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Le BiELLE RECENSIONI
Mé Pék e Barba: "Pùtost la bev tòta me"

Storie di fiume, di nebbie e di ubriachi dalla bassa parmense
di Luca Vitali

Il titolo in dialetto, rosso, sopra una copertina in bianco e nero che raffigura un fiasco e due bicchieri appoggiati su una tovaglia a quadretti, la dice lunga sui contenuti di questo album. In realtà il Piuttosto La Bevo Tutta Io del titolo è riferita all’acqua del Po durante una piena, ma è di vino, di osterie, di notti nella pianura padana, che sono piene queste tracce dell’esordio discografico dei Mé Pék e Barba.

Capitanati da Sandro Pezzarossa (chitarra acustica), che si divide il compito di scrivere i pezzi con il fisarmonicista Federico Romano, e quello di cantare con Andrea Magni, questa scatenata banda di ragazzi della bassa parmense (ma per i concerti si è aggiunta la violinista reggiana Francesca Mantovani) ci offre nove brani in stile folk, mostrando d’aver mandato a memoria la lezione di gruppi come Modena City Ramblers e Marmaja, o di folk-rockers come Massimo Bubola.

Il breve “Preludio” recitato fa da apripista per la title-track, cantata in dialetto (ma nel booklet son presenti anche le traduzioni); ballata irish-style, giocata tra fisarmonica e flauto (Marco Piccini). Con “Nott Da Balòos” è ancora voglia di danza, con in evidenza Davide Tonna, vero Signore degli strumenti a corda. “Cenerentola, Credevo…” parte tranquilla per poi velocizzare il ritmo: una rivisitazione della nota fiaba. Esattamente a metà tra Messico e Irlanda si pone “Lacrima Dorata”, canzone sulla fine di una relazione.

Arriva anche il rock di “Fuori Chitarre”, ma con gli strumenti elettrici (le chitarre di Tonna, il basso di Fabio Bianchi) e Nicola Bolsi che pesta la batteria, convivono il flauto di Piccini, la fisarmonica e il piano elettronico (sempre Romano). Torna il dialetto per “La Solita Serata”, bagnata dall’alcol, da tanto alcol, mentre “La Festa Di Paese” narra di una notte peccaminosa. In chiusura la triste storia di “Siura Carla”.

Sul retro del cd c’è un’altra foto in bianco e nero che testimonia l’attaccamento di questi ragazzi alle loro origini: i Mé Pék e Barba vengono dal fiume. Salgono sulle assi dei palchi indossando il kilt, si divertono e fanno divertire, e quando tutto è finito si rimettono il tabarro e tornano tra le nebbie che avvolgono tutto, il grande fiume, la pianura, perfino la notte ed i suoi ubriachi.

Mé Pek e Barba
"Pùtost la bev tòta me"

Autoprodotto - 2006
Ai concerti

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Ultimo aggiornamento: 17-09-2006

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