato, anacronistico, fuori dal tempo: un concept album sull'amore. Una riflessione, alta, ponderata, profonda, impregnata da tutti i fumi della poesia, bagnata da tutte le sottili maree dell'emozione su quella sottile vena di follia che tutti ci tiene e che, come panni stesi a sciorinare all'aria, ci fa oscillare appesi al filo degli improvvisi sussulti del cuore. Dimentichiamoci la copertina. E' l'unica cosa brutta di uno splendido disco. Ma è una citazione anch'essa: si capisce dai caratteri incerti tracciati a mano. Siamo dalle parti dei dischi bianchi di Battisti/Panella. Dimentichiamo e poi partiamo a sognare. Dice: ma come si fa a fare un disco nuovo undici mesi dopo il precedente? Risponde: fa tutto l'ispirazione. Innegabile.

Dice che l'ispirazione è stata la ninfa che trattenne Ulisse, di lei comunque innamorato, per sette anni, prima di lasciarlo tornare a casa. Ma quando ascolterete "L'angelo" inizierete a sorridere: il tempo sottostante è un calypso che neanche Harry Belafonte! De Gregori gioca su due tavoli e vince sempre, perché in mano tiene carte segnate per "giocare a carte col suo destino". Il suo personale destino gli ha evidentemente consegnato una "mano" doppia che lo costringe a produrre alternativamente un disco "bianco" e un disco "nero", un disco "lento" e uno "rock", un disco "dolce" ed uno "amaro". E "Calypsos" è, prima di tutto un grande disco, uno dei più grandi della sua discografia (che poi vuol dire almeno della discografia nazionale) e poi un disco di "sole", pulito, fresco, agile e svelto. Anche troppo svelto: scorre via in appena 9 canzoni e 39'45". Ma forse 40 minuti è il tempo medio dell'amore ...

E’ bello che un uomo sappia parlare d’amore. E senza farlo né con i toni del cinquantenne rincitrullito perché si è innamorato di una che potrebbe essere sua figlia, né con l’aria spocchiosa di quello che pensa che l’amore sia roba da teen-agers .  (segue)

E' quindi quasi un concept album questo a cui ci troviamo di fronte, anche se il concetto non è esattamente degregoriano, che finora, il massimo di concettualità l'aveva dispiegato su Titanic. Però già in "Pezzi" si percepiva un'aria unitaria di fondo che qui si fa più precisa e calzante. Preso il mito di Calypso come parametro di riferimento o punto di partenza per indagare sulle segrete trame dell'amore, Francesco De Gregori approfonda il bisturi della sua poesia pulita e chirurgica e in questo caso per niente visionaria e passa in rassegna situazioni amorose.

Si inizia con "Cardiologia", pianoforte e voce, con la tenue aggiunta del basso di Guglielminetti. E' la prima canzone nella quale Francesco dice esplicitamente "Ti amo" parlando in prima persona, ma non è questo il motivo di interesse ("quando dice: "è quattro giorni che ti amo/ ti prego non andare via" è una citazione in terza persona. Cfr "Pezzi di vetro"). Le note del piano di Alessandro Arianti possono ricordare un po' l'atmosfera de "La donna cannone", ma la canzone prende subito altre vie. Sono immagini degli amori: "l'amore indecente / che non si può guardare", quello "che si veste di bianco / per scandalizzare" o "che raccoglie conchiglie / dopo la mareggiata", ma soprattutto "gli amori mai passati e ancora vivi nella mente / che dell'amore non si butta niente". Questa è la frase finale del brano, segue una lunga coda pianistica, e sfido chiunque ad ascoltarla senza farsi prendere da un brivido. D'altra parte Francesco ce lo ricorda anche prima: "l'amore ha sempre fame, non l'avevi notato?" Dice: "l'ho fatta in presa diretta, una sola volta e buona la prima. Altrimenti non ce l'avrei fatta a rifarla". Emozione a cuore aperto: ecco la "cardiologia" del titolo.
Piccola citazione: "l'amore dice "sempre" con disinvoltura /senza paura dice "mai" / senza paura mai" da un lato riecheggia "dopo l'amore così sicure a rifugiarsi nei "sempre" / nell'ipocrisia dei "mai" di De André e dall'altro riprende i temi di "Sempre e per sempre".

"La linea della vita" è la seconda canzone. Si cambia completamente atmosfera: quasi un blues. Cori gospel femminili (Elisa Baldini, Claudia Berté, Moira De Santi) di grande efficacia accompagnano la formazione al completo che suona nel disco (da dieci e lode sia strumentisti che arrangiamenti): sotto la direzione di Guido Guglielminetti che produce, come al solito e suona il basso, si allineano Alessandro Svampa alla batteria o percussioni, Alessandro Valle alla pedal steel, Paolo Giovenchi alle chitarre elettriche o acustiche, Lucio Bardi alla chitarra acustica, Alessandro Arianti al pianoforte e tastiere. De Gregori in questo disco non suona quasi mai: una sola volta, in "Per le strade di Roma" imbraccia la fida Martin D28. Tono scanzonato e ritmo sicuro, la "Linea della vita" parla degli "amori che non si ricordano / e baci che si dimenticano / Persone che passano e non si salutano e sputano /e cani bianchi che a volte ritornano".

