| Per
grazia ricevuta, salviamone qualcuna di canzone!
di Leon Ravasi
Gli
eccessi polemici non fanno mai bene. Bisognerebbe riuscire a decantarli
prima di scrivere una recensione. Ma quando si vede la "critica
ufficiale e di regime" così ottusamente schierata a
difendere un disco indifendibile, è naturale che venga voglia
di schierarsi nettamente in campo avverso. Il disco di Fossati continuo
a riascoltarlo anche se, purtroppo per lui, nel frattempo sono usciti
due capolavori come "Calypsos" di De Gregori e "Ovunque
proteggi" di Capossela che tendono ad oscurare questo lavoro
"minore" di "nostro Signore delle Superga".
Tentiamo ora un'analisi canzone per canzone per spiegare cosa, a
nostro giudizio, non funziona in questo disco e cosa sì.
Ebbene, un paio di canzoni sopra la media le scorgo pur io. Giudizi
espressi in "treni", un trenino il minimo ,
cinque il massimo
. *
1)
Ho sognato una strada 
E già partiamo male. Malissimo se uno ha già sentito
il singolo “Cara democrazia”. E già, perché
al supermercato Fossati funziona così: paghi due ottieni
uno. L’armonia (e chiamiamola così anche se mi dà
fastidio) di questa canzone si basa sulle stesse tre-note-tre di
“Cara Democrazia”. Solo un sordo o una persona in malafede
può non accorgersene. Vogliamo poi parlare del testo? Forse
è il peggiore dell’intero lotto. Storia di angeli,
visioni divine, banalità sui potenti della terra. Diciamolo:
un vero testo poco ispirato, un temino da quarta elementare. Per
me è la canzone più brutta del disco.
2)
Denny
E questa forse è la più bella. Storia di un amore
omosessuale che, in realtà, non è così manifesto
come i lanci pubblicitari vogliono far credere. Ma in epoca di Pacs
suona un po’ troppo “filona”, troppo “sul
pezzo”, troppo “uptodate” per essere del tutto
sincera. La musica, per la prima volta a quanto mi risulta, non
è di Fossati ma di Cantarelli.
3)
Cara Democrazia
Abbiamo già esplicitato a sufficienza le carenze di analisi
della canzone. Credo che nessuno possa pensare di mettersi a “dispensare
lezioni” su cosa sia la democrazia, salendo in cattedra senza
essere adeguatamente e culturalmente adeguato. In questa canzone
Fossati dimostra di non essere all’altezza del tema. Troppo
ambizioso e risolto in quattro stente rime alternate (tradito/ingannato/partito/approdato)
(fianco/certezza/bianco/arroganza), cui fanno raffronto una manciata
di idee reazionarie o qualunquiste. La musica? Un rockaccio vecchia
maniera e un po’ stantio.
4)
L’amore fa.
Si è già detto tutto. Della bizzarra scrittura, dei
pensieri modesti, del tema rifritto e della musica non malvagia.
Purtroppo la canzone esce in contemporanea con “Cardiologia”
di De Gregori. E’ come leggere il canzoniere di Petrarca e
raffrontarlo con quello di Antonio Cornazano (un petrarchista minore
del ‘400, non a caso “Giullare”, come da titolo
dell’unico libretto scritto da Fossati). Per commentarla prendo
in prestito quanto scritto da Vincenzo sulla ML di Fossati.
Altri possibili titoli
- l'amore do: canzone che parla di una prostituta nell'era della
globalizzazione sessuale
- l'amore re: canzone sull'amore che regna
- l'amore mì: canzone su un siciliano che, dopo tanto vagare,
finalmente incontra l'amore della sua vita e se ne stupisce
- l'amore fa: canzone su una ricetta miracolosa che fa crescere
i capelli (featuring cesare ragazzi)
- l'amore sol: canzone sulla solitudine degli amori
- l'amore là: un uomo ragiona sul fatto che l'amore è
vicina, proprio là, ma in fondo rimane inafferrabile
- l'amore si: canzone su una donna che finalmente incontra l'amore
della sua vita (il siciliano di prima), ma non se ne stupisce, perché
in fondo in fondo se lo aspettava
5)
L’arcangelo.
Musica con qualche guizzo sudamericano, vagamente temi che hanno
a che fare con l’emigrazione. Ma non è “Mio
fratello che guardi il mondo”. Ci sono una serie
di passaggi che sembrano casuali. “Porta del mondo che
giri in eterno / Togli i piedi di quest'uomo dall'inferno”
mi sembra solo una frase che suoni bene, ma dal significato oscuro
(e dalla rima facile). Non mi piacciono gli eccessivi richiami misticheggianti,
ma d’altra parte un disco che si chiama “L’arcangelo”
alla mistica è condannato. E’ una delle canzoni che
più stanno in piedi, gradevole musicalmente e con un testo
che potrebbe anche alludere all’impegno.
