| Come
essere seri senza perdere la leggerezza
di Lucia Carenini
Un lavoro che è la dimostrazione
tangibile che si può parlare di argomenti seri senza essere
pallosi. Non certo divertendosi, perché la parola divertimento
è quantomai inadatta a descrivere la situazione dei minatori
del grossetano – e di tutti gli altri luoghi – ma sicuramente
in modo godibile e con lievità. Si parla di uomini, uomini
che hanno lasciato le fatiche dei campi per andare a faticare sottoterra.
A sudare lì come si sudava prima, a fare una vita misera,
di paura, di claustrofobia.
Che palle, direte. Invece no. Per niente. Perché il gruppo
grossetano è riuscito a cucire un album-spettacolo che racconta
tutte le emozioni di chi ha vissuto e lavorato nel sottosuolo. In
una vita sottosopra, appunto.
Dodici
canzoni, jazzate quel tanto che basta per farne un ascolto più
che piacevole con ritmi di percussioni calde, chitarre e mandolino
e buzuki e ancora sax e flauti a sottolineare e a delineare lo svolgimento
di dodici storie sotterranee che fanno poi una storia sola, quella
culminata nella tragedia, quella tragedia successa nel 1954 a Ribolla,
nel pozzo “Camorra” in cui 42 minatori
furono dilaniati da uno scoppio.
Dodici
canzoni intervallate da otto brevi pezzi recitati, che introducono
il cantato e integrano e collegano i diversi capitoli sonori della
vicenda. Così si parte con una lettera alla madre dove si
descrivono la miniera e le fatiche del sottoterra che sono forse
peggio di quelle dei campi. Stessi utensili, stesso caldo, stesso
sudore. Tutto nel sogno di una vita migliore. Sopra.
E
ancora il linguaggio della miniera, le parole nuove da imparare
e la musica che diventa tango per elencare i minerali, descriverne
i caratteri, la tipologia, l’identità. E poi la partita
di pallone della domenica, quando si risale di sopra per cercare
un ritaglio di felicità o almeno di spensieratezza su un
campo fatto più di polvere che d’erba o tra le gonne
di una donna a un ballo, per un amore pagato, ma più spesso
solo in una bottiglia.
E
ancora le condizioni disastrose in cui si lavora, gli incidenti,
lo sciopero, e poi la paura che porta a confidare nell’irrazionale,
nelle superstizioni, ma anche alla consapevolezza della tragedia
incombente e che non si potrà evitare.
Ma
chi sono i Rasenna? Sul loro sito
www.rasenna.org leggiamo che si tratta di sette musicisti, Alessandro
Ramacciotti (chitarra, mandolino, buzuki e voce), Pietro
Bronzi (Sax e flauti), Enrico Resta (batteria),
Arturo Giordano (percussioni), Enrico Ciollini
(pianoforte) e Angelo Fucci (contrabbasso), capitanati
e coordinati da Guido Diavola (voce e testi). Il
loro lavoro nasce da una ricerca sulla tradizione dei testi appartenenti
al patrimonio culturale toscano, così ricco di canzoni legate
alla socialità, ma anche da una vera e propria ricerca sul
territorio, resa viva dai racconti di chi quella vita l’ha
vissuta.
Rasenna
"Sottosopra"
Autoprodotto - 2005
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aggiornamento: 05-07-2006 |