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Le BiELLE RECENSIONI
Ivano Fossati: "L'arcangelo"

Vitale, attento e raffinatamente riflessivo
di Antonio Piccolo

Ivano Fossati c’è. Ed è vitale, sta attento a quello che lo circonda, valuta bene prima di farsi una propria opinione. Ma dopo una lunga riflessione arriva il suo punto di vista, chiaro e lucido, e “L’arcangelo” ne è la dimostrazione. Oltre che penna raffinata e musicista di valore, Fossati è un cittadino consapevole, che raccoglie i temi fondamentali della nostra epoca e del nostro paese, dandogli un carattere di universalità. E’ un osservatore acuto, capace di cogliere i nodi centrali, le contraddizioni meno evidenti, le bugie meno vistose, e di sintetizzarle nei pochi minuti che le canzoni possono offrire. Tessendo musiche che assecondano il tono delle parole (che spesso, in questo disco, è sarcastico). La grafica della confezione è piena di uomini che corrono, come se volessero scappare dal tempo reale. E i motivi per scappare ci sarebbero, come si sente dalle canzoni, ma Fossati non scappa. Fossati affronta.

In questo nuovo disco - meno fresco e immediato del precedente “Lampo viaggiatore”, colpa soprattutto degli arrangiamenti (scritti dal figlio Claudio e Pietro Cantarelli) meno curati del solito - c’è praticamente tutto: innanzitutto la centralità degli uomini immigrati, che sono i protagonisti (infatti l’arcangelo è proprio l’immigrato, spiegheremo dopo il perché); la guerra de “i grandi ottusi della Terra”; un amore omosessuale in cui viene dipinta la dignità e la bellezza propria di qualunque amore; la democrazia sempre più debole e indebolita; la critica ad un linguaggio troppo banale, superficiale e semplificato; l’avanzata senza scrupoli della potenza cinese; e poi l’amore, sotto diverse luci, sereno e meno sereno, che “fa guerra agli idioti”.
Diverso Parere
Leon Ravasi
Silvano Rubino
Canzone per canzone

1. Ho sognato una strada
Apre il disco la vetta del disco: brano orecchiabile e ritmato, con chitarre suonate a mo’ delle canzoni pacifiste degli anni ‘70. Una canzone genuinamente contro la guerra, quella che nessuno vuole e tutti fanno: “noi si chiedeva la pace / e si riceveva la guerra / lacrime per il petrolio / sopra tutta la terra”. E il soldato trascinato a fondo, nell’attesa che “l’angelo di Dio” pronunci la salvezza, non può far altro che urlare ossessivamente “voglio salvarmi / voglio salvarmi / anch’io”.

2. Denny
Un amore la cui omosessualità è svelata nel finale. Un amore come un altro, fatto di “occhi splendenti” e innamorati, ma anche problemi per arrivare alla fine del mese: “non c’è lavoro né pace / qua intorno / non c’è futuro né paga / qua in fondo”. Con un ostacolo in più da superare, a causa dell’ignoranza comune e bigotta: “nessuno sa e nessuno nemmeno capisce / nessuno vede l’amore, nessuno lo intuisce”. Musica malinconica e perfettamente azzeccata di Pietro Cantarelli

3. Cara democrazia (ritorna a casa che non è tardi)
A costo di essere incoerente, Fossati torna al rock (fin troppo semplice, a dire il vero), unica veste possibile per questo testo rabbioso, gettato contro una democrazia ormai poco credibile. Si potrebbe pensare che sia un’analisi della democrazia italiana. Alt. Fossati mette, giustamente, le mani avanti spiegando cosa lo ha spinto a scrivere: “A me hanno insegnato che la democrazia è una cosa precisa. Ha dei limiti, non è un sistema perfetto, ma sappiamo che fino ad oggi è il migliore che siamo riusciti a inventare (…) La grande preoccupazione degli ultimi anni - non so quanti, almeno venti - è che l'economia cambi dall'interno le regole della democrazia” (da L’Unità del 2/2/2006). E’ quindi una (gaberiana) canzone sulla precarietà delle regole e sullo smarrimento di chi assiste alla loro riscrittura. Riscrittura dettata dalla leggerezza, che impone delle “libertà autoritarie”. La canzone è una presa di coscienza di queste mistificazioni, e un’esortazione civile a non accettarle.

