| Maturati
sotto la paglia, fino a un convincente bouquet di fieno e mele
di Giorgio Maimone
Abbiamo
fatto bene a tenere questo disco "Sotto
la paglia" per un po' di tempo. Abbiamo fatto bene, perché
così facendo da un demo è diventato un disco vero
e proprio. Da tre brani che erano (più un intro) sono saliti
a undici (intro compresa) e da un discorso provvisorio, per quanto
pieno di stimoli, ci siamo spostati verso una certezza: gli Espanta
Bruixas non sono un gruppo formatosi per caso. Sono più che
bravi, sanno di cosa vogliono cantare e come vogliono suonare e
lo fanno nel migliore dei modi. Senza dubbio uno dei migliori dischi
che abbia sentito quest'anno. E non sto parlando solo di dischi
d'esordio o di "primi ascolti"!
Partiamo dal semplice, le note biografiche e l'origine del nome.
Gli Espanta Bruixas sono in quattro: Marco Leoncini: voce e chitarre;
Fabio Nesi: piano, fisarmonica e voce; Simone Fiesoli: basso; Lorenzo
Stefanini: batteria e percussioni. Si sono formati nasce nel 1999
dedicandosi inizialmente all'esecuzione di brani di musica jazz,
sudamericana, etnica e della tradizione italiana e francese. Successivamente
hanno cominciato a produrre brani propri, "seguendo le
suggestioni dei generi sperimentati precedentemente nel tentativo
di realizzare una sintesi tra autori di diversa origine".
E meno male che l'hanno fatto.
Il nome invece, come parrebbe logico, è spagnolo
e significa letteralmente "spaventa-streghe", nome con
il quale gli abitanti di Barcellona chiamano i camini che adornano
le costruzioni di Gaudì. "L'abbiamo scelto - dicono
- sia per la sua matrice popolare, sia perchè rimanda alla
tradizionale fortuna che ci accompagna nei rapporti col gentil sesso".
La parte facile l'abbiamo finita. Adesso proviamo a spiegare che
musica fanno gli Espanta Bruixas.
C'è
un po' di tutto: c'è il jazz degli esordi, c'è la
musica etnica, c'è il ricordo della musica italiana delle
origini e c'è tutto l mondo cantautorale. Soprattutto c'è
bellissima musica d'impianto acustico e ci sono testi di valore,
ispirati anche a precisi riferimenti letterari: "I sette messaggeri"
deve l'ambientazione al'omonimo racconto di Dino Buzzati, "Le
sei sorelle" è ispirata alla novella La gatta cenerentola
di Giambattista Basile, mentre in "Rotte dell'appennino"
viene citato Giovanni Pascoli. Il resto dei brani non è firmato,
salvo una nota in copertina che dice che il cd è stato realizzato
ed arrangiato interamente dagli Espanta Bruixas, arricchiti in tre
brani dal sax di Gianni dell'Anna, un intrvento quanto mai azzeccato.
Per
entrare in sintonia con la musica di questo ensemble fiorentino
che cita tra i suoi numi tutelari Stefano Rosso
e Piero Ciampi, partiamo dall'inizio dove per 5
minuti e rotti (due brani interi e un lungo minuto del terzo) non
viene pronunciata una sola parola, se non delicatissime armonizzazioni
affidate alle voci di Fabio Nesi e Marco Leoncini. La prima parola
(per la cronaca "Sarà") viene pronunciata dopo
6'13"! Ora è abbastanza raro che questo avvenga in un
disco del 2006 (forse in epoca di rock progressivo poteva essere
la norma) ma non è un caso. La musica domina comunque l'ascolto,
ma quando il canto parte, le parole sono forti come pietre ed altrettanto
pesanti. Non ci si contenta di accompanare la musica: "Sarà
forse l'estate a portarveli via / o una donna seduta tra i filari
e la strada/ e si tinge di vento questa rada foschia / mentre aspetto
la pioggia lentamente che cada" ("Canestri
di grano")
Ma ci siamo dimenticati dei primi due brani: "Intro"
è un minuto di piano, su cui si innestano gli altri strumenti, che
ricorda quasi Abdullah Ibrahim, il pianista sudafricano una volta
conosciuto come Dollar Brand. "Intro" ricorda "Soweto",
grande pezzo. E restiamo in Africa anche per il secondo pezzo che
è "Mahdia", dal nome
di una città tunisina "dal fascino straordinario
- dicono gli Espanta Bruixas - che, in tempi di becero antiislamismo
calderoliano,ci ha colpiti con tutta l'eleganza della cultura araba".
