| Il
Brad Meldhau de noantri
di Moka
Dopo
anni in cui è stato prezioso collaboratore di molti musicisti,
tra cui ci piace ricordare il prezioso lavoro con Marcello Murru
in "Bonora", Alessandro Gwis, pianista degli Aires Tango
arriva al suo primo disco solista, come d'abitudine intitolato come
l'autore.
Quattordici composizioni guidate dal piano e supportate da Luca
Pirozzi al contrabbasso e basso elettrico e Armando Sciommeri alla
batteria e percussioni. Non è jazz, nonostante la formazione.
O comunque non solo. E' musica liquida eseguita con grande maestria
e fascino in cui trovano spazio echi di jazz, etnica, improvvisazioni
e musica latina. Tutte le composizioni sono di Gwis. Per chi crede
che solo gli Stati Uniti possano avere il Brad Mehldau ...
Ma con questo non vogliamo azzardare alcun giudizio negativo.
Dio santo, poi lo si paragona a Meldhau, mica a ciccia e brufoli!
Nel senso di un ascolto continuativo e ammaliante, surfando sulle
onde emotive ben disegnate dalla tastiera di Alessandro. Romanticismo
pianistico, ma senza mai cedere a melensaggini o formule trite.
Alessandro è vivace e sveglio e non disposta a scivolare
verso "cammarierate" d'effetto.
Come facile attendersi, visto le sue derivazioni, l'album profuma
di Sudamerica, ma non in modo stucchevole: penetrante, ma delicato.
Tango e milonga, ritmi latini ed echi jazz, un sentore di musica
classica della miglior tradizione musicale europea e cenni di elettronica,
tendenzialmente raccolti in brani di breve durata ma di ampio respiro,
quasi un invito alla danza, ma con passo leggero, per non perdere
di vista un sorriso malinconico, un tramonto sul mare, un bacio
a fior di labbra.
Tutti i quattordici brani sono firmati da Gwis: dalle fughe di "Alborada"
leggermente screziata di elettronica a "Which was
it?, dall'indubbia sapienza tecnica. "Marzo
Summer Spleen" è forse il brano più
ostico, mentre "Agosto Noir"
è intensa a torrida come naturale attendersi. "Showers"
e "Stazioni" forse i brani più
indovinati in un caleidoscopio lieve ma profumato. Ottima la partecipazione
al lavoro di Pirozzi e Sciommeri. Grande maestria strumentale, qualche
leggera voglia sperimentale, ma che non cede mai alla deriva virtuosistica.
Un autore ed esecutore da tenere d'occhio, perché
se questo è l'esordio è meglio non perdere tempo e
prenotare già da ora i prossimi dischi. D'altra parte, in
fondo, si tratta di un esordio per modo di dire considerando gli
anni da cui calca le scene, ma per la prima volta è titolare
di un album, con tutte le scelte del caso. Scelte superate con destrezza.
Alessandro
Gwis
"Alessandro Gwis"
CNI - Compagnia Nuove Indye- 2006
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aggiornamento: 18-08-2006 |