4. L’amore fa (quattordici volte amore)
Una bellissima canzone d’amore all’amore (la cui parola ricorre quattordici volte), cantata con una voce calda, su una musica dolce e leggera. Penna ispiratissima e gentile verso un tema tanto ricorrente, capace di scrivere una strofa così bella: “L’amore fa guerra agli idoti / agli arroganti pericolosi / fa bellissima la stanchezza / avvicina la fortuna (quando può) / fa buona la cucina / L’amore è una puttana / che onora la bellezza / di un bacio per regalo”.

5. L’arcangelo
Finalmente una certa cura nelle percussioni e nel ritmo, tipica degli ultimi vent’anni della carriera di Fossati. Che, ancora una volta, si dimostra l’autore italiano più attento al tema dell’immigrazione (dopo pezzi dal calibro di “Mio fratello che guardi il mondo” e “Pane e coraggio”), ribadendo in questa canzone un’umanità infinita. Su ritmi latinoamericaneggianti e chitarre elettriche alla Santana, è ritratto l’immigrato che viene da fuori e, come un arcangelo, ci porta un annuncio che cambierà l’avvenire: è l’annuncio di se stesso, che non dovrebbe essere un dramma, ma solo una situazione da affrontare. “Viene da est / da tutti i confini del mondo / da tutte le guerre / da tutta la fame / da tutto il fango”.

6. Il battito
Uno degli apici dell’album. Un po’ come Nanni Moretti si lamentava per il linguaggio banale e semplice del giornalismo in “Palombella rossa”, così fa Fossati in questo pezzo in cui il sarcasmo è esasperato. Contro i messaggi compressi e ridotti, svuotati di significato, che si diffondono con la velocità di tanti battiti (che fanno anche accompagnamento ritmico al brano), scongiura: “Dateci parole poco chiare / quelle che gli italiani / non amano capire / basta romanzi d’amore / ritornelli, spiegazioni / interpretazioni facili / ma teorie complesse e oscure”.

7. La cinese
Geniale commento asettico dell’avanzata irrefrenabile della Cina. A metà tra reggae e riferimenti esplicitamente cinesofili, la parte musicale accompagna ritmicamente un testo che va volutamente nell’assurdo, con poche parole che sanno bene dipingere la freddezza e la disumanità del mercato: “Sale l’oro nero / tengo d’occhio il prezzo / accomodo il prezzo / gonfio il prezzo / e…vendo”.

8. Baci e saluti
Apre un’armonica a bocca suonata dallo stesso Fossati, introduzione di una musica dolce e accogliente, che fa da cornice a versi un po’ degregoriani. Tra uomini e pesci di mare che si accontentano per poco, “una bellezza senza sentimento” e “vino allungato con l’acqua di rose”.

9. Reunion (cha cha cha)
Un cha cha cha divertente e ben arrangiato, per raccontare un incontro tra due vecchi amanti. La nostalgia è imponente per lui, che afferma e domanda ossessivamente: “Ho buttato via tutte le ore di un secolo / e tu, e tu?”. Ed è anche una riflessione generica, sugli amori che lasciano una traccia anche con il passare del tempo (ed è bello notare la vicinanza spirituale con la nuova “Cardiologia” di De Gregori).

10. Aspettare stanca (telegrafando)
Intuizione magnifica. Descrizione perfetta della noia estiva, consumata nella comunicazione frammentaria e ostacolata fra due amanti. “Stanco aspettarti, parto / aspettare stanca / Agosto interminabile / soffoca città / STOP”. La malinconia di un sax smorzato e il ritmo ben accompagnano questa idea di comunicazione, che sembra andare avanti a suon di telegrammi. Solo che si tratta di telegrafo: ma come gli è venuta in mente?

11. Pianissimo
Musica poco riuscita e arrangiamento un po’ ridondante, per un testo non particolarmente ispirato. Un’altra storia d’amore, fatta di nostalgia, difficoltà, barriere e poi soluzioni conciliatrici. Un pianoforte in dissolvenza termina un ottimo disco, della solita qualità dei soliti (cantautori) noti.



Ivano Fossati
"L'arcangelo"

Sony - 2006
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Ultimo aggiornamento: 05-02-2006

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