Straordinario è anche il fascino di questo brano, che non
necessariamente segue strade musicali di contaminazione, ma che
pure riesce a fornire tutta la suggestione del caso. Di "Cantestri
di grano" abbiamo già parlato (bene). Ed è già
ora de "I sette messaggeri",
ispirata da Buzzati, come già abbiamo detto e dall'impianto
epico ben sostenuto dal canto. Fondamentale l'intervento di Gianni
Dell'Anna al sax nella lunga coda strumentale finale (2'40"!).
Insisto che sono pazzi questi Espanta Bruixas, ma è troppo
bello sentire, dopo molti anni, la musica andare come se non dovesse
mai finire. Ricorda quasi qualche fuga di sax di Danilo Tomasetta
negli Zingari felici originali di Claudio Lolli, ma lo dico solo
per definire il clima.
La canzone successiva è forse il pezzo più forte di
tutto il disco, di un disco che fino qu ha distillato emozioni a
iosa e che non ha ancora finito di darne. "Natale
1945" è come sentire Enzo Jannacci cantato
da Francesco De Gregori e suonato dai Weather Report. Esagero? Sì,
esagero. Lo ammetto, il disco mi è piaciuto al di là
dei confini dell'obiettività, ma anche qua abbiamo una lunghissima
coda strumentale (3'26" su un pezzo di 6'29"), questa
volta quasi tutta appannaggio della chitarra di Marco Leoncini.
Ma prima c'è questo gioiello di testo:
"Dai
vetri appannati, tra il fumo e il pernod
E gli occhi rubati che scherzo la vita.
La guerra finita "riscivola" il tram
Qui c'è un caldo buono
Di scorza candita.
Odore di fuori da dietro la via
Guardare gli ombrelli passare.
Tra i volti accaldati al bancone del bar
Pin spia le comete di uno strano Natale.
Dieci anni a febbraio del '46
E guarda gli aerei volare.
Odore di fuori da dietro la via
Guardare gli ombrelli passare"
Scoppia
l'applauso, mi alzo in una solitaria standing ovation e premo il
tast repeat e nella pioggia che c'è fuori in questa domenica
milanese, annuso l'"odore di fuori da dietro la via" e
mi metto a mia volta a "guardare gli ombrelli passare".
Canzone d'autunno. Canzone di sempre.
"Buona
sorte " è invece la canzone che contiene
la frase che dà il titolo all'intero lavoro. Bizzarria del
lavoro, cade a metà album ed è in un testo composto
di sole due frasi, che si ripetono ad libitum, ben sorrette dal
canto a due voci. Una pienezza di suono che coinvolge è che
è un po' una carattereristica di tutto l'album. Siamo a metà
disco, ma la seconda metà scorre più veloce. Solo
16 minuti le ultime 5 canzoni, per n totale di 41'31" di ottima
musica.
"Per l'inverno" è breve,
ma efficace. Intima, raccolta, con meno voglia di spermentarsi in
lunghe fughe. Pianistica e interna, con un'interessante ritmica
spezzata e una fisarmonica canaglia che ci disarticola le ultime
resistenze. "Le sei sorelle"
ha invece un impianto più da musica popolare, come si deve
al testo che la determina, quasi una reazione al brano "invernale"
precedente. "Rotte dell'appennino"
deve qualcosa a Pascoli, come già detto e può richiamare
qualcosa dei Sulutumana (come un po' tutto il disco,
anche se queste lunghe fughe strumentali i Sulutumana le riservano
talvolta ai concerti e meno su disco). Con "Grecale"
torniamo a uno strumentale, lungo e vocalizzato, come i pezzi che
aprono il cd. Vola leggera come il vento, accarezza le cime degli
alberi e soffia qualche metro più in là. Solleva la
polvere dalla strada, come la gonna di Jenny del Suonatore Jones
e invita a qualche passo di danza, perso nel fieno, masticando una
mela. Pastorale.
Finale in crescendo, come si compete, con un ultimo svolazzo di
stile. Se leggendo il titolo vi capitesse di chiedervi se il titolo
significa "Elogio della "quinta" o "Elogio
della "V" nel senso della lettera dell'alfabeto,
il dubbio ve lo risolvo io: è la lettera dell'afabeto, quella
che "cambia le merde / in verde / e la pagina / in vagina".
E' un breve brano recitato, sorretto da un tempo jazz che proclama
la superiorità della "V", anzi la sua tipicità.
"V" come "il culo del salame" o "vespro,
vergine, vertigine e violino". Impagabile.
Insomma, questi sono gli Espanta Bruixas.Bisogna ascoltarli
per amarli, ma bastano i primi minuti per farvi venire voglia di
entrare di più nel loro mondo. E' solo un primo passo, ma
se vogliamo restarli ad aspettare, la sensazione, il naso mi dice
che potrebbe darci belle soddisfazioni. Per ora belle canzoni. E
non è affatto poco.
Espanta
Bruixas
"Canti di foruna"
Autoprodotto - 2006
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Ultimo aggiornamento: 17-09-2006
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