| Storie
di donne e musiche mediterranee: un piccolo gioiello
di Giorgio Maimone
Se
Carmen Consoli avesse avuto un po’ più di coraggio
“Eva contro Eva” sarebbe stata la sua “Creuza
de ma”. Se Carmen Consoli avesse avuto un po’ più
di talento “Eva contro Eva” sarebbe stata la sua “Creuza
de ma”. Resta comunque un disco intenso, magnetico, carico
e ricco di uno spessore letterario a tutta prova. Sono molti i meriti
di Carmen in questo disco e molti anche quelli del gruppo che l’accompagna,
in questo caso assurto a vero co-protagonista del disco, tanto da
averne firmato, collettivamente, l’arrangiamento.
In primo luogo tanto di cappello a un’artista, al culmine
della fama, che decide di dare un colpo di spugna su quello che
è stato e ripartire da capo, costruendo nuovi scenari sonori,
ma anche nuovi materiali letterari per le storie che va a presentare.
Se avete in mente “Carmen la rocker”, lasciate stare:
non è materiale per voi. Se avete in mente “Carmen
la star”, lasciate pure perdere: qui c’è una
band leader alle prese con un discorso di grande maturità.
A partire dal titolo. “Eva contro Eva”
è lo stesso titolo del film capolavoro di Joseph
Mankiewicz con Bette Davis e Anne Baxter,
dove la seconda scalza alla prima, con tutti i mezzi, il ruolo di
stella dello spettacolo. Dal titolo quindi già facile percepire
che anche per il disco possa trattarsi di storie di donne. E storie
di donne sono. Ma non personali. Facendo un paragone ardito, favorito
solo dalla contiguità dell’uscita, si potrebbe anche
affermare che c’è qualcosa in comune tra “Volver”,
l’ultimo film di Pedro Almodovar e “Eva contro Eva”
di Carmen Consoli: in entrambi i casi storie di donne. Maiuscole
e piegate. Umili e fiere. Ma soprattutto vere.
In
questo senso Carmen compie un’opera simile a quella di Fabrizio
De André, quando quest’ultimo andò a rimpossessarsi
del dialetto genovese in “Creuza de ma”, scelto come
emblema di una lingua mediterranea, per raccontare storie che partivano
dal suo paese, dal suo vissuto, letto o raccontato e si ergevano
a metafora dell’umanità. “Eva contro Eva”
presenta un campionario di donne, come se fosse una sorta di “Antologia
di Spoon River” , sciacquata nelle acque del Simeto, il fiume
di Catania che dà il nome anche alla tournèe in corso
del gruppo di Carmen: “Dal Simeto al Tamigi”,
un viaggio in autobus dalla Sicilia alle capitali europee, con ultima
tappa Londra.
In ogni singolo brano viene raccontata una donna: “Tutto
su Eva” parla della reazione a una violenza
o a un cedimento a una lusinga sessuale. A “Maria
Catena”, invece, il cui nome “più
che un dispetto ... è stato un presagio”, viene rifiutata
la Comunione in Chiesa dal vecchio parroco. “La dolce attesa”
è il quadro amaro e agrodolce di una gravidanza isterica,
portata fino al compimento del nono mese “perché tutti
ritennero fosse opportuno / non scomodare la verità”.
“Sulle rive di Morfeo” ripercorre
la storia di due amanti: “Fuggi Romeo, il tempo è
tiranno / non è d’usignolo è di allodola il
canto”. “Preghiera in gola” è
la struggente storia di una madre che tutte le mattine “col
suo cappotto verde / e delle eccentriche scarpe rosse” attende
il postino che potrebbe portare una lettera di quel suo figlio disperso
al fronte, mentre “nei pomeriggi dalla sua finestra /
fissa un punto conteso tra idillio e noia”. In “Madre
Terra” l’enorme ventre femminile richiamato
è quello fecondo e appassionato della Terra, a cui ci si
rivolge parlando un linguaggio che viene dall’Africa (la canzone
è scritta e interpretata con Angelique Kidjo,
grande “cantantessa” del Benin). Infine “Il
sorriso di Atlantide” è una avvolgente
e ammaliante riflessione sul proprio personale al femminile: “Stupidamente
ho temuto / l’immensa e spietata bellezza / la profondità
dei tuoi occhi”.
Tutto a posto e tutto in ordine, non fosse che ci sono ... tre canzoni
di troppo. “Signor Tentenna”
è un ottimo brano(Il singolo, tra l'altro) che però
parla di un uomo, salvo per due riferimenti all’universo femminile
(“Tua moglie non fa altro che piangere / ossessionata
dal sentore dei tuoi numerosi tradimenti /ingurgita ignoti dolori
ed elevate dosi di calmanti” e “il cane sul
balcone aspetta da mesi / il privilegio di una carezza / e intanto
tua figlia ti chiede / perché mai è così misera
la vita”). “Piccolo Cesare” è
quasi uno spaccato shakespeariano sulla gestione del potere da parte
di un monarca che non intende lasciare spazio alla plebaglia perché
“il cane che ha già morso il padrone / di certo un
giorno o l’altro proverà a rifarlo”. Infine “Il
pendio dell’abbandono”, scritta con Goran
Bregovic e qui in versione diversa da quella già
uscita come colonna sonora del film “I
giorni dell’abbandono” di Roberto Faenza. Bella
canzone anche, ma qui fuori tema.
Ma forse è pretendere troppo: è quel sottile filo
che separa un album a tema, come comunque resta “Eva contro
Eva”, da un concept album strutturato come opera unica, divisa
in più quadri. E’ mancato solo uno scalino, un piccolo
scatto, ancora un passo o un lampo di genio ed avremmo plaudito
il capolavoro. Siamo appena sotto. E le scelte musicali che privilegiano
strumenti acustici, con escursioni esotiche come le darbouke, il
riq, il duduk, il santur, il djambé, l’udu che riprendono
il discorso della ricerca musica di origini comuni tra le musiche
dell’area del mediterraneo che era già in “Creuza”,
ma che affiancano anche il cuatro, il banjo, il sitar, l’arpa
celtica o il mandolino che appartengono ad altre culture. Sopra
tutto questo ci stanno le origini e l’attitudine rock della
“cantantessa” per eccellenza e quel suo modo sincopato
di cantare che può spiacere ad alcuni, ma che, indubbiamente
rappresenta un ineludibile marchio di fabbrica. Quattro stelle ...
quasi cinque!
Carmen
Consoli
"Eva contro Eva"
Universal Musica Italia- 2006
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aggiornamento: 27-05-2006 |