| Essere
leggeri senza perder la consistenza
di Lucia Carenini
La segnalazione arriva dagli
Yo Yo Mundi e il mini cd merita più di un ascolto. Se possibile,
non distratto. Gruppo nuovo e sufficientemente "pazzo"
per entrare nella rosa dei preferiti tra quelli di cui non conosci
niente. Non sappiamo bene quanto ci sia da conoscere, nemmeno se
serva, ma "Rotoballe" è estremamente gradevole.
Ascoltare per credere.
Andando a investigare sul loro sito
si scopre che prendono spunto e nome da un pittoresco e oggi scomparso
chansonnier della bassa Romagna, che sono nati come duo da balera
nel 1994 e che sono arrivati in cinque - dopo una nutrita serie
di demo - all'esordio ufficiale nel novembre 2004, con questo Rotoballe,
appunto, registrato tra Ravenna e Acqui Terme.
Basta leggere i titoli per avere
una prima idea di quanto siano lucidamente folli i nostri. Rotoballe,
Punk mentale, Lamento del venditore di libri, Ma mi sa di no, C.
d. A., I pappi dei pioppi. Nonsense allo stato puro
per i testi; un esempio? “Senza note non si capisce, si
scrive carne, si legge pesce. Si mangia fumo, si salva spazio, volume
primo ma con giudizio. Nero su bianco, zero nel vento”.
Per la musica si prendano un pizzico di folk, una spruzzata di elettronica,
una punta di rock, si aggiungano un bello swing, un’ocarina
e un organetto diatonico, si agiti il tutto ed ecco fatto: mix altrettanto
fuori di testa, che ben si armonizza con il delirio dei testi.
Ma per i patiti delle catalogazioni, dove vogliamo sistemarli questi
Jean Fabry, inventori del ”Raduno universale dei rashiatori
di barili” e dello “Zavaglio generale”, dove la
parola "zavaglio" (che deriva dal dialettale "zavaj")
significa "delirio, confusione"? In un posto fantastico
e surreale, in bilico tra una kermesse di paese e la tecnologia,
tra il pop e i canti antichi della tradizione. In rotoballe ci sono
melodie facili facili, orchestrate ad arte, però. Di quelle
che ti prendono e ti risucchiano e che ti ritrovi a canticchiarle
mentre sei sotto la doccia o quando scorazzi per la città.
Magari in bicicletta.
Decisamente da ascoltare insomma,
perché sono divertenti, perché sono scanzonati con
intelligenza, soprattutto perché sono riusciti a fabbricare
qualcosa di nuovo, come si faceva da bambini col meccano. Una strana
costruzione, che non era una macchina, non era una moto e non era
nemmeno un carro armato. Ma a seconda di come la giravi poteva essere
tutto questo. Anche qualcosa di più. E quello che è
sicuro è che non veniva mai a noia.
Jean Fabry sono Antonio Baruzzi:
voce, chitarra, Marlowe (Davide Bassi): colori, cori e rumori; Andrea
Giuliani: batteria, organetto, drum machine; Paolo Pappi: tastiere,
synth e Gian Luca Ravaglia: contrabbasso.
Jean
Fabry
"Rotoballe"
Sciopero Records/Mescal - 2004
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aggiornamento: 20-08-2006 |