| Murder
ballad e avvolgenti dolcezze
di Franco Senia
Questa
primavera tardiva ha portato, e sta portando una messe di buoni
dischi. Ad averne tempo e voglia (la seconda più che altro)
ce ne sarebbe di che scrivere! Dalla lancinante sorpresa del cd
di Kristofferson, "This
old road", ricamato su voce, chitarra e armonica, fino
al sorprendente tributo alle canzoni di Pete
Seeger, che la voce (sommessa e inquietante, come un rombo di
tuono lontano che si avvicina) del "Boss"
ha restituito ad una terribile attualità, strappando gli
spilloni che le tenevano inchiodate. Dischi come pioggia, a lavare
ferite vecchie e nuove.
A lavare il sangue. E già dal titolo, "...un
nome ad ogni pioggia...", il terzo disco dei
Del Sangre ha il sapore di una promessa che il
lettore di cd si incarica di mantenere. Le canzoni, tutte di Luca
Mirti, viaggiano su un insieme strumentale che il libretto
allegato al cd, malauguratamente scritto in bianco su nero, impedisce
di decifrare appieno.
Apre "La mia città". E la voce
di Luca si fa roca, mentre canta di (e ad) una Firenze notturna
e segreta. Sulle note di una chitarra quasi spagnoleggiante, ci
si ritrova a muoversi fuori portata dalle luci che biancheggiano
il duomo, per i vicoli e sotto gli archi, dove ancora sopravvive
qualche "vinaio", a dissetare "santi e assassini"."Si
muore una volta sola", e allora perché
non impreziosire un canzone già bella con la magia di una
tromba? A rompere, quasi per un lungo attimo, il ritmo incalzante
di tutto quello che si vorrebbe? "Il mio nome è.."
ha lo strano sapore di un rock antico, quello sepolto negli anni
sessanta. Non quello sempre alla ribalta di improbabili, quanto
fasulli, revival.
Vitale e sanguigna. "Marcella, au revoir",
gioca una canzone quasi d'amore su un tessuto malinconicamente jazz.
Fra un tromba nostalgica e una batteria delicatamente incalzante.
Fra cohen e cave, Luca ci legge "Il diario dell'assassino",
punteggiato da una chitarra cupa e notturna, affilata e tagliente
come un coltello, tanto quanto si addice al "genere".
Una "murder ballad"! "Per non lasciarti
fare..." è Lucamirti al 100%, e quindi
Luca se la gioca da sé solo. Voce e chitarra.
Tenera e avvolgente, come l'inserto di pianoforte, che ci aggiunge,
"Quando è tempo" ....
ci si concede anche ad un tributo a Springsteen,
e alla sua città delle rovine. La voce arriva come attraverso
un megafono, per i pochi secondi che dura la canzone. Pochi secondi
di speranza, prima di rimettersi sulla strada. Per rimettersi sulla
strada. E sulla strada ci aspetta il suono di un carillon, prima
che cominci "Se potessi", con
i suoi ricami di archi, con la sua dolcezza e la sua tristezza.
Qualcosa mi dice che Luca deve aver conosciuto i motel americani
con le loro bibbie. Gli "Hotel cristo".
Ma può anche darsi che mi sbagli. Chissà!
Anche se "Tra una lacrima e il cielo"
sembra voler continuare, sebbene con toni molto più intimi,
il discorso personale con quel sé stesso che alcuni chiamano
dio. "Il confine dell'odio e dell'amore"
comincia, e poi cresce. Sbatte piano le ali, quasi per sgranchirsi,
poi spiega il volo. E qui entra la voce, a dare il cambio a Luca,
la voce di Joe Grushesky. Poi l'armonica a tessere
il cielo in cui farle volare insieme, in duetto, strettamente, le
due voci. Inglese e italiano. Ad accarezzarsi vicendevolmente. A
dare quasi l'impressione di potersi scambiare, fino al crescendo
finale. In un ritmo nativo americano che restituisce agli esclusi
e agli emarginati il ruolo di vittime della tragedia dell'11 settembre.
Un capolavoro! Non poteva mancare la "traccia fantasma",
senza titolo (forse "solo un posto per nascondersi"?),
dove luca gioca a fare ligabue. Con un risultato sorprendente. Sorprendente,
e bello. Come tutto il disco.
Del
Sangre
"... un nome ad ogni pioggia"
Autoprodotto - 2006
Via mail
Ascolti collegati
Ultimo
aggiornamento: 25-04-2006 |