6)
Il Battito
E' una
delle più belle e, pareva a un primo ascolto, delle più
ispirate. Poi mi sono preso la briga di leggere (e fare leggere
il testo). Nessuno ne è venuto a capo in modo soddisfacente.
In effetti più lo studio più mi si fa strada un'idea
diversa, mi sembra, da quella universalmente accettata. Ed è
che la lettura che Fossati propone sia paradossale. Ossia non aderente
al dettato delle parole, ma esattamente in contrasto con loro. Un
Fossati che propone un distacco della cultura a favore di una ripresa
della leggerezza, dell'attimo, di quel qualcosa disperso nell'aria
per cui ci voglia colpo d'occhio. Un pezzo alla Gaber, insomma,
dove il dettato sta in netto contrasto con il significante.
Provate a leggerla
attentamente, a rileggerla: è chiaro. La partenza sembra
lineare e pare che Fossati intenda dire proprio quello che sta dicendo:
"dateci parole poco chiare, quelle che gli italiani non
amano capire" (anche se "poco chiare" non è
esattamente un elogio, no? Non parla di parole complicate, ma di
"poco chiare". Qualche riga sotto andiamo peggio:
"Basta romanzi d'amore etc ... ma teorie complesse e oscure".
Ecco, oscure in nessun modo può essere ritenuto un aggettivo
che faccia pensare bene di queste teorie? Quindi è una critica.
Fossati è paradossale e intende "Basta parole complicate/
dateci romanzi d'amore e ritornelli". La frase ancora sotto
"Senza studiare, senza fiatare / basta intuire / che è
anche troppo" sembra fuori paradosso e pare invece reclamare
il ritorno alla semplicità
e naturalezza
di pensiero.
Ma una strofa
dopo piombiamo nella confusione "Parole incomprensibili
/siano le benvenute" (perché?) ... Non è
nemmeno umiliante non capirle". E qui, se non siamo tornati
al paradosso francamente non so che dire. Fossati vuole le parole
che non sia "umiliante non capire"? E che siano
"incomprensibili". Badate bene! Non che non siano state
comprese, ma devono proprio essere "incomprensibili".
Nuova strofa e nuova inversione di tendenza: qui il cantante chiede
"brevi racconti /romanzi elementari / tv irreversibile
con accenti esotici", ma contemporaneamente "scrittori
intraducibili / poeti ermetici / una cultura davvero sottostante/
davvero inapparente" (cosa significa questo aggettivo?
Perché? Una cultura può essere inapparente? Da vocabolario
direi di no). Il personaggio appare quanto meno confuso su ciò
che intende chiedere. Ma poi, passando in modo incongruo dalla prima
persona plurale alla prima persona singolare: "Voglio essere
ricordato ... come un glaciale geroglifico ... come un graffito
inesplicabile perché del tutto inutile". E ancora
mi chiedo qual è il senso di questa frase? Cosa vuole dirci?
Ironizza? E perché è passato alla prima persona singolare
e subito sotto torna alla prima plurale? Conclude augurandoci una
nuova cultura "rapida ed estetica" dove “il
pensiero sarà il colore / e il colore un suono / e questo
suono un battito”. In conclusione: da che parte si pone
Fossati nel dibattito sulla cultura? Se facciamo credito al dettato
che è contro la democrazia (quindi antidemocratico per definizione)
come afferma nel singolo, ecco che qui troviamo un personaggio pericolosamente
incline a bruciare i libri in nome di una cultura "rapida ed
estetica" (futurismo, malattia infantile del fascismo?). Ma
dov'è, come blaterano i critici di carta e di regime, la
critica alla "mancanza di cultura" e al vuoto della nostra
epoca? Per favore ditemelo. Sono davvero perplesso.
Una piccola ipotesi aggiuntiva
prevede che nella canzone possano essere due personaggi diversi
a parlare: uno colto e uno immediato e sensibile. Ma dov'è
scritto? Da cosa si capisce? Insomma è un testo che, dietro
un buon poetese di facciata, contiene un pastrocchio di dichiarazioni
una in contrasto con l'altra. Ed è una delle canzoni migliori
del disco ....
7)
La cinese
Allora, posto che:
a) La Cina col greggio non c'entra un cazzo (è importatrice
netta)
b) La Cina sui mercati finanziari non influisce. La minaccia cinese
è solo industriale (e lì si che influisce, eccome!)
c) "Chinita" è termine che non si è mai
sentito in giro (pare sia invece in un pezzo di Manu Chao - NdR)
d) Chiquita è un termine molto sentito e che sempre si sentirà
e) i due termini suonano identici foneticamente
f) Il ritmo della canzone, tranne una pallida intro alla "te
ati nuovo raccolto" che vorrebbe tanto fare Cina e invece fa
pena, è totalmente caraibico/sudamericano
g) i paesi del centroamerica sono (chi più chi meno) ricchi
di petrolio, soprattutto il Venezuela
h) il petrolio influisce sui mercati finanziari (eccome!)
