| Non
fermatevi al primo ascolto: merita!
di Moka
Al
primo ascolto non colpisce più di tanto. Strane scelte quelle
che fanno le donne in musica in Italia. Sembrano più concentrate
a cercare (o comunque a non escludere) strade radiofoniche per le
le loro canzoni. E così al primo ascolto è difficile
che ti colpiscano, uscendo al di sopra della media della marmellata
radiofonica che impesta le nostre giornate. Bisogna ascoltarle con
maggiore attenzione. Andare a scovare i temi sommersi sotto un eccesso
di batterie, ritmiche, elettroniche assortite per tornare alla sostanza
della musica e dell'oggetto canzone. E' il percorso che mi è
toccato fare anche con Claudia Fofi: da un quasi rigetto iniziale
a un apprezzamento che cresce con gli ascolti progressivi del disco.
Sempre
detto io che i dischi bisogna ascoltarli fino ad esaurirli! E' l'unico
modo per entrare nei significati (quando li si trova) o per scorgere
degli obiettivi o delle cifre stilistiche che, a prima occhiata,
non appaiono. Non aspettatevi, e d'altra parte è naturale
con l'incipit che vi ho appena rifilato, una folksinger americana
armata di chitarra. No, il cd di Claudia Fofi, per quanto autoprodotto,
non è un demo. Ha tanto di bollino SIAE, una copertina (essenziale,
ma indubbiamente copertina) e anche il cd ha subito le attenzioni
della realizzazione grafica Lapislunae. Con Claudia (voce, Farfisa,
piano, programmazioni, snaps e cartone, palmas), suona una vera
banda: Juri Pecci al basso, Francesco Bruni alle chitarre, Fabio
Giusto (basso, chitarra, piano), Matteo Chimenti (basso e contrabbasso),
Tiziano Fioriti al sax, Davor Pamir al flicorno, ALberto Brizzi
alle tastiere e programmazione più altre collaborazioni sparse.
Ne esce fuori un disco "prodotto" il giusto,
coi suoni non casuali, dove tutte le canzoni (parole e musiche)
fanno capo alla stessa Fofi (tranne in un caso in cui collabora
con Matteo Chimenti) e da lei stesse arrangiate (inq uattro casi
con la collaborazione di Alberto Brizzi). Il risultato? Intrigante.
Se i testi difficilmente assurgono a vette poetiche (la scelta privilegia
di più un linguaggio che si avvicina all'italiano parlato
normale) e non vengono nemmeno riportati nel libretto, le musiche
sono invece decisamente adulte. Claudia Fofi, di Gubbio, non è
esattamente di primo pelo, sono già anni che gira per concorsi
(Musicultura a Recanati, Premio Ciampi) vincendoli
spesso o lasciando comunque buona impressione di sè e, peraltro,
dovrebbe esistere anche un altro suo lavoro "Un sogno
blu", fatto in trio con Fabio Giusto alla chitarra
acustica e voce e Tiziano Fioriti, sax e voce, entrambi ancora con
lei in "Centrifuga".
Più difficile dire che genera faccia: un pop-jazz? Vi convince
come definizione? Norah Jones però scordatevela. Siamo su
altre strade. Qualcosa di Rosanna Casale, forse, ma non nel senso
del virtuosismo vocale. La voce anzi tende a raccontare in modo
chiaro la canzone (tipico di chi le ha scritte e se le canta). Voce
che cerca contemporaneamente ritmo e suggestione, a volte giocando
sulle cadenze ipnotiche della voce con ottimi risultati come in
"Voglio" che è forse
la migliore canzone del lotto. Altre volte come in "Danzano
le ore", un'altra delle mie preferite (guarda sfiga,
le ultime due del cd), incrociando scansione ritmica e snocciolamento
lento dei fonemi.
Le "hit" del disco, le canzoni su cui sembra puntare sono
però "Chiusa in un ferreo reggiseno"
e "Comunicazione rettangolare",
con cui è rappresentata nella compilation di Recanati (la
prima) e tra i primi 17 di Demo Rai, la bella trasmissione condotta
da Michel Pergolani che ha quantomeno il merito di fare un screening
di massa ai fermenti che muovono il popolo dei demo, gli artisti
a inizio carriera o in attesa di iniziarla. Anche queste sono canzoni
che hanno una loro validità. Soprattutto il vantaggio concorrenziale
è che sono canzoni che restano in mente, che si fanno riconoscere
e starebbero ancora meglio arrangiate più sobriamente, come
dimostra la scarna e lenta "Senza te",
con dei suoni vintage che piacerebbero ad Angelo Ruggiero, oppure
la bluesata e intensa "E' arrivata mezzanotte anche
oggi" .
Sono canzoni senza tempo. che potrebbero essere state scritte ora,
ma anche venire direttamente dagli anni '60, saltando le tappe intermedie.
E' indubbio che i musicisti che accompagnano Claudia contribuiscono
in misura decisa alla riuscita dell'opera, che risulta comunque
piena di intenti, ma su binari che rispettano le stazioni. Una delizia
la "bregoviciana-balcanica" "Ti ho visto"
che risente in pari misura di un amore caposseliano
dichiarato e di suggestioni che vengono da altrove.
Tutto sommato sono le due prime canzoni del lotto di dieci che compongono
il cd ("Chi canta con me" e "Mi
sento bene") quelle che convincono di meno. Non perché
brutte, tutt'altro, ma perché simili tra loro, un po' monocordi
e con addosso un'aria di già sentito o di scorciatoia rapida.
La vera Claudia Fofi emerge dopo ed emerge bene. Suggerimento: partite
dalla track 4 ("Ti ho visto") e risalite pian piano la
corrente. L'ascolto ne guadagnerà. Comunque, se vi capitasse,
il nome segnatevel: è Claudia Fofi. Non perdetela.
Claudia
Fofi
"Centrifuga"
Autoprodotto - 2005
Sul sito (che non c'è
ancora) o via mail
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aggiornamento: 13-01-2006 |