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Le BiELLE RECENSIONI
Tischlbong: "Tischlbong"

Straulino, Del Favero e soci: grandi avventure etniche
di Leon Ravasi

Ci sono dischi che valgono di più di quanto propongono, per svariati motivi, etici, etnici, sostanziali, culturali. Questo disco li ha tutti. Esce dalla prolifica fucina del Folkest e dietro il nome del gruppo e il titolo, per noi incomprensibile, si celano Lino Straulino, Andrea Del Favero, Ed Schnabl, che assieme a un gruppo di fidi pard (Fulvia Pellegrini al violino, Pietro Sponton alla batteria e al vibrafono, Vittorio Vella alle tastiere e Vincent Valvoletta al violoncello) danno vita a un lavoro di una bellezza sottile e malinconica, di uno splendore soffuso e strisciante che cresce pian piano fino quasi alla commozione. E il tutto all'interno di un disco di cui non capiamo una sola parola!

Vi aspettavate qualcosa di semplice come i "soliti dischi" di musica di frontiera del lontano est italiano di cui siamo da sempre innamorati? Vi aspettavate il dolce idioma carnico o le cadenze slovene dei Zuf de Zur o dei Kosovni Odpadki? No, questa volta andiamo ancora più sul difficile. Siamo dalle parti di Timau, come spiegano le esaustive note dell'ottimo libretto, a pochi passi dal confine con l'Austria, una piccola comunità di meno di 500 anime, ultimo avamposto umano sulla strada che porta al passo i Monte Croce Carnico. In questa comunità trilingue si parla ancora il vecchio tischlbongarisch, la vecchia parlata timavese di ascendenza carinziana. Nella scuola elementare della zona si studiano le tre lingue: italiano, friulano carnico e tilschbongarisch. "Lingue tagliate, che all'alba del nuovo millenio hanno però ancora la forza di rialzare la testa e guardare con speranza al futuro".

Il risultato è questo magnifico album, inciso nel novembre 2005 con i bambini delle scuole e finito, sovrainciso e completato tra il novembre 2005 e il maggio 2006. Lino Straulino e Andrea Del Favero hanno curato la produzione sia musicale che grafica. Come spiega ancora il libretto, oltre ai brani tradizionali incisi con i bambini di Timau "ci siamo lasciati prendere la mano dal nostro spirito artistico e abbiamo continuato, interpretando una serie di brani tradizionali e di nostra composizione: un nostro personale omaggio a una tradizione che continua a sopravvivere, nonostante la congiura del silenzio che per troppo tempo ha lasciato comunità come questa senza parola".

Cosa ne esce? Ne escono 14 brani racchiusi in 40 minuti di musica, dove si oscilla da armonie comprensibili a pochi, fino a versi più a portata di orecchie "foreste" come le nostre. Un esempio? Questo brano musicato da Straulino sui versi della poetessa di Timau, Laura Plozner Van Ganz: "Szzntar untar aan paam / honi glisnt in vriidn / asmar / anian / vartoos schpirit" (Non ho scritto male, è proprio così! Traduzione: "Mi sono seduta un attimo / sotto la grande ombra di un albero / ad ascoltare il silenzio"). Il brano si intitola "Da Vriidn" (La pace) ed è in tutto e per tutto un piacevolissimo brano in puro Straulino style. Molto più comprensibile e altrettanto bella "Ce partenze" (Che partenza), un canto di emigrazione della zona di Tolmezzo, per niente retorico e assolutamente poetico: "Ce partenze dolorose / su la place di Tumiec / a lassà la me murose / e no viodile par un piec" (Che partenza dolorosa / dalla piazza di Tolmezzo / nel lasciare la mia fidanzata e non vederla per un pezzo").

Sarebbe lungo citare tutti i brani (ché ognuno, per un motivo o per l'altro meriterebbe una citazione), ma non possiamo non citare i canti natalizi come "In una capanna" (tradizionale) o l'antimilitaresca "Chamaroot" di Straulino/Vella o ancora "Jesus" di Straulino/Del Favero. Citazione di merito anche per lo strumentale "Tischlbong" (che, non so perché, ma chiamarla title track qui mi fa cagliare i denti da latte!) di Andrea Del Favero che parte dalla traccia di una melodia tradizionale e si sviluppa "dando sfogo alla nostra vena strumentale più romantica".

Insomma sono perle per chi le voglia ritracciare ed aver la pazienza di provare ad ascoltare e, quand'anche, a capire. Lavoro prezioso dal punto di vista etico e culturale, ma anche album di soffuse malinconie nickdrakiane, come è nello stile sottopelle di Lino Straulino e, come forse, sta anche nei cromosomi di questo popolo, profondo, intenso e malinconico. Non è un disco per tutti, ma non è nemmeno un'opera da passare sotto silenzio. Vi piacevano i Pentagle o i Fairport Convention? Beh, suonano anche dalle nostre parti: eccoli qua!

Tischlbong
"Tischlbong"

Folkest Dischi - 2006
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Ultimo aggiornamento: 16-08-2006

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