Detto tutto ciò e consci di quanto sopra ... non è
che "Chinita" arriva dritta dritta dagli scarti di Panama
e dintorni solo riattualizzata per interesse di cassetta? In questo
momento parlare della Cina (come dei Pacs e della democrazia sotto
elezioni) tira ...
8)
Baci e saluti
Di “Baci e saluti” a me piace quasi tutto. Almeno fosse
così tutto il disco! Se bisogna riconoscere in pregio a Fossati
è che non ha mai giocato a “non avere l’età
che ha”. Insomma non è l’eterno ragazzo di Ligabue
o il perenne sballato di Vasco. No, Fossati invecchia con i suoi
ascoltatori e ce lo fa sapere. Passo per passo. In questo simile
a De Gregori. Ed è da segnalare anche la simmetria imperfetta
tra i due: “L’arcangelo” di Fossati
è, o vorrebbe essere, la stessa invettiva apocalittica di
“Pezzi”, ma purtroppo molto meno ispirata,
mentre "Lampo viaggiatore", con le sue
riflessioni sull'amore, potrebbe avere qualcosa in comune con "Calypsos".
“Baci e saluti” ha sonorità anni ’60 tali
da ricordare Santo & Johnny o Angelo
Ruggiero, ma l’entrata dell’armonica a bocca è
da brividi. E la storia del rapporto con la giovane ragazza “di
una bellezza senza sentimento” la sento tutta da seguire.
Una volta tanto trovo anche una frase che sembra nascere da vera
ispirazione. (“Posso nascondermi e aspettare che ritorni
/ Tutto l'immenso stellato / Dove a Dio piace improvvisarsi pescatore
/ Di così poco si contenta la natura / Dei pesci / E di chi
vuole pigliare”). Peraltro questa canzone non piace quasi
a nessun altro che a me. Di mio la metterei a fianco di “C’è
tempo” che era la vetta di “Lampo viaggiatore”,
una di quelle canzoni magiche e intense che Fossati quando è
in vena riesce a distillare.
9)
Reunion
Non è male, ma soffre di “labilità” (tanto
per citare Fossati). Nonostante sia un cha cha cha non riesce a
fermarsi in testa, non riesce a farsi ricordare. Il testo non è
neanche male. Due vecchi amanti che si rivedono dopo un po’
di tempo e cercano di capire come sono cambiati. Un po’ un
“Incontro” gucciniano molto meno carico. Sfuma.
10)
Aspettare stanca
Il gioco non è nuovissimo. Con ben altri risultati ci si
era provato secoli fa Enzo Jannacci con “Giovanni Telegrafista”
(“Giovanni telegrafista e nulla più / stazioncina povera
c'erano più alberi e uccelli che persone / ma aveva il cuore
urgente anche senza nessuna promozione / battendo, battendo su un
tasto solo”). Coincidenza ha voluto che la canzone uscisse
nella settimana in cui in America si decretava la fine del servizio
telegrammi, soppiantato da e-mail e altre diavolerie. E’ la
storia di un ‘estate in solitaria in attesa di un amore che
non arriva. Tutto sommato galleggia, anche se di canzoni sull’estate
ne abbiamo già un po’ dietro le spalle. Ma la musica
qui, garbatamente jazzata, raggiunge il suo scopo. Intrigante.
11)
Pianissimo
E pianissimo si conclude questo disco con un’altra canzone
che non riesce a convincermi. Brutta? No, Sbagliata? Nemmeno. Presuntuosa?
Ma quando mai? E’ appena accennata. Eppure non riesce ad assumere
uno scheletro robusto. Resta allo stato traslucido. Una canzone
come tante.
Ho
visto la luce!
Non è una ghost track, ma solo un’altra curiosità:
avete fatto caso a quante volte ne "L'arcangelo" Fossati
vede la luce? Che sia un segno? Se lo aggiungiamo alle dozzine di
angeli, agli arcangeli, alle preghiere, ai così sia, tutta
questa luce mi sa di "uomo illuminato".
Con ordine. "Ho sognato una strada" ("mi ci vorrebbe
una luce")
Denny: "Accendi quella luce e la vedrò" ... "Se
accendessi un'altra luce non la vedrei"
L'amore fa: "e vi dico che viaggiare illumina le strade"
L'arcangelo: "Luce del mondo che vegli in eterno"
Il battito: (a parte che c'è subito un "poco chiare"
e un "oscure" in accezione negativa, ossia l'assenza di
luce, di altra luce non ne vedo)
Baci e saluti: (c'è l'immenso stellato dove a dio piace improvvisarsi
pescatore)
In Reunion c'è solo un dio pagano, ma senza luce. L'enel
aveva tagliato i fili?
Siamo in piena conversione?
(*
Nota metodologica: i giudizi in treni sono relativi a questo disco
di Fossati e non all'insieme della sua opera)
Ivano
Fossati
"L'arcangelo"
Sony - 2006
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Ultimo aggiornamento: 21-02-2006 |