"La casa" è un'altro dei vertici del disco (direte: quanti vertici ha questo disco? E' un icosaedro!) . "E ci metto la scommessa che ti voglio amare sempre / e ci metto quattro vigne per il vino di settembre" In una casa per l'amore ci stanno tante cose, sempre sotto il numero sciamanico di quattro ("quattro porte per i punti cardinali ... quattro rose per i quattro Evangelisti ... quattro spine dolorose ... quattro spine e quattro rose"). Viola, violino e violoncello danno ulteriore intimità a un brano da cantare sul calar della sera, tenendo vicino la persona amata ed osservando dall'uscio di casa il tramonto. "Costruisco questa casa / senza inizio e senza fine / come il sole a mezzogiorno / quando incendia le colline" ... "che ci possa entrare il cane / quando sente il temporale". E' una canzone semplice, tutta in rima, ma non c'è una sola rima fuori posto, forzata o abusata. E' grande dolcezza che si spande tutto intorno.

Ancora con l'anima turbata e con la sensibilità esacerbata dalla canzone precedente non ho tempo di riprendermi prima di accorgermi di "riuscire a volare" assieme a "L'angelo" che arriva direttamente dai Caraibi e passa a volo rasente. Un angelo dolcissimo che "è venuto a sciogliere / non a legare". "Passa l'angelo e ti offre da bere" e in sottofondo un dolcissimo suono di flauto (forse il Lahore flute, come dice la nota sul libretto) ti prende per mano e ti porta esattamente dove sei disposto ad andare tu. Potrebbe essere l'angelo di un amore estemporaneo, che si ferma esattamente il tempo necessario per darti un sorriso ... e per offrirti da bere. Imprescindibile.

"In onda" è forse il brano che ha più a che fare con il mito di Calypso, almeno direttamente, ma Francesco non ha voglia di essere esplicito e gioca col doppio senso di essere in onda da marinaio o di "andare in onda" in un mezzo di comunicazione di massa. E' Ulisse che parte e che dice che "sta piovendo / la tempesta sul mio viso sta passando / si sta sciogliendo". "Il mio nemico è in piedi ed io lo vedo, ride / fermo sulla sponda / e io lo guardo e gli sorrido / mentre la mia nave affonda". Una delle canzoni più lunghe (5'24") e di grande intensità. Commuovente.

Dopo una parte centrale così densa e ripiena di sentimento c'è bisogno di tirare il fiato e cosa c'è di meglio di un sano e deciso rock? "Mayday" adempie perfettamente allo scopo: camera di decompressione musicale e testuale. Le liriche insegnano come si può fare per salvarsi la vita: "devi comprarti un vestito nuovo / e decidere come ti sta". Dopo di che "guarda dritto negli occhi / l'amore che stai per lasciare / e abbandona la scena / abbandona la nave". Ulisse che lascia Calypso? "Vattene vattene adesso / ed io farò lo stesso". Amori che si lasciano, che finiscono, che abbandonano la scena. L'altra faccia dell'amore. L'altra faccia della musica.

"Per le strade di Roma" sono 5'43" di scorribande per gli ambienti della Capitale, dalla Magliana alla Tiburtina, dalla Salaria a via Frattina. Quasi come Nanni Moretti in vespa in "Caro Diario". Un modo in immagini e un modo in musica per esprimere l'amore per la propria città. "C'e adrenalina nell'aria / carne fresca che gira /... / e tutto si arroventa e tutto fumo / per le strade di Roma". In Roma ci sono facce nuove, ma anche donne da guardare e "ragazzi che escono da scuola / e sognano di fare il politico o l'attore / e guardano il presente senza stupore / e il futuro intanto passa e non perdona / si aggira come un ladro / per le strade di Roma". Una panoramica con sguardo innamorato, dove "tutto si consuma e tutto si combina", ossia "per le strade di Roma". Magica. E innamorata. Una canzone d'amore per la città.

"L'amore comunque". Dopo 7 canzoni che non fanno altro che parlare d'amore, non avevamo più dubbi sul fatto che l'amore fosse comunque. E anche lo stesso e persino eventualmente! "Che tu ne faccia meraviglia / o spettacolo banale / lacrime a rendere / o scherzo di Carnevale ... / è così che ti piace / è così che ti fa immaginare". L'amore è comunque, non è dovunque, non è qualunque, ma è senz'altro "comunque". Imprescindibile, imperdibile, pervasivo, ma mai invasivo. L'amore è così che ti piace, è così che ti fa immaginare. Altro lento d'atmosfera.

In chiusura un altro piccolo spazio di relax. L'amore che si può fare anche in "un tre stelle, un gran bel tre stelle /a due passi dalla statale". Amore furtivo o fuggitivo, Clandestino o provvisorio. Dice: l'amore tra Minnie e Topolino. Un amore rilassato. Un incontro fugace. Con la delicatezza di un morbido country come se ne trovano altri nel canzoniere degregoriano da "Buonanotte fiorellino" in giù. "Tre stelle" è la canzone ma sono senza dubbio cinque le stelle che destiniamo all'album. "Calypsos", mi ripeto, entra nelle sfere alte della discografia di De Gregori, senza pentimenti e senza esitazioni. Ci sono dischi in cui tutto piace e magicamente trova il posto logico nella tua vita, nei tuoi ascolti, nei tuoi pensieri. "Calypsos" è così: il disco giusto al posto giusto. D'altra parte, potevamo arrivarci anche prima: lo sanno tutti che Calypsos è un mito!

Francesco De Gregori
"Calypsos"

Sony/Bmg - 2006
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Ultimo aggiornamento: 17-02-2006

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