| Le
pennellate del fumettista della canzone per un esordio coi fiocchi
di
Silvano Rubino
Buoni
lasciti del Premio Tenco. Non essendo un fedele ascoltatore del
programma radiofonico di Fiorello, nulla sapevo di Maler, annunciato
tra i nomi del cast del Tenco e vincitore del premio Tenco-Siae
per gli esordienti. Con molta curiosità l’ho ascoltato
sul palco dell’Ariston, con altrettanta ho ascoltato il suo
disco. Che nasce grazie proprio a Fiorello. Lo ha raccontato lo
stesso Maler in conferenza stampa: la scorsa primavera si è
recato sotto gli studi della radio, è riuscito ad avvicinarsi
allo showman e ad allungargli un demo.
A Fiorello è piaciuto e ha iniziato a trasmettere “Demone
del tardi”. Potenza dei mass media: per Maler è arrivato
un contratto per incidere un disco. Uscito in questi giorni (così
almeno si annuncia sul sito/blog www.myspace.com/malerweb), io lo
ascolto da quando sono tornato dal Tenco, dove Maler l’ha
distribuito ai giornalisti.
Ebbene? Ebbene, signori, questo è un esordio con i fiocchi.
L’esibizione al Tenco non mi aveva folgorato, lo confesso.
Intendiamoci, la voce mi era piaciuta, gli arrangiamenti pure. Ma
avevo percepito una certa freddezza, una dose di scolasticità.
Colpa dell’emozione da Ariston, forse, o della scarsa esperienza
(non mi pare si tratti un artista con una grande gavetta live alle
spalle). Impressioni spazzate via dall’ascolto del disco,
che mi convince proprio.
Riporto la
motivazione del premio assegnatogli a Sanremo: “Cantautore
dalla fisionomia originale, che ha saputo assimilare i modelli più
alti della canzone d’autore per adattarli alla propria personalità,
nei testi come nella musica come nel canto, Maler offre un incoraggiante
spiraglio per guardare con curiosità a nuovi possibili orizzonti
per la musica italiana”. Mi sento di condividerla. Quel che
mi piace in questo disco è proprio l’assenza di una
forsennata ricerca di originalità, l’accettazione tranquilla
delle proprie radici, il rapporto sereno con quanto viene prima.
Maler si inserisce in un filone, quello della canzone d’autore.
E chi vuole può quindi scatenarsi nello scontato gioco dei
paragoni: Paolo Conte, Vinicio Capossela, Ivano Fossati... Come
dice la motivazione, però, quello che Maler ha fatto è
assimilare, adattando, rimodellando. Facendo scaturire uno “stile
Maler”. Che per un esordio non è male (mi viene
in mente un altro disco di esordio che inaugurava anche uno stile,
“La danza” dei Sulutumana).
Merito anche
degli arrangiamenti in cui la prevalenza acustica (e l’encomiabile
protagonismo della fisarmonica) fa anche i conti con qualche inserimento
elettronico (mai invadente). Un buon impasto, frutto del lavoro
dell’arrangiatore Giancarlo Di Maria, ottimo creatore di atmosfere.
Che è anche un po’ anche la caratteristica del Maler
paroliere. Non un narratore, ma un evocatore, che procede per pennellate
dense, per immagini vivide. E scoprire che Maler, nella sua “vita
precedente”, è stato un fumettista non mi ha stupito
affatto. Il suo modo di procedere è molto visivo, molto colorato
e fantasioso. E gli consente di esplorare mondi musicali molti diversi,
per un viaggio che rende il disco molto vario, ma non disomogeneo.
Si va dal tango malinconico di “Le fonti”
e “La strada che sai”, a brani
più leggeri, ironici, come “Carmelita”,
scanzonata mistura di una melodia popolaresca su una base elettronica,
o come “Demone del tardi”
– quella trasmessa da Fiorello - molto immaginifica e un po’
acida. Ci sono aperture esotiche, inviti al viaggio, spazi sconfinati
e un po’ immaginari (Paolo Conte docet...) come “Oriental
Tagikistan Bar”, ambientata in un Medio Oriente
che potrebbe essere Istambul, ritratto a tinte vivaci, con grande
abilità sensoriale, come “Leebes”,
tappa arabo-magrebina fatta di incanti, danze, medine, damaschi,
come la marineresca “Ali Baba do mar”
o la malinconica elegia tex mex di “Un destino
distante”, o ancora l’allegria flamencata
di “Marialavita”.
Ma, per uno che viaggia soprattutto con la fantasia, anche le radici
contano, come dimostra “Bianca”, una ballata quasi folk,
con una fisarmonica avvolgente che ci accompagna lungo un fiume
tutto italiano (e padano). E come dimostra “Prima dell’amore”,
classicamente melodica, quasi un pezzo di anni 60 con tanto di archi,
con una “quasi citazione” (consapevole?) di “Amore
che vieni amore che vai” di Fabrizio De André nel ritornello
(“io ti ho amata sempre/ io ti ho amata sai) e un procedere
per metafore naturali davvero notevoli (“c’è
una lupa azzurra che si accuccia nel tuo sguardo”).
A proposito
di De André: navigando un po’ su internet, alla ricerca
di notizie su Maler (di cui si riesce a sapere molto poco, in realtà...),
mi sono imbattuto in un forum in cui qualcuno azzardava il paragone:
“il nuovo De André”. Andiamoci piano, dico io.
Certo la voce è veramente notevole, calda, avvolgente, a
suo agio nelle note basse. Ma Maler è appena all’inizio
del cammino. Promettente, certo. Ma tutto da scoprire.
Maler
"Dell’ora o del mai"
Irma Records 2006
In tutti i negozi di dischi e su www.msol.biz
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aggiornamento: 02-01